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è rimasto scalzo
il mio piede arenato
nel fango ocra
dei monasteri a Timbuctu
la scarpa di vernice nera
caracolla lenta
fra le piaghe aperte
di colline all’alba
sfiorate a mano
dal freddo secco
dell’azoto liquido
che percorre le tue vene
frantumate in cocci di vetro cristallino
ho riderai a spicchi di arance amare
maturate nel giardino antico
soffocando le molecole instabili
di una passione corrosa e mai esausta
/ la pioggia di cenere nel bagliore improvviso
laverà la terra mischiata a briciole di opale di fuoco/