23 dicembre 2012 22:10 (capitolo 1)
Caro Diario,
oggi è successa una cosa veramente strana, ma per raccontartela devo cominciare dall’inizio, tutto è cominciato questa mattina, stavo uscendo di casa per andare a scuola come al solito, ero entusiasta perché domani cominciano le vacanze invernali quando, appena ho aperto la porta, ecco un bellissimo paesaggio innevato. È insolito che nevichi a dicembre ma non impossibile, così ho pensato che si trattasse di un regalo di compleanno da parte della mia bisnonna Ida, morta 2 anni fa. Uscii allo stesso orario di tutte le mattine, ma alla fermata del bus c’erano 2 ragazzi che non avevo mai visto prima che cercarono di abbordarmi:
- hei bella, vieni un po’ con noi-
Questa mattina ero di buon’umore così mi ero messa dei jeans stracciati e una maglietta con un teschio rosso circondato da fiamme verdi e blu, ai capelli marroni, come i miei occhi, ho fatto una coda e mi sono tirata il cappuccio della felpa grigia sulla testa. Sembravo forse una ragazza che ci stava? Così risposi:
- lasciami in pace deficiente-
- ma che si vede! Una rosa con le spine? Non sono di moda al giorno d’oggi!-
- vaffanculo verme!-
Risposi dandogli un pugno ben assestato nello stomaco, a quel punto l’altro ragazzo che era rimasto in disparte mi arrivò alle spalle e mi spinse addosso all’altro, il che fu un bene, almeno per me, perché gli arrivai in testa con tutto il peso e potei prendere lo slancio per dare un calcio sul naso di quello stronzo che stava tornando all’attacco, così li ho messi al tappeto entrambi giusto in tempo per prendere l’autobus. Insomma ho appena cominciato la storia e tutto sembra andare storto, non sto a raccontarti tutto quello che ho fatto a scuola e riprenderò il racconto di questa giornata pazzesca da quando sono uscita per tornare a casa. La neve ormai era alta mezzo metro se non più e io, che come ben sai non sono molto alta, mi ritrovavo ad affondare nella neve che mi arrivava poco più su del ginocchio, “ecco fatto” pensai “peggio di così non può andare” ed ecco che, perseguitata dalla sfortuna, ricomincia a nevicare, come non detto! Così devo destreggiarmi tra un mucchio di neve e un palo della luce fino alla fermata dell’autobus e riuscire a vedere il bus giusto per tornare a casa. Come ben sai è quasi impossibile vedere bene attraverso una tempesta di neve, così ben presto mi sono persa e non sapevo più dove mi trovavo, quand’ecco che vedo una specie di tromba d’aria che mi viene addosso. Ovvio, io ho cercato di schivarla, ma questa mi ha presa in pieno, credo di non essere stata cosciente per qualche minuto, poi mi sono svegliata sopra un cumulo di neve e tutto intorno non c’era nessuno, solo il bianco accecante della neve che brillava alla luce del sole. A un certo punto ho visto una macchia grigiastra che si muoveva e ho capito che era una persona, mi sono avvicinata per chiedere aiuto e ho visto che era un ragazzino poco più piccolo di me (quindi se io ho 12 anni oggi compreso, lui poteva averne 10) era molto grazioso, con occhi e capelli bianco-argento e dei vestiti di pelliccia grigiastra, solo allora mi sono resa conto che non avevo freddo come avrei dovuto, quando lui mi vide lanciò un urlo e gridò qualcosa che io non capii “fantastico, mi sono persa, il cellulare non prende e l’unica persona a cui chiedere è un bambino straniero che non parla italiano.” Poco dopo vidi altre persone che si avvicinavano, avevano tutti quel particolare colore di occhi e capelli, e i vestiti erano molto simili tra loro, c’erano donne, uomini, vecchi e bambini di tutte le età e tutti parlavano la stessa lingua. A un certo punto vidi che quella massa di persone si stava dividendo per lasciare passare una persona, probabilmente molto importante, era un ragazzo di una ventina d’anni, i capelli erano biondo platino e gli occhi azzurri spruzzati di grigio e verde, sembravano gli occhi di un’animale, non di una persona, si è avvicinato a me e ha detto qualcosa poi deve aver capito che non parlavo a sua lingua, si è chinato verso di me e mi ha baciata. Quando si è rialzato mia ha detto:
- adesso mi capisci vero?-
Non era un ragazzo particolarmente attraente ma il sorriso che mi fece, non so perché, mi fece battere forte il cuore.
-sì, certo ma… PERCHÉ MI HAI BACIATO?-
Gli chiesi ricordandomi improvvisamente del suo strano gesto, voglio dire, non è normale baciare qualcuno la prima volta che lo si incontra, sì certo, io non mi sono opposta, ma chi se lo aspettava?
