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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Un sibilo lontano si infrange nelle mie orecchie,
si avvicina si allontana si avvicina
-come le onde-
risucchia la pace della mia mente.
Mi sveglio.
Osservo il buio della stanza,
i puntini rossi e luminosi sparsi per casa
-spie in standby-
l’orologio, i profili.
Ascolto i respiri.
Richiudo gli occhi pesanti come macigni,
sprango almeno uno dei miei sensi
come a difesa del pericolo imminente
-ponte levatoio-
sperando in un attacco difettoso, ritardato, annullato.
Una ritirata.
Ma il sibilo diventa ronzio,
il ronzio diventa fischio,
il fischio si fa motore.
Il motore si fa strada violentando ripetutamente
-e a lungo-
le mie orecchie
proprio a voler ritardare il piacere fino all’ultimo istante,
come fa il predatore che agguanta la preda al collo e
attende prima di ucciderla.
Ne guarda la sofferenza
-sprezzante-
ne osserva la vita che le si aggrappa agli occhi
-implorante-
Perché non c’è piacere nello sbranare ma nell’avere controllo.
E infine cedo.
E tutto comincia a girare.