anima gemella

scritto da greacy2000
Scritto 10 anni fa • Pubblicato 10 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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anima gemella
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Testo: anima gemella
di greacy2000

TRAMA
Cosa può spegnere gli spiriti ardenti di una fanciulla se non un cuore di ghiaccio indifferente a ciò che lo circonda? Syria Brughindoff ha madre polacca e padre inglese, insomma un vero angelo caduto dal cielo, purtroppo ha anche un animo ribelle. Essendo scappata di casa 16 anni è abituata all’indipendenza e passa ogni notte con un uomo diverso rinnegando le proprie origini religiose. Adam Von Schlatt è l’esatto opposto, di buona famiglia, entrambi i genitori americani, sempre ubbidiente agli ordini del padre e noncurante di ciò che lo circonda, non ha mai pensato alla sua vita personale e la sua esistenza si limitava ad assecondare il padre come meglio poteva. Questi due ragazzi totalmente diversi si incontreranno per una coincidenza, destinati a incontrarsi più spesso di quanto avrebbero voluto, si completeranno a vicenda dando inizio alla storia commovente che si chiama AMORE.

1° CAPITOLO “LEI”
Syria si svegliò di soprassalto madida di sudore in un letto che ancora una volta non riconosceva, la notte prima era andata in discoteca con degli amici, si era ubriacata e aveva conosciuto Jason, con cui aveva passato la notte. Adesso aveva un gran mal di testa e la nausea, per cui si guardò attorno cercando il bagno per farsi una doccia; le coltri del letto erano spostate e accanto a sé giaceva dormiente Jason con il suo corpo perfetto, abbronzato, braccia e gambe muscolose e i folti capelli neri appiccicati alla fronte e al collo dal sudore, da qualunque prospettiva lo si volesse guardare era perfetto, ma decisamente non il suo tipo, decise Syria lanciandogli la coperta addosso e andando verso la porta del bagno. Syria era una ragazza bellissima e lo sapeva, aveva lunghi capelli biondo-ramato, carnagione pallida, labbra rosse e grandi occhi verde chiaro, aveva un seno prosperoso e forme sinuose che si intravedevano sotto la sottile vestaglia bordeaux che le aveva prestato Jason la sera prima. Quella notte era passata come tutte le altre ma un ricordo lontano le era riapparso in sogno, era a casa sua, in Inghilterra perché, anche se la madre era polacca, il padre era inglese e lei aveva poco più di 16 anni e si trovava davanti al lago dietro casa sua. Suo padre le aveva vietato di vedersi con Luke, il suo primo amore, ma lei non lo aveva ascoltato e ora lo stava aspettando, quando vide qualcosa galleggiare sulla riva opposta, quando andò a controllare si accorse che era Luke affogato. Sentì uno scricchiolio dietro di lei e quando si voltò vide suo padre che si allontanava furtivamente, fu allora che decise di scappare di casa; era da tanto tempo che non faceva quel sogno. Ci stava giusto pensando quando sentì delle forti braccia che cingevano il suo basso ventre e la voce di Jason che chiedeva:
-a cosa pensi tesoro?-
-niente, niente-
Rispose in modo più brusco di quanto volesse, odiava quando la chiamavano con quegli stupidi soprannomi, la facevano sentire come un fiore delicato anche se non era affatto così, dopo tutto quello che aveva dovuto sopportare. Inoltre lasciavano spesso intendere che lei sarebbe rimasta lì con loro per sempre, che illusi! Infatti dopo quella delusione non credette più nel vero amore e si era lasciata andare alla bella vita, degna di una fuggitiva di 20 anni. Poi si accorse che Jason aveva ricominciato a parlare con voce roca e suadente mentre con la mano cercava di slegare la cintura della vestaglia, ma che aveva? La notte prima non gli era bastata?!