- perché tu, ragazzino, sei chi stavamo aspettando, ma per parlare la stessa lingua dovevo togliere il sigillo che avevi dalla nascita, cioè un bacio-
Io a quel punto non ci capivo più niente, ed erano solo le 3 del pomeriggio! Mi disse di seguirlo ed io lo feci, anche se un po’ titubante, semplicemente perché non sapevo più di chi fidarmi o in cosa credere, l’unica cosa che mi era chiara era che quel ragazzo mi aveva baciata e, dopo, sono riuscita a capire la loro lingua. Dietro una grossa collina di neve cominciai a vedere un villaggio, anche questo bianco come la neve, (probabilmente è una forma di stratagemma difensivo) dietro una casa particolarmente grande e che assomigliava più di tutte a un cumulo di neve, vidi una specie di slitta con il tettuccio e dei sedili che sembravano ultracomodi solo a guardarli, era trainata da 2 “quichyuu” (me l’hanno spiegato in seguito) degli enormi animali, anche questi con la folta pelliccia bianca-argentea, sembravano delle enormi talpe con zampe grosse e tozze con, sotto il piede, dei cuscinetti per non scivolare. Sono stata zitta per quasi tutto il tragitto, tranne per chiedere dei quichyuu, durante il viaggio ho pensato molto “forse è meglio lasciargli credere che io sia un maschio, dopotutto ha detto che sono la persona che stavano aspettando, chissà come reagirebbero se sapessero che io sono una femmina!” Ho faticato a concentrarmi per tutto il tempo e ho fatto in tempo a decidere solo questo, dopo più o meno mezz’ora siamo arrivati in una grande pianura, innevata anche questa, dove non c’era un bel niente “dopotutto forse ho fatto male a fidarmi di lui!” ho pensato mentre mi aiutava a scendere, poi, INDOVINA COSA HA FATTO?!! Si è messo a ululare! In mezzo al nulla! Poveri noi, questo è pazzo… O almeno così pensavo, infatti poco dopo 2 bellissimi e affascinanti lupi grigi sono letteralmente spuntati dal nulla e, davanti ai miei occhi, si sono trasformati in esseri umani, con tanto di armatura ed elmetto bianco splendente. Il ragazzo, che in realtà si chiamava Zest, gli disse qualcosa poi, rivolgendosi a me:
- ti prego, non dare di matto e ascoltami, ora abbasserò la barriera per farti entrare e per favore vieni con me senza fare storie-
Io ero già abbastanza scioccata per avere visto dei lupi trasformarsi in umani, non mi sarei di certo messa a contrariarli! Allora gli chiesi:
- anche tu puoi trasformarti in lupo? In effetti mi sembrava che i tuoi occhi non fossero umani, ma non mi aspettavo certo questo!-
Lui mi fece un altro di quei suoi sorrisi abbaglianti e rispose:
- sì, certo! Io sono il capobranco!-
Caro diario, solo tu sai che, dietro l’apparenza dei vestiti che porto, io adoro, anzi AMO gli animali per cui, anche se non lo diedi a vedere, fui molto felice. Zest allora si trasformò nel più maestoso lupo grigio che io avessi mai visto, era più grosso degli altri, aveva la pelliccia più folta e di 3 tonalità diverse, sotto la pancia era bianco candido e soffice, sul muso biondo platino che tendeva verso l’argento e sul dorso e la coda grigio argenteo, cominciò a scavare e quando trovò quello che cercava si sedette davanti a me. Visto che erano praticamente dei lupi, viene naturale pensare che non parlino, giusto? Bé almeno non quando sono lupi, invece Zest si girò verso di me e disse:
- per favore vieni qui e aiutami, con le zampe non posso fare niente ma devo essere preparato nel caso ci attaccassero, poi di questi tempi…-
Io mi avvicinai e guardai dentro alla buca che Zest aveva fatto, mezza sepolta c’era una sfera d’oro e argento con delle scanalature che formavano dei disegni; poi seguii le indicazioni che mi dettava e facevo scattare diversi dispositivi, ognuno accompagnato da una forte luce azzurrina. Una volta finito Zest mi fece allontanare, prese la sfera tra le fauci e la lanciò in aria proprio davanti a noi e INDOVINA! Tu pensi che si sia schiantata a terra, vero? E invece no! La sfera si fermò sospesa per aria prima di “esplodere” in tante lucine che si sparpagliarono e man mano che cadevano, sembrava che disegnassero un’enorme muro e all’interno le guglie di un castello. Davanti a me vidi un pesante portone di legno