Zop il frigorifero

scritto da enzoemme
Scritto 11 ore fa • Pubblicato 6 ore fa • Revisionato 6 ore fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di enzoemme
Autore del testo enzoemme
Immagine di enzoemme
Non tutti i sogni muoiono all' alba
- Nota dell'autore enzoemme

Testo: Zop il frigorifero
di enzoemme

Questa è la strana storia di Zop, il frigorifero che voleva essere una radio.
Zop era un bel frigorifero, di quelli che si fanno vedere agli ospiti con una scusa, magari. Era un tipo che manteneva le promesse: sempre la temperatura giusta per la verdura, il gelato morbido, per non parlare dell’aranciata, a dir poco perfetta; uno tosto, affidabile.

Leo, il piccolo di casa, era un bambino speciale nella sua diversa abilità.

Leo si svegliò in piena notte: aveva una sete mostruosa che lo attanagliava; le alici della pizza facevano il loro lavoro.
Accese la luce della cucina, si avvicinò al frigo e lo aprì. Assonnato com’era, sentì:
«Previsioni del tempo: Matera minima 8, massima 16. Cagliari minima 10, massima 24».

Leo urlò spaventato e richiuse la porta del frigo. Ma sarà un sogno, pensò.
Ma i bambini sono curiosi, si sa. Leo piano piano aprì di nuovo l’anta del frigo e sentì:
«Sono solo canzonette, la la la la…».

Una musica usciva dal frigo e Leo, sentendola, scappò via. Si infilò nel letto, coprendosi fino agli occhi.

Il frullatore si animò in cucina e, con fare minaccioso, si avvicinò a Zop:
«Dico, giovanotto, ma cosa ti salta in mente!
Sei nato frigorifero, educato a esserlo. Immagina che caos se tutti noi facessimo come te. Fai il tuo dovere e rispetta le regole! Non pensare. Non devi pensare».

Queste ultime parole risuonarono per tutta la notte nella mente di Zop, che ripeteva: «Non devi pensare».

La mattina, la signora Maria come sempre si alzò presto per preparare la colazione alla famiglia: aprì il frigorifero, prese il latte e le uova. Zop, zitto e muto come un pesce, rimase così per tutto il giorno, triste.

Zop non se ne fece una ragione. Pensò: «Ma perché non posso fare quello che mi rende veramente felice?».

La notte, il piccolo Leo si svegliò e pensò al frigo parlante: «Ma quasi quasi ci riprovo».
Si alzò e, con passo felpato, andò in cucina.
Timoroso, aprì la porta del frigo. Zop lo guardò incuriosito. Leo insisteva: apriva e chiudeva, apriva e chiudeva. A quel punto Zop sbottò:
«Allora!»

Non era un sogno: parlava davvero.

Zop disse a Leo:
«Sì, ma non devi dirlo a nessuno. Gli altri elettrodomestici non vogliono, specialmente il frullatore, che è il più rompi di tutti».

Passarono tutta la notte tra giornali radio, previsioni del tempo, cronache sportive e musica leggera.

All’alba, Leo si rese conto dell’ora. Mentre andava verso la cameretta, incrociò la mamma che lo stava andando a svegliare. Leo non fece una grinza: si preparò, fece colazione e andò a scuola.

Già alla prima ora di matematica, Leo cadde in un sonno profondo. La maestra disperata cercò di svegliarlo, ma nulla: russò per quattro ore filate.
Solo all’ultima ora di scienze si svegliò, intontito, proprio mentre la maestra spiegava la fotosintesi clorofilliana. Leo alzò la manina interrompendo la lezione:
«Mi scusi, signora maestra, la fotosintesi comporta alcune problematiche legate all’insolazione e all’angolazione dei raggi solari…».
Partì con una lezione quasi universitaria. La maestra, sbigottita, lo ascoltò a bocca aperta.

All’uscita, la maestra chiamò a sé la madre del piccolo e, con dovizia di particolari, spiegò la situazione:
«Suo figlio ha dormito per tutta la mattinata, poi si è svegliato improvvisamente facendo una lezione magistrale sulla fotosintesi. Ma avete un biologo a casa?».
La madre rispose: «Ma no, nessun biologo».

Arrivati a casa, la mamma chiese spiegazioni:
«Ma come mai hai dormito? E poi questa storia sulla fotosintesi? Boh, non capisco».
Leo si avvalse della facoltà di non rispondere. La mamma, come si fa in questi casi, prese tempo.

Nel cuore della notte, la mamma di Leo si alzò e in silenzio si avvicinò alla cucina. Quello che si presentò ai suoi occhi era incredibile: Leo, con la sua seggiola, ascoltava Zop incantato. Il frigo narrava storie di principi, fate e regine; andò avanti per ore.

La signora Maria, emozionata e felice, la mattina dopo chiamò il signor Piero: portarono Zop in camera di Leo.
Appena rientrato da scuola, Leo trovò il suo amico in camera, tirato a lucido.
Abbracciandolo, si commosse.

Zop non si fece pregare: attaccò subito con il meglio del meglio, con la radiocronaca Cagliari–Matera.
Leo aveva trovato un prezioso amico. I due iniziarono così, assieme, un percorso di crescita.

Zop il frigorifero testo di enzoemme
9