-Jason, per favore, fammi fare una doccia prima-
Disse con voce affannata cercando di spostarsi dalla sua presa. Jason sembrava molto contrariato ma Syria era troppo assorta nei suoi pensieri per accorgersene, stava ancora cercando di riemergere dalla disperazione in cui il ricordo di Luke l’aveva lasciata. Syria sospinse Jason fuori dal bagno e chiuse la porta, finalmente sola aprì lo scroscio della doccia e aspettò che l’acqua diventasse calda per potersi abbandonare completamente alla solitudine. Si immerse quasi completamente nella vasca piena a tre quarti di acqua bollente e pensando a Luke, senza che quasi se ne accorgesse, cominciò a piangere lacrime amare. Si ripulì molto accuratamente, soprattutto le parti intime che, come al solito, erano doloranti. CAZZO! Ma perché i maschi devono essere così bruschi e rozzi? Comunque, sorvolando su questo, decise di uscire e tornare al suo appartamento senza farsi vedere da Jason. Si rivestì con la stessa biancheria del giorno prima e si rimise una maglietta corta gialla fluo, pantaloncini corti di jeans attillati e degli stivali da cowgirl al ginocchio poi prese la sua borsetta e se ne andò in fretta e furia senza neanche asciugarsi i capelli per non far capire a Jason le sue intenzioni. Erano già le 10.00 e non aveva ancora fatto le valigie, doveva sbrigarsi, fece una colazione veloce nel bar sotto casa e una volta nell’appartamento, si cambiò velocemente con abiti più appropriati e fece le ultime valigie per trasferirsi a Brooklyn per via del college, infatti contava di essere là prima di sera. I mobili erano già stati venduti (il letto l’aveva venduto il giorno prima, per questo era andata da Jason) raccattando abbastanza soldi per potersi permettere una stanza nel dormitorio del college, aveva anche ricavato andando a letto con certe persone molto generose. Con quei soldi e il rimanente dell’affitto contava di iscriversi a quella famosa scuola per riccastri che rispecchiava perfettamente i suoi punti di vista, avrebbe imparato quel tanto da non essere definita ignorante e non avrebbe fatto troppa fatica né a stare al passo né con i test di basso livello che avevano in quell’accademia. Ovviamente aveva anche pensato a come arrivare fino a Brooklyn, sennonché si accorse all’ultimo momento che i biglietti per il treno erano per la destinazione sbagliata, per cui dovette ricorrere alla cosa che odiava di più, rimediare passaggi di emergenza. Aveva dovuto cimentarsi in quest’arte utile ma molto mal vista, per la prima volta quando scappò di casa e ora poteva definirsi quasi un’esperta, anche se sapeva benissimo che non doveva vantarsi; prese un taxi che la lasciò sull’autostrada per Brooklyn (la pagò con i soldi che ricevette dopo aver venduto il biglietto) e aspettò di adocchiare l0’auto che faceva per lei, ne vide passare molte diversissime l’una dall’altra, ma quando vide una Ferrari decappottabile rossa fiammante se ne innamorò all’istante. Non appena la macchina le fu abbastanza vicina da non poterla più evitare, si avviò a passo lento sulla traiettoria della macchina, stirò una delle sue lunghe gambe in modo da far vedere i jeans striminziti che aveva indossato e muovendosi i capelli con una mano, l’altra la sventolava elegantemente per attirare l’attenzione del conducente, sperando che fosse un ragazzo, ovviamente, perché altrimenti sarebbe stata nei guai. Fortunatamente l’auto si fermò (non che potesse fare altrimenti) e dallo sportello del guidatore scese un bellissimo uomo più alto di lei di qualche centimetro con i capelli castani leggermente mossi che fluttuavano al vento e quegli occhi blu affilati come spilli che la scrutavano da capo a piedi dandole la sensazione di entrarle fin nel profondo e facendola fremere dal desiderio a quel punto lui parlò con una sensuale voce bassa dal timbro virile:
-mi scusi signorina, ha bisogno di un passaggio?-
-sì grazie, io devo andare Brooklyn, ho già spedito i bagagli ma il biglietto del treno era per la destinazione sbagliata, sarebbe così gentile da accompagnarmi?-
-ma certo, ma sappia che non è gratis- disse ricominciando a guardarla con sguardo voglioso
-sì, certo è ovvio, ma io purtroppo non ho soldi con me, se no avrei preso un taxi-
-o stia tranquilla, in qualche modo la risolviamo, vedrà-
Rispose lui aprendole lo sportello con fare galante, Syria non aveva mai incontrato un uomo del genere, con la sua forma possente esprimeva tutta la sua virilità e allo stesso tempo la sua raffinatezza ma aveva anche un non so che, che la faceva sentire protetta. Anche se Syria non era mai stata su una Ferrari sentì subito che era la macchina adatta a lei, veloce, comoda, presentava tutti i comfort che avrebbero potuto esserle utili e il sedile di pelle pigiato contro la sua schiena aderiva perfettamente alle sue curve, intanto l’uomo misterioso che non si era neanche presentato mentre guardava la strada continuava a lanciarle sguardi incandescenti, poi, prendendola alla sprovvista disse:
-senti, io mentre guido ho una buona concentrazione quindi intanto perché non cominci ad occuparti della parte di sotto?-
Senza farselo ripetere due volte Syria gli slacciò i jeans liberando la fiera erezione e facendola entrare nella sua bocca mentre con le mani gli sbottonava la camicia, lo accarezzò delicatamente con la lingua e poi facendosi coraggio lo leccò per tutta la sua lunghezza, lo fece uscire dalla bocca e poi rientrare e ancora uscire e di nuovo rientrare in un circolo senza fine a cui solo quell’uomo poteva porre fine. Vedendo che il signore (da adesso lo chiamiamo signor M) non poteva resistere più a lungo si staccò da lui per sfilasi i jeans e gli si mise a cavalcioni sopra in modo che potesse comunque vedere la strada e si abbassò lentamente su di lui in modo che entrasse al suo interno facendolo godere il più a lungo possibile, ma quell’uomo voleva di più, con una mano gli sfilò la maglietta e la bocca subito si mise a leccare e mordere i capezzoli ormai già turgidi, a quel punto la guardò in faccia e vide che piangeva, si fermò un attimo e le chiese:
-scusi, le ho fatto male? Dovrei fermarmi qui?-
-o, no, stia tranquillo, non è colpa sua continui pure, è solo che ogni volta riaffiora il ricordo del mio primo ragazzo che è stato ucciso da mio padre… Oddio, non so neanche perché glielo sto dicendo, nessuno me l’ha mai chiesto, è stato così gentile, la ringrazio ma possiamo chiudere l’argomento?-
-certo, signorina, come desidera, allora riprendiamo da dove avevamo interrotto-
Detto questo le coprì la bocca con la sua succhiandogli la lingua ed esplorando la sua bocca con la lingua, poi cominciò a muoversi lentamente dentro di lei cercando di non farle male, Syria non aveva mai conosciuto un uomo tanto premuroso e gentile con lei, bé ma poco importava dato che non lo avrebbe visto mai più, il signor M aveva quasi raggiunto l’orgasmo quando fuoriuscì da Syria e si mise il preservativo (che prima aveva dimenticato di indossare) e con un colpo solo la penetrò nuovamente facendo venire entrambi. Dopo l’amplesso Syria si lasciò ricadere stancamente sul sedile affianco aspettando di recuperare le forze prima di rivestirsi, notando che invece l’uomo aveva già riallacciato la zip e buttato il preservativo fuori dal finestrino, solitamente non sarebbe stato così stancante ma quell’uomo l’aveva proprio stremata, non c’è che dire, ed era stata anche la migliore scopata della sua vita,quell’uomo era davvero bravo oltre che gentile e premuroso, sarebbe stato un marito perfetto, ma Syria non aveva alcuna intenzione di sistemarsi, se avesse voluto sposarsi gli avrebbe fatto un fischio. Syria si addormentò senza neanche accorgersene su quel morbido sedile in pelle cullata dal rombo del motore e beata della vista di quell’uomo affascinante seduto affianco a lei, una mezzoretta dopo l’uomo la scosse leggermente per svegliarla, Syria si riscosse lentamente e guardandosi attorno si accorse che la macchina era ferma vicino a un grosso palazzo rosso, probabilmente un hotel e si chiese se il pagamento non fosse finito, se così fosse stato di certo non le sarebbe dispiaciuto ma tutti i suoi dubbi vennero diradati non appena l’uomo parlò:
-questo è un piccolo hotel poco costoso, non penso che tu abbia già prenotato per cui io ti lascerei qui e andrei visto che sono leggermente in ritardo-
Syria scese dalla macchina senza dire una parola, non appena si fu avviata verso l’entrata dell’hotel sentì la macchina rimettersi in moto e oltrepassarla a tutta velocità, non appena si fu allontanato Syria cambiò direzione e si diresse verso l’accademia che avrebbe frequentato a partire da quello stesso giorno. Quando si trovò davanti a quell’enorme edificio si chiese come riuscissero a mantenerlo con la bassa retta scolastica che proponeva, ma poi pensò che non le importava e senza altri indugi entrò dalla porta principale e si diresse verso la sala (perché da quant’era grande non si poteva più definire aula) insegnanti chiedendo agli studenti di passaggio come arrivarci. Arrivata davanti all’aula professori dovette farsi coraggio ma bussò ed entrò comunque, davanti a lei si trovava un uomo sulla quarantina con capelli biondi, occhi nocciola e un gran sorriso sulle labbra che la invitò ad accomodarsi su una comoda poltrona imbottita
-finalmente siete arrivata signorina Brughindoff, io sono il suo professore di musica, Ted Teofoli-
-piacere professore-
-il vostro coordinatore di classe dovrebbe arrivare a momenti… Ah, eccolo!-
Syria non ebbe neanche bisogno di guardarlo in faccia quando sentì quella voce calda e virile allo stesso tempo che riconobbe subito:
-salve, lei deve essere Syria Brughindoff, io sono il vostro coordinatore di classe, Adam Von Schlatt-
Syria si girò lentamente per poterlo guardare in volto e riconobbe immediatamente quelle larghe spalle, quella mascella squadrata, quei capelli castani ondulati, quegli occhi blu che ora la guardavano increduli, era lui, non c’era dubbio.