massiccio con un grosso chiavistello di quello che sembrava bronzo, si ritrasformarono anche le 2 guardie e tutti insieme ulularono verso il castello, immediatamente il chiavistello si sciolse e il portone si aprì, all’interno ebbi la visione di uno spettacolo medievale. Nella grande piazza su cui si affacciava l’entrata era allestito un vero e proprio mercato, un’insieme di colori e di aromi che si mischiavano in quell’atmosfera surreale, coronata da alte mura che la circondavano interamente. Tutto attorno c’erano le case dei cittadini divise da piccole vie che conducevano ancora più in profondità arrivando alla via principale, che conduceva al castello, il cuore di tutta la cittadina, insomma questo posto è una vera e propria fortezza. Abbiamo ripreso la “slitta” e ci siamo diretti verso la più vicina delle vie e l’abbiamo imboccata, in Italia diciamo “tutte le strade portano a Roma” giusto? Bé, qui a quanto pare tutte le vie portano al castello, inoltre anche se fuori era freddo e nevicava, dentro non c’era neanche un fiocco di neve, appena abbiamo voltato l’ultimo angolo mi sono trovata davanti un cancello di ferro battuto circondato da un arco di pietra, dietro c’era un castello con tanto di torri e guglie, sembrava un vero castello delle fiabe, non sono riuscita a capire di che materiale fosse fatto ma sembrava fatto di neve impossibile da sciogliere, ma brillante come il cristallo. Abbiamo passato il cancello e siamo arrivati ne “giardino”, che assomigliava di più a un parco, lì c’era un ragazzino davvero carino, aveva più o meno la mia età, anche lui aveva quegli occhi da lupo ma i capelli erano di uno splendente color argento vivo, aveva indosso una specie di uniforme bianca con le rifiniture d’oro e d’argento, cavalcava una specie di cavallo bianco spruzzato di grigio con le corna da cervo e le ali da grifone, tutt’ora non mi è chiaro che animale sia, io lo chiamo semplicemente Geronimo, non so perché ma mi sembra proprio che abbia il muso da Geronimo. “Quel ragazzo ha una postura davvero perfetta, regale oserei dire!” e in effetti avevo ragione, ma ancora non lo sapevo, quel ragazzino però, non appena mi ha vista, ha cominciato a guardarmi con aria sprezzante
- tu chi sei? Tsk. Che razza di vestiti che indossi! Sono di pessimo gusto e non adatti a questo posto, VATTENE!-
- io mi chiamo Valentina e non ho intenzione di andarmene da qui, almeno fino a quando non mi diranno come tornare indietro, e non insultare i miei vestiti!-
- Valentina, eh? Che brutto nome, è da femmina! Inoltre nessuno acconsentirà a farti rimanere qui, perciò vattene!-
Ma che scortese! E io che non avevo neanche protestato a seguire Zest e venire fin lì solo per sentirmi dire così! TSK! In quel momento Zest si è ritrasformato e ha ribattuto:
- ciao Zastin, contento di rivederti, mi dispiace per te ma lui rimane qui-
Che figura ragazzi! “Zastin” non appena ha riconosciuto Zest ha letteralmente cambiato faccia! Che soddisfazione!
- f_f_fratellone, che c_ci fai qui?-
- ma come Zastin, non te ne sei reso conto? Lui è il Re dei Ghiacci!-
“come fratello? Zastin è il fratello minore di Zest?” poi ho ripensato a quello che Zest aveva appena detto, io e Zastin in coro:
- CHEEEE?! Re dei Ghiacci?-
Zastin:- LUI? Ma non farmi ridere!-
Io:- IO? Ma non farmi ridere!-
A quel punto io e Zastin abbiamo cominciato a guardarci in cagnesco, lui si chinò lentamente verso terra, prese una palla di fango e me la lanciò addosso dicendomi:
- se sei veramente il Re dei Ghiacci allora schivala!-
Ovviamente io, che non ho creduto alla buffonata del “Re dei Ghiacci” me la sono presa in pieno e mi ha sporcata tutta, sia la faccia che i vestiti, a quel punto ero davvero arrabbiata, non solo avevo saltato il pranzo (perché erano già le 5 del pomeriggio) ma in più ero anche tutta sporca! Ma come ho sempre saputo, quando sono di questo umore è meglio stare zitta e ovviamente ho fatto bene, Zest è corso subito verso di me e si è profuso in mille scuse per suo fratello e da gentil’uomo mi propose di farmi un bagno per ripulirmi e mi ha garantito che hanno dei vestiti puliti da farmi mettere e che comunque mi faranno cucire degli abiti