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SURF
Vivo così, sull’onda della sfiga:
La cavalco, rido e piango, mi arrabbio,
È una sfida… E a volte me ne frego,
Più spesso ho qualche dubbio e dico cribbio
Ma perché solo a me questo castigo?
Io non me lo spiego. E se un po’ ci credo
In ogni caso mi domando, in fondo,
Che sarà mai questa sfiga? Semplice:
La fortuna che proprio non mi caga…
Quell’onda che non smette di oscillare,
Avanti e indietro, su e giù, in groppa al mare.
Un flutto fatto apposta per cadere
Annaspando nel vortice di un bicchiere.
Eccola qui… l’onda lunga della sfiga:
Che si increspa, si arriccia, si propaga,
Disegna la sua trama, schiuma, briga,
Mi stalkera, molesta, mi perseguita…
E quando l’onda, sai, si fa gigante,
Un maroso che si innalza e dopo scende,
Il cavallone impetuoso da montare
Nel rodeo che mi farà disarcionare,
O quando la tempesta piove a fiumi
E la burrasca diventa uno tsunami,
Violento, distruttivo o lesionista,
Mi destreggio perché il cuore mio resista
E il fiatone non mi faccia deflagrare,
Mentre insisto a surfare come un matto,
Un atleta navigato e assai provetto
Benché sia né sportivo né prestante,
Mi tuffo e mi rituffo, e senza salvagente,
Tra i flussi e i riflussi della mia marea,
Gli alti e bassi in cui con foga mi immergo
Però in fuga già riemergo dall’apnea,
E tutto questo in attesa finalmente
Di spiaggiarmi spossato sulla riva
Insieme all’onda che sbatte sugli scogli,
E infranti, entrambi, ma pronti a ripartire
Sull’onda di una lotta da ricominciare,
Non prima tuttavia che lì sul bagnasciuga
Un’altra volta di nuovo io mi chieda
Che cos’è questa sfiga, e soprattutto
Fra me e lei chi sarà… il primo che si annega?