NON IMPORTA

scritto da deide
Scritto 22 anni fa • Pubblicato 22 anni fa • Revisionato 21 anni fa
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pubblicato sul volume VM4 - anno 2004 - 2° classificato
- Nota dell'autore deide

Testo: NON IMPORTA
di deide


NON IMPORTA

Mi vesto, mi infilo velocemente i jeans perché mi accorgo che sono in ritardissimo. Fra mezz’ora mi aspettano per un colloquio di lavoro all’ipermercato in periferia. Voglio andarci perché comunque un lavoro, un cazzo di lavoro, devo trovarlo, devo ammucchiare qualche Euro alla svelta, perché le scorte stanno miseramente finendo; non voglio più vivere sempre con la mancia del babbo, della nonna, della mamma, di chicazzoneso. Che poi, tra l’altro, più tardi voglio anche andare alle agenzie di lavoro interinale, perché magari qualche lavoretto, magari temporaneo, magari stupido, magari squallido, c’è.
All’iper arrivo appena in tempo: ci riservano una saletta d’attesa. Siamo almeno in quindici. Anzi in sedici, perché poi conto tutti e siamo in sedici. Non so davvero quanti ne assumeranno, l’inserzione che l’Anto mi ha passato era generica:
CERCHIAMO COMMESSI BELLA PRESENZA PER SETTORE ELETTRODOMESTICI E TELEFONIA IN UN GRANDE CENTRO COMMERCIALE. Seguiva recapito telefonico eccetera. Detto fatto, ho chiamato e in due giorni mi hanno convocato.
La presenza femminile è maggiore, sono in dieci loro e in sei noi uomini, che poi siamo tutti ragazzi, per metà disoccupati, o magari hanno finito la scuola superiore da poco, per metà studenti sfigati come me che vogliono mantenersi agli studi e avere qualche eurazzo da spendere con la morosa.
Passa più di mezz’ora e ancora non mi hanno chiamato e già in nove hanno varcato quella porta. Si sta dentro, a dir tanto, sei minuti d’orologio, anzi ora provo a fare il conteggio, cronometro alla mano, con la biondina che sta entrando. E infatti esce dopo cinque primi e trentanove secondi. L’avevo detto, non più di sei minuti. Considerando che è bionda e carina (e ha pure due belle tette) le avranno fatto uno sconto di ventun secondi. E’ il mio turno, da buon tredicesimo. Fossimo stati in diciassette sarei stato sicuramente il diciassettesimo. Non importa, non sono superstizioso.
Ecco la commissione: sono in tre seduti dietro una scalcinata scrivania, due uomini e una donna, quest’ultima fornita di occhiali da professoressa di lettere incazzata e acida. Mi siedo, porgo la mano, me la rende solo il signore al centro, credo che sia il capo commissione, ma non ne sono sicuro. Non importa.
In meno di sei secondi mi dice che stanno cercando due persone giovani, che abbiano esperienza nel settore telefonia o elettrodomestici.
- Lei ne ha?, mi chiede uno dei tre.
- No, faccio io.
Mi chiede cosa faccio nella vita. Glielo dico. Quasi quasi stanno per mandarmi via e saremo, più o meno, al primo minuto e venti secondi di colloquio. Che se ne fanno di uno studente di Giurisprudenza che vende telefoni o elettrodomestici? Nulla, credo. A meno che diano in regalo, con un telefono o con un elettrodomestico, anche ripetizioni di diritto privato o alleghino al frigorifero le dispense del corso di diritto romano.
Mi chiedono se ho esperienze di lavoro. Gliele dico. Parlo del mio incarico come commesso in un negozio di dischi e mi ascoltano incantati come se fossi un membro della Treccani. Forse sono il primo, stamattina, che sa mettere insieme una frase con soggetto, verbo - magari anche di modo congiuntivo - e aggiungiamoci pure un complemento oggetto. Ma forse è una mia impressione. E intanto supero i tre minuti lì dentro. Cos’abbiano capito di me finora è un mistero. E non ho nemmeno due tette da sfruttare come pass. Ma forse non importa.
Mi chiedono se sarei motivato a fare questo lavoro.
- Altroché, faccio io, devo mantenermi negli studi dal punto di vista finanziario.
La cosa sembra non interessarli, perché in tutta risposta ribattono che questo lavoro sarebbe “un serio ostacolo alla fine più immediata dei suoi importanti studi e alla sua carriera forense”. Capisco che sono caduto in un tranello bello e buono e i sei minuti, tra l’altro, stanno per scadere.
- Meglio una Laurea in ritardo che un asino in orario, dico così per dire, quasi sorridendo e anzi la finta prof acida che finora è stata in religioso silenzio si apre in un sorriso scarno e senza senso, che mostra una probabile dentiera, con denti gialli tra l’altro. Non importa.
- Le faremo sapere, concludono così. Entro domani sera, convocheremo le due persone prescelte e lunedì potranno iniziare. La ringraziamo.
- Vi ringrazio anch’io, ribatto, ci rivediamo domani sera o lunedì allora.
Forse sono andato sul pesante, la finta prof ora ride. Ho capito che tra le prescelte una sarà la biondina con le tette e l’altra cheneso, ma non io. Esco di lì dopo sei minuti e venticinque secondi, record ufficiale della giornata.
Ma, purtroppo, non importa.




































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