uguali a quelli che indosso dai sarti. Poi siamo entrati nel castello e mi ha condotta alla mia stanza, appena ho aperto la porta ho visto un meraviglioso letto a baldacchino che sembrava molto rilassante, c’era una scrivania con tanto di inchiostro, pennino e pergamena poi vidi un grosso armadio socchiuso che lasciava intravedere un accappatoio di lino verde acqua e un’uniforme come quella che indossava Zastin ma le rifiniture non erano d’oro e d’argento ma azzurre e rosse. Vicino al letto, sul comodino c’era un cestino di legno con all’interno un asciugamano, una saponetta e una ciotola con del sapone liquido, l’ho presa e ci siamo diretti in bagno attraverso quel labirinto di corridoi, siamo entrati nell’anticamera in cui, attaccato al muro c’era un lungo mobile con dei cassetti in cui mettere i vestiti, dietro una porta di vetro soffiato c’era quello che loro chiamano bagno cioè una grande piscina termale d’acqua bollente poi ho visto che Zest si stava spogliando, aveva già tolto la maglietta, aveva degli addominali perfetti e per un attimo sono rimasta ammaliata poi sono rinsavita e mi sono voltata di scatto gridando:
-COSA STAI FACENDO?!-
-facciamo il bagno insieme così facciamo prima, la cena verrà servita alle 18.30-
-ma certo che non facciamo il bagno insieme! Avvertimi quando hai finito-
Risposi correndo in camera mia, ero rimasta veramente scioccata così intanto ho preparato i vestiti da mettere dopo, ho scritto la data di oggi per te, Caro Diario e mi sono tolta i vestiti per dargli una ripulita, mi ero appena svestita quando sentii bussare e feci appena in tempo a mettermi l’accappatoio prima che Zest entrasse e mi dicesse:
-mi dispiace per prima, comunque ho finito-
Gli ho dato i vestiti sporchi, ho preso con me tutto quello che mi serviva per lavarmi e mentre mi avviavo verso il bagno gli ho raccomandato di non fare entrare nessuno, infatti come al solito appena ho messo piede nell’acqua questa si è congelata. Per la cena ho messo l’uniforme poi ho preso un nastro e mi sono legata i capelli nascondendoli all’interno del colletto e mi sono recata nella sala da pranzo che Zest mi aveva indicato precedentemente, a tavola c’erano già quell’antipatico di Zastin e Zest poi c’era anche un uomo dai capelli lunghi e argentei con gli occhi viola che non avevo mai visto, si presentò come Argon, il veggente di corte che aveva previsto il mio arrivo e aveva mandato Zest a prendermi. Mi hanno fatta sedere a capotavola e ho cominciato a mangiare quelli che sembravano grossi spaghetti al sugo di soia, a un certo punto mi sono ricordata che quello era l’orario in cui di solito i miei gatti mangiavano, non era mai successo di non vedere Lilly per così tanto tempo (Lilly è la mia gattina preferita, non faccio nulla senza di lei) e pensando a le, senza che me ne accorgessi cominciai a piangere, Zest mi chiese se mi sentissi male e io risposi:
-no, sto bene, solo stavo pensando alla mia gattina, mi manca tanto…-
Zastin mi disse allora con cattiveria:
-allora sono sicuro che preferisca morire che vivere con uno come te!-
Io lo so che non dovevo reagire ma quando ha detto quella cattiveria non c’ho visto più, mentre le lacrime mi rigavano il volto con ancor più foga,mi sono alzata, sono andata verso di lui e l’ho colpito con tutta la forza che avevo con un pugno nello stomaco e lui si piegò in due dal dolore, che soddisfazione! A quel punto Argon che era rimasto zitto per tutto il tempo disse:
-suvvia, non lo sai che le ragazze non dovrebbero mai usare le maniere forti?-
Zastin ancora agonizzante e Zest esclamarono in coro:
-UNA RAGAZZA???!!!-
E Zest subito dopo:
-che vergogna…-
Argon probabilmente pensò che avessero capito male perché ripeté:
-sì, una ragazza. Perché, non ve ne eravate accorti?-
Io allora mi spazientii
-insomma, adesso basta è sempre la stessa storia: le ragazze non si arrampicano sugli alberi, le ragazze non usano quel linguaggio, le ragazze non picchiano nessuno! Ma insomma io NON sono “le ragazze” io sono Valentina!-
Detto questo scappai in camera mia e mi addormentai, mi sono svegliata qualche minuto fa, circa le 22.07 e ho cominciato a scriverti per raccontarti tutto.
