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Wolfgang Goethe nel suo "Canto di Maggio" confessa all'amata di amarla così come l'allodola ama il canto e l'aria.
E Dante: "... Quale alloddoletta che 'n aere si spazia prima cantando, e poi tace contenta dell'ultima dolcezza che la sazia...".
Effettivamente il suo canto melodioso fatto di trilli e gorgheggi, ed il suo volo altalenante sono spettacoli unici, specialmente nelle parate amorose di inizio primavera.
Però, non è un uccello determinato, anzi cambia senza indugio direzione se attratta da qualche consimile o qualche oggetto lucente, e spesso, proprio questa curiosità giocosa le è fatale.
Tutti conoscono l'utilizzo dei famosi specchietti, ma pochi sanno che per cacciare le allodole può essere più produttiva la "caccia in processione".
Il cacciatore avanza sul terreno preceduto da un sodale che regge un'asta lunga alcuni metri con in cima uno "zimbello" vivo, spesso una civetta, che svolazzando e con lusinganti moine attirerà le curiose lodolette facendole divenire facile berasglio.
Dietro di loro viene il primo nullafacente trovato in piazza, con il compito di portare il carniere e le cartucce.
Quasi sempre i tre si fanno accompagnare da qualche "bastardello" addestrato ad abbaiare e recuperare gli uccelli abbattuti.
Leggi e regolamenti proibiscono l'uso di "zimbelli vivi", quindi il nostro, più che un cacciatore, è un bracconiere agevolato da un guardiacaccia fin troppo tollerante.
Vedere all'opera questi tre o quattro furfantelli li fa assomigliare ad una processione sacrilega.
Non si può non provare pena per le allodole novizie, quelle che più "abboccano" alle lusinghe dell'accattivante zimbello.
Sono queste ingenue lodolette, a causa della delicata consistenza delle loro carni, un boccone veramente prelibato per l'appettito vorace del bracconiere; non certo amor di poeta il suo e neppure quello del suo lucente zimbello.