Ad amleto mio caro amico

scritto da George Burton
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Autore del testo George Burton

Testo: Ad amleto mio caro amico
di George Burton

Ad Amleto, mio caro amico



Incessante il suono rimbombante nella mente offuscata di Alice, intenta giornalmente a pesare i tormenti nefasti; peccato, bello sarebbe soffermarsi ad ammirare un bocciolo che madre rugiada coccola come un figlio, il vento che soffia sul marmoreo adone indifferente, intoccabile, splendida presenza fra le statue della mia casa di Roma.
Rivivo le passeggiate nel verde prato inglese, le impronte nella terra crescevano come la mia età, sfuggire al tempo è cosa impossibile.
Momenti confusi ai ricordi che svaniscono nella vecchiaia come la mia carne, alla mercé dei secondi che inesorabili volano via dal poco tempo che mi rimane.
Altre immagini, solo immagini, come in un film muto, pellicola che scorre dentro il mio corpo, scatola piena di ossa e budella destinate loro stesse a far perdere le tracce della mia esistenza come se il tempo venisse appagato solamente cancellando totalmente ciò che è la prova di esser vissuto.
Lentamente mi avvicino alla tomba di mio padre, morto nella guerra dei tormenti, morte vana perché senza eroismo né dignità.
Per coloro che non hanno più lacrime da piangere, per coloro che non hanno sorrisi da offrire se non per rassegnazione, per coloro che vagano in un purgatorio cercando risposte; datevi pace, nell’attesa addolcite il vostro miserabile calvario.
Ed in questo buio pesto come pensare a nuovi cambiamenti, a nuovi eventi, cosa può essere sorprendente e positivo dopo una così struggente attesa, come trovare questa pace se non tramite la morte.
Dormire, morire; Amleto aveva ragione, perché accettare passivamente queste nefandezze offerte da ciò che chiamiamo vita, dolori appiccicati a noi come sanguisughe predatrici della nostra linfa, penetrante oscurità destinata al nero oblio.
Ho bisogno di ritrovare la mia fede, la mia luce, in questi ultimi attimi di respiro.
Spero sempre di svegliarmi da questo terribile incubo ricorrente ed invece son sempre qui a riguardar questo cielo che nulla di più mi offre, vedendolo così immenso, di capire quanto è impossibile aver risposte, quanto spazio, infinito, forse solo dopo la morte si vedranno i confini così da poter dare un senso a tutto ciò che abbiamo vissuto, anche solo un respiro.
E allora altro non siamo che porci da macello, forse ci separano i diversi destini ma una fine molto simile, la morte è morte indipendentemente dal vestito che indossa.
Arrivederci Amleto, principe tenebroso dal cuore pieno di dolore, ossessionato da questi tormenti della vita così accettata dalla nascita e apparentemente meravigliosa quanto orribile, nei machiavellici pensieri che essa stessa ha regalato alla nostra mente , come tutto si potesse riassumere in un gioco perverso senza vinti ne vincitori.


Sir George Burton
Ad amleto mio caro amico testo di George Burton
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