24 dicembre 2012 20.15 (capitolo 2)
Caro Diario,
Non sai cos’è successo stamattina! Appena mi sono svegliata mi sono accorta che vicino a me, sotto le coperte c’era qualcosa e quando ho sollevato la coperta sai chi c’ho trovato? Zastin! Era addormentato, bellissimo come al solito e con solo una camicia di lino addosso, mi sono quasi presa un infarto, oltretutto perché per dormire mi avevano preparato solo una lunga camicia da notte bianca con il pizzo da uomo, ho lanciato un urlo e Zastin si è svegliato immediatamente
-perché hai urlato? Si dormiva così bene-
-tu cosa ci fai nel mio letto, eh?!-
-semplice! È naturale per noi, no? Le regole di questo posto dicono che chiunque faccia piangere una persona di sesso opposto è automaticamente fidanzato con codesta, che sia questa uomo o donna e io ieri sera ti ho fatto piangere, anche se non pensavo lo facesti perché ti credevo un maschio e io poi mi sono sentito in colpa e anche se i miei occhi non piangevano, il mio cuore sì-
-non mi piacciono i tipi troppo poetici, non sei il mio tipo e devi ricordarti di non farmi arrabbiare-
A quel punto mi ha detto che la colazione è alle 8.00 e io gli ho chiesto di uscire perché mi dovevo cambiare, allora ho guardato nell’armadio e ho visto che mi avevano rifatto il guardaroba, oltre alla divisa e all’accappatoio erano ricomparsi i miei vestiti puliti e un altro completo uguale ma con stoffe diverse e una serie di vestiti lunghi da donna di diversi colori e con pizzi e merletti: io mi sono rifiutata di metterli. Quando sono scesa per colazione avevo una maglietta nera con un teschio grigio e fiamme d’oro e d’argento e dei jeans stracciati sulle ginocchia (molto più comodi dei comuni jeans) e i capelli lunghi fino al gomito sciolti e spettinati elegantemente, erano già tutti seduti a tavola, così mi sono accomodata anch’io al posto di ieri e ho cominciato a mangiare i waffles con lo sciroppo d’acero, poi mi ricordai e dissi:
-comunque questa storia del fidanzamento con Zastin non mi piace per niente, non c’è la possibilità di annullarlo?-
Zest allora protestò che non ne sapeva niente e Zastin gli disse esattamente quello che aveva detto a me, poi aggiunse:
-comunque io mi ero già innamorato di Valentina appena vista-
-ma non dire stupidaggini! Non appena mi hai vista hai cominciato ad insultarmi e prendermi in giro!-
-questo perché è il mio modo di corteggiarti, sai mi imbarazzo facilmente-
-accidenti a te, Zastin! Non dovresti usare la scappatoia all’articolo numero 169 della legge dei ghiacci per queste cose!-
Gridò allora Zest all’improvviso, Zastin sentendo così, fece una faccia triste e ribatté:
-ma l’articolo dice che chiunque ferisca volontariamente o involontariamente i sentimenti di un’altra persona che sia questa uomo o donna dovrà immediatamente sposarlo, ma noi abbiamo solo 12 anni e sposarsi a quest’età è illegale, per cui ho usato la scappatoia-
Poi rivolgendosi nuovamente a me:
-sai, appena ti ho vista mi sono subito chiesto come un altro maschio oltre a me potesse essere così bello e con una postura tanto regale, per questo ti guardavo male! E il tuo nome poi, così diverso dai nostri, mi irritava che fosse più importante del mio. Scusami tanto Valentina, in quel momento ti invidiavo ma ben presto quel sentimento si è trasformato in qualcosa di più profondo, Valentina, TI AMO!-
-hei calmati, guarda che abbiamo solo 12 anni! Non dovresti dire cose così avventate!-
In quel momento un soldato entrò nella sala e riferì che Geronimo stava male, allora tutti ci siamo catapultati nella stalla e abbiamo constatato che non riusciva a reggersi in piedi, io credevo che Zastin fosse preoccupato, dopotutto Geronimo era il suo animale, invece disse:
-TSK. Non riesce neanche a reggersi in piedi, tanto non era un buon animale già da prima, che riposi in pace sapendo di essere stato inutile-
In quel momento non ho fatto neanche in tempo a calmarmi, le parole mi sono uscite di bocca da sole, i miei capelli sono diventati argentei e gli occhi rossi (lo sapevo perché mi era già successo) poi ho parlato mentre levitavo in aria con i capelli svolazzanti al vento
-a dovrebbe morire vero? Lui che non ti ha fatto niente, dovresti morire tu al posto suo, CREPA-
La mia mente era attiva in quel momento ma il mio corpo non mi apparteneva più e anche quella voce fredda e inespressiva come il ghiaccio non era la mia, appena ho finito di parlare anche Zastin si alzò in volo come se fosse trascinato da una mano invisibile, ad un certo punto è apparso un collare di ghiaccio intorno al suo collo e ha cominciato a rimpicciolirsi e finalmente sono tornata normale e tutto è finito con Zastin che ricadeva pesantemente a terra.