2° CAPITOLO “LUI”
Era lei, non c’era dubbio, quelle gambe slanciate rinchiuse in quei jeans striminziti, le forme sinuose molto evidenti sotto quella maglietta aderente, i bellissimi capelli biondo-ramato lunghi fino al sedere e setosi come la seta, i limpidi occhi verde chiaro ora sgranati in un’espressione di sincero stupore, era lei, non c’era dubbio. La sua nuova studentessa era la ragazza che si era fatto appena qualche ora prima pensando che per una volta avrebbe potuto spassarsela senza che lo sapesse e rimproverasse nessuno. Dopo essersi ripreso dallo stupore la invitò a seguirlo per condurla in classe, e lei lo seguì per i lunghi corridoi silenziosamente, poi, non appena non ci fu nessuno a guardarli, la prese per un braccio e la trascinò in un minuscolo magazzino
-EHI! Ma che stai facendo? Lasciami subito!-
-TU che cosa stai facendo, che cosa ci fai qui?!-
-io sono la nuova studentessa, ma questo dovrei chiedertelo io, che cosa ci fai qui?-
-io sono uno dei professori di questa scuola e il tuo coordinatore di classe, bene allora come dovremo comportarci adesso? Se lo scoprono tu verrai espulsa e io licenziato-
-ma come? C’è anche bisogno di chiederlo? Ci comporteremo come due perfetti estranei, noi non ci conosciamo, non ci siamo mai visti prima d’ora e non abbiamo nessun legame, ok?-
-d’accordo, buona idea-
Erano questi i suoi presupposti: ignorarla, non guardarla, non pararle, non pensarla, era fermamente deciso a non lasciarsi coinvolgere da quella straordinaria ragazza ma non appena lei gli sorrise eccolo sorprendersi a osservarle quelle rosse labbra carnose e si chiese se un solo assaggio gli fosse concesso, ma poi ritornò in sé “MA A CHE COSA STO PENSANDO! Mi ero ripromesso di ignorarla, non di baciarla!” ma non appena si fu rinsavito eccola di nuovo guardarlo con quei bellissimi occhi verdi, Adam perse di nuovo la testa ma mentre si chinava lentamente verso di lei, Syria spalancò la porta a cui lui era appoggiato e Adam cadde nel bel mezzo del corridoio come uno sciocco
-MA CHE COSA STAI FACENDO!-
-TU che cosa stai facendo, io ho solo aperto la porta, sai, non voglio fare tardi il primo giorno-
E Adam si accorse che mentre parlava con lei si era completamente dimenticato di trovarsi a scuola e si sentì uno stupido, non si era mai sentito così, ma continuava a sentirsi uno stupido da quando l’aveva incontrata, da quando era rimasta incantato dalle sue lacrime che gli gocciolavano sul viso rilucendo come diamanti sotto i raggi di luce della lampada al neon installata in macchina e mentre pensava a tutte queste cose Syria gli prese la mano e cominciò a strattonarlo per il corridoio
-EHI! Ma dove mi porti?-
-bé, guarda che dovresti essere tu a portare me, in fondo io non so ancora dove sia la mia classe e di certo non volevo aspettare un’eternità mentre tu te ne stavi lì incantato in mezzo al corridoio come un babbeo-
E in effetti Syria aveva ragione, rifletté Adam notando che alcuni suoi studenti si erano fermati nel corridoio a guardarlo con aria perplessa, allora Adam con uno strattone si liberò dalla presa di Syria, che ancora lo teneva saldamente, e prendendola per il polso la condusse verso la classe al terzo piano, la lasciò andare soltanto quando furono davanti alla porta color crema con la grossa maniglia argentata della classe
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