-mi dispiace, ho perso il controllo, non volevo-
Poi mi accorsi che Geronimo si lamentava ancora più forte e allora mi venne un dubbio, era solo una remota speranza ma io ero decisa a scoprirlo
-scusate, forse so cos’ha Geronimo, devo controllare per cui vi spiacerebbe girarvi un attimo? Sarebbe imbarazzante…-
Non appena si girarono andai verso Geronimo, gli tastai la pancia poi andai verso il sedere, sollevai la coda e osservai, era proprio come avevo presupposto, Geronimo era una femmina e stava partorendo
-voi lo sapevate che Geronimo è una femmina, vero? Perché sta per partorire-
-una femmina? E tu come fai a saperlo?-
-Joy mi ha partorito in casa, Lilly è l’ultima nata e io ho assistito durante il parto, per cui posso aiutarla se volete. Però dovete portarmi una catinella di acqua calda, degli asciugamani e dei guanti super puliti!-
Mi portarono tutto ciò di cui avevo bisogno e li mandai fuori, i maschi non dovrebbero mai assistere ad un parto, il cucciolo nacque con successo, era un bel puledrino grigio spruzzato di nero con delle piccole alette e due protuberanze sulla fronte, dove presto sarebbero cresciute le corna, li ho fatti entrare e dopo essermi fatta lodare un po’, tutti insieme abbiamo deciso un nome e abbiamo optato per “Annabell”, era già molto arzilla, appena ripulita da sua madre ha subito cercato di alzarsi su quelle esili zampette e faceva davvero morir dal ridere osservare i suoi tentativi e i suoi fallimenti, però alla fine ce l’ha fatta ad alzarsi e saltava tutto intorno a sua madre! A un certo punto Zastin ha detto:
-senti, io non posso cavalcare più Geronimo per un bel po’ di tempo, che ne dici se te la regalo? Ovviamente insieme ad Annabell, non credo che si debba dividere una famiglia…-
Io ero felicissima per cui gli saltai al collo e lui diventò tutto rosso ed io ho esclamato:
-DAVVERO?!?! O grazie, grazie, grazieeeee!!!-
Intanto non mi ero accorta che anche lui mi stava abbracciando e mi teneva stretta stretta
-aspetta, che stai facendo? Lasciami, lasciami, lasciami!-
-e stai ferma, non agitarti così!-
Io intanto continuavo a muovermi per fargli lasciare la presa, quando finalmente mi lasciò, allora cercai di allontanarmi il più velocemente possibile quando lui mi prese il viso tra le mani e mi baciò, MA NON È POSSIBILE! Mi sono presa due baci in altrettanti giorni! A quel punto dovevo avere la faccia rossa come un pomodoro, perché Zastin aveva un sorriso idiota stampato sul viso, non ho retto più e sono scappata in camera mia, 2 ore dopo sentii bussare alla porta, quando andai ad aprire vidi Zastin (con ancora quel sorriso idiota in faccia)
-senti, mi dispiace per prima, ma ormai mi sono dichiarato, ci siamo abbracciati e baciati per cui non credi che dovremmo metterci insieme? E comunque non possiamo fare altrimenti-
-senti, apprezzo che tu me l’abbia chiesto ma non credi sia troppo presto? Cacchio, abbiamo solo 12 anni! Se dobbiamo essere per forza fidanzati per questa stupidissima legge, almeno aspetta che io mi innamori di te! Poi se nel frattempo ti innamori di qualcun’altra ci lasciamo-
Intanto era già mezzogiorno così ci siamo recati in sala da pranzo e abbiamo chiacchierato come vecchi amici per tutto il tempo, eravamo molto più calmi dopo esserci chiariti, dopo mangiato sono andata a vedere come stavano Geronimo e Annabell e ho notato che tutte e due sembravano a loro agio quando c’ero io, poi è successa una cosa del tutto inaspettata: ho sentito i loro pensieri, e Geronimo se ne deve essere accorta perché ha cominciato a parlarmi:
-tu puoi capirci vero? Mi sono piaciuti molto i nomi che ci hai dato, tu mi sei molto più simpatica di Zastin, mi trattava sempre male, invece con te mi sento bene-
-bene, io sono Valentina e da oggi mi prenderò cura di voi, ma c’è qualcun altro oltre a me che riesce a capirvi?-
-no, no, tu sei la prima!-
Ovviamente ne sono stata molto felice e mi sono ripromessa di chiedere ad Argon qualcosa in proposito e se ci sono stati altri casi oltre al mio, mentre mi dirigevo ad esplorare il castello ho incontrato Zastin e ci siamo soffermati a chiacchierare
-tu sai cavalcare Geronimo vero?- gli chiesi
-sì, certo, perché?-
-io cavalcato solo i cavalli normali quindi mi chiedevo se mi potessi insegnare-
-per me va bene, ma quando?-
-quando vuoi!-
Così ci siamo diretti alla stalla per chiedere a Geronimo di farsi cavalcare da me, visto che ha acconsentito ho deciso di portare lei e Annabell nel grande giardino in cui avremmo fatto le prove e avremmo potuto tenere Annabell sott’occhio, appena arrivati abbiamo sellato Geronimo e Zastin mi ha fatto sedere davanti a lui per spiegarmi come tenere correttamente le briglie e il comando per volare, appena ci siamo alzati in volo ho pensato che fosse bellissimo, ma non avevo ancora visto niente, infatti subito dopo abbiamo aggirato il castello e mi sono accorta che, dietro, c’era un magnifico lago e quando anche Zastin l’ha visto abbiamo cominciato a scendere e l’abbiamo sorvolato a pelo d’acqua, eravamo così vicini che potevo quasi toccare la superficie e gli zoccoli di Geronimo sfioravano l’acqua e lasciavano delle scie luminose come quelle che lasciano gli scafi delle navi. Era uno spettacolo stupendo, surreale oserei dire, almeno finché Zastin non aprì bocca:
-È meglio se rientriamo, ormai sono già le 18.00 ed è meglio non fare tardi per cena, comunque se questo posto ti piace così tanto possiamo tornarci domani, magari per fare un bel pic-nic-
Quella sua proposta mi ha davvero sorpresa e ho sentito una fitta al cuore mentre lo guardavo con quel paesaggio come sfondo, ma io non posso innamorarmi di un tizio del genere, non farei altro che soffrire! Così ho acconsentito solo se ci fossero stati anche Zest e Argon e siamo tornati al castello per la cena e per proporre il pic-nic di domani, finita la cena sono tornata i camera mia per scegliere il vestito per domani anche se di adatti avevo solo quei lunghi vestiti e ora ti sto raccontando tutto, buonanotte caro diario.
25 dicembre (23 dicembre) 2012 15:10 (capitolo 3)
Caro diario,
anche stamattina ho trovato Zastin nel mio letto con la solita storia del fidanzamento, gli ho chiesto d’andarsene e visto che era ancora presto per la colazione ho preso il necessario e mi sono andata a fare il bagno per essere linda e pulita per il pic-nic. Mentre ero dentro, però, mi è capitata una cosa spiacevole, l’acqua non era abbastanza bollente e così sono rimasta bloccata nell’acqua che nel frattempo si era ghiacciata e proprio in quel momento (che tempismo!) che è entrato Zastin pensando che fosse libero. Non appena è entrato io ho urlato e ho cercato di coprirmi come meglio ho potuto, lui si è girato e se ne stava andando quando l’ho fermato e gli ho chieste se, gentilmente, mi poteva liberare, ovviamente chiudendo gli occhi, lui fece come gli avevo chiesto, anche se sospetto che stesse sbirciando perché sul suo viso riapparve quel sorriso idiota. Dopo colazione mi sono diretta alla stalla per preparare Geronimo (l’appuntamento era alle 9.15) e siamo andate entrambe in giardino con più di un quarto d’ora di anticipo, così ne ho approfittato e ho fatto un voletto sul lago e allora ho visto una cosa orribile. C’era un piccolo unicorno di un bianco che sembrava argento e degli occhi azzurri come il mare con la zampa intrappolata in una tagliola, dalla ferita sgorgava sangue rosso porpora che sembrava una pozzanghera di lava, l’unicorno si stava riposando sotto un albero e non si era accorto che 2 bracconieri lo stavano accerchiando, allora io e Geronimo scendemmo in picchiata e sentii un’altra volta la strana sensazione di essere posseduta da qualcosa poi una voce che veniva da me ma non era mia disse:
-come voi cacciate loro, loro cacceranno voi e verrete sopraffatti da essi-
Appena finii di dire queste parole degli unicorni di ghiaccio apparvero davanti a loro e cominciarono a spingerli sempre più vicini a un dirupo, finché finalmente tornai me stessa e questi scomparvero, io e Geronimo siamo atterrati davanti a loro e mi hanno promesso che non avrebbero più catturato e ucciso animali per soldi, quando se ne sono andati io mi sono avvicinata all’unicorno e dopo averlo rassicurato, mi sono seduta vicino a lui e ho osservato la sua ferita. Non era molto profonda ma la tagliola era arrugginita per cui rischiava che si infettasse, bisognava disinfettarla urgentemente, in quel momento mi venne da piangere e proprio mentre mi stava scendendo la lacrima lungo la guancia sono arrivati Zastin e gli altri che, non vedendomi in giardino, si erano preoccupati e mi erano venuti a cercare. La mia lacrima cadde sulla ferita e la ricoprì interamente emanando una strana luce fluorescente, poi la lacrima venne assorbita e abbiamo constatato che la ferita semplicemente non c’era più, Argon con un’aria stupefatta ha esclamato:
-ho avuto una visione in cui avevi misteriosi poteri, ma non avrei mai pensato che, oltre soffrire di doppia personalità, tu avessi ereditato i poteri di tua madre! O meglio, i poteri della madre dell’anima che si è reincarnata in te-
-MA COME?! Io sono una reincarnazione?-
-sì certo, la tua anima precedente era quella di Justitia Jyure, era la principessa dei ghiacci: il padre era il re e la madre una sirena, è da lei che hai acquisito il potere curativo-
In quel momento l’unicorno si sporse verso di me e con il corno sfiorò la collana che ho sempre indossato, una stretta fascia di camoscio con un ciondolo dorato con inciso uno strano simbolo, poi l’unicorno parlò:
-da adesso io appartengo a te, tu mi hai salvato e io ti proteggerò per tutta la vita finché morte non ci separi-
Mi fece un inchino e in quel momento mi accorsi che anche gli altri potevano sentirlo, mi spiegò che la collana poteva mettere la conversazione in “viva voce” poi si trasformò in uno stupendo ed affascinante ragazzino di più o meno 10 anni semi nudo (questo perché addosso aveva solo un perizoma bianco) aveva pelle vellutata come la seta, poderosi muscoli che guizzavano sotto alla pelle e il viso angelico, le guance erano color pesca e le labbra rosate, gli occhi verdi e profondi come il lago che ci stava accanto e capelli ricci e biondi setosi e sottili come un intreccio di fili dorati. Era un ragazzo che emanava luce da tutti i pori e questa sua lucentezza per un attimo mi ha abbagliata, poi mi ha preso la mano e si è alzato standomi davanti, io ero in ginocchio e lui mi arrivava giusto al mento e mi a baciata (un’altra volta! L’unico che non mi ha baciata è solo Argon!) non appena mi lasciò mi accasciai a terra e svenni non vedendo più, le ultime cose che sentii furono l’unicorno che spiegava di avere appena creato il legame e Zastin che gli intimava di non avvicinarsi più a me perché ero la sua fidanzata, che tenero! Mi sono risvegliata qualche ora dopo, circa all’ora di pranzo nel mio letto con Zastin con ancora la sua divisa addosso da una parte che si era addormentato e l’unicorno che si chiamava Yuri dall’altra, stavolta era presentabile visto che aveva la stessa uniforme di Zastin e anche lui dormiva, così mi sono alzata cercando di non svegliarli e mi sono andata a fare un bagno, stavolta controllando che l’acqua fosse bollente, quella è stata una delle poche volte in cui ho potuto rilassarmi, non appena sono uscita ho trovato Yuri, Zastin, Zest e Argon lì fuori ad aspettarmi, infatti quando si erano svegliati io non c’ero più e dopo avermi cercata a Yuri è venuta l’idea geniale di usare il suo corno come radar per rintracciarmi grazie al nostro legame, infatti sulla fronte gli era riapparso il corno d’avorio. Yuri mi abbracciò stretta stretta con una faccia preoccupata e una voce dolcissima disse:
-o mia dea, eravamo così preoccupati! Ti prego, avvisaci quando vai da qualche parte!-
E Zastin staccandomelo di dosso e abbracciandomi a sua volta:
-non toccarla! Lei è la mia fidanzata! O Valentina, non hai idea di quanto sia stato in ansia per te non trovandoti più al mio risveglio!-
Quando riuscii a togliermi Zastin di torno ero abbastanza arrabbiata, cioè non è possibile che mi debbano tenere sotto controllo come se fossi un cane! In quel momento dal soffitto sopra di me ha cominciato a nevicare e la neve si è trasformata in una tromba d’aria, non vedevo più niente, sentivo solo delle voci lontane finché non smise di nevicare e mi accorsi di trovarmi ancora alla fermata dell’autobus ed era ancora il girono del mio compleanno; il tempo non era passato. Ho preso il bus e sono andata a casa, appena arrivata ti ho subito raccontato tutto, questo pomeriggio farò i compiti, cenerò e andrò a letto per dimenticare l’accaduto, buona notte caro diario!
30 dicembre 2012 19.00 (capitolo 4)
diario di una vita sognata testo di greacy2000