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Io amo aspettarmi qualcosa dal futuro, amo ragionarci, amo distillarlo partendo dal passato, come si fa con la grappa: una goccia alla volta, estraendo il meglio dalle vinacce del tempo che fu. Ne viene fuori un liquore sempre diverso, un’acqua di vita che mi fa proseguire con coraggio e dedizione anche nei giorni peggiori di me, per esempio quando tutto va storto la mia domanda rimane la stessa ‘e oggi, cosa incontrerò?’.
Tuttavia è impossibile conoscere il futuro - ed è anche il suo bello. Ma si possono immaginare previsioni, specialmente relative al proprio modo d’essere e agire e pensare e sentire. E siccome sono una che adora i misteri - tutto ciò che non sembra scienza ma potrebbe in un modo oscuro esserlo (adoro anche la scienza - la studio tutta nel mio piccolo di interessata settoriale), allora da tempo immemore uso gli oracoli.
Sì, quella roba che avete in mente come numeri di canali televisivi privati dove signore con forti accenti regionali e discutibili accessori fanno girare pendolini su panni colorati e vendono intrugli altrettanto discutibili a gente che non saprebbe fare introspezione (o non potrebbe - ognuno ha gli strumenti che ha) neanche con una gastroscopia.
Ma partiamo da una premessa necessaria: come funzionano gli oracoli (comprendendo con essi anche l’astrologia)? Perché funzionano con noi?
Jung diede una risposta magnifica a mio avviso in un librettino - che consiglio di leggere -
legata alla nostra interiorità umana: è la sincronicità la chiave di volta. Cosa spiega la sincronicità? Spiega che tutto ciò che ci accade, che accade, è irripetibile. Ma letteralmente irripetibile. Per fare un solo esempio: nel panorama della vita sulla Terra voi siete l’unico essere vivente ad avere il vostro specifico DNA. Da che esiste questo pianeta e finché l’entropia non prenderà il sopravvento, nessun altro essere vivente potrà essere voi. Già questo fa abbastanza girare la testa, vero? Aggiungiamo poi che ogni istante che passa accadono cose, contemporaneamente, impossibili da replicare nei loro minutissimi dettagli. Impossibili, ripeto. Ogni istante di questi dieci miliardi di anni è irripetibile.
E come si inseriscono gli oracoli in tale contesto? Beh, con la nostra immaginazione, Jung li chiamava archetipi universali. Perché un oroscopo ci infiamma la fantasia? Spero non per il banale pensiero ‘Toh, devo stare attento a non cadere dalle scale’, ma più per ‘Potrei scegliere di agire in questo modo, è un buon suggerimento’.
Un oracolo è come un’istantanea di un momento che ci riguarda: in questo preciso lasso di tempo, tu sei in questa situazione e potresti avere bisogno di una chiave di lettura che ha questa forma, decidi tu se coglierla o no. Nessun oracolo è deterministico, neanche probabilistico, è solo un consiglio dato dai tuoi archetipi interiori, dalla tua immaginazione se vuoi.
Così, più un oracolo è meticoloso, più possiamo proiettarvi immagini che ci aiutano, ci consolano, ci danno una direzione. Non trovo alcun contrasto col pensiero scientifico, anzi un’integrazione, perché l’essere umano VIVE di storie e di narrazioni su di sè, di leggende, miti e fantasia. Una razionalista può essere benissimo anche legata a concetti molto più vaghi, a desideri di incasellare il proprio modo di vivere in qualcosa di più vago, sentimentale, adeguato alla dimensione terrena del qui e ora.
Bene, quali sono le mie forme di oracolo preferite?
La prima - conosciuta da adolescente - gli iChing, la seconda l’astrologia e la terza i Tarocchi.
Oggi vi propongo la lettura che ho provato con i Tarocchi, la domanda che mi sono posta (sempre supponendo che qualcuno stia ancora leggendo a questo punto) è stata stimolata da testi vari letti sul sito che provavano a rispondere (in modo a me non confacente) a una domanda che mi pongo da sempre: ma io, me medesima umilissima compositrice di testi e disegnatrice amatoriale, posso considerarmi un’artista? Tempo addietro la domanda per me era più generica, cioè cos’è l’arte, da cui derivava cos’è un artista. Ma ho voluto cambiare e partire (come Jung insegna) dai miei archetipi: ma io cosa sono?
La domanda è stata così corretta in: ma un’artista chi è? Ho qualcosa che potrebbe distinguermi, rivelarmi come tale?
Ho quindi estratto quattro carte e le ho disposte a croce.
La prima in alto rispondeva alla domanda - io chi sono?
La seconda a sinistra - in cosa consiste l’arte che creo?
La terza a destra - cosa per me non è arte’
La quarta in basso - come riesco a sintetizzare queste due istanze?
Prima carta - Sette di bastoni
Chi sono? Un’esplosione di bastoni, stecche lunghe e colorate - il bisogno e la sensazione di lottare con la parole con il pensiero, a lungo, da sola contro sei. Ma infine vincere - esausta.
Bastoni che puntano in tutte le direzioni, con foglie gialle e neri in punta a richiamare
Seconda carta - XIII Arcano senza nome
Lei, senza nome, che impugna una falce e cambia tutto perché tutto resti uguale. Protesa al futuro, semina teste e ossa, mani, se stessa. Una mano impugna e l’altra trancia; ed è giusto perché nulla è per sempre, tutto è impermanente.
Terza carta - Sette di denari
Eppure sbaglio, mi aspetto un risveglio: una materia che mi appaghi, che anche La senza nome guarda con interesse. Ben sette denari, gialli di sole e infiorati, potrebbero farmi comodo, potrei essere contenta con tale abbondanza di consenso, ma non sono io. Non sono venale. La mia ricchezza non è questa.
Quarta carta - Cavaliere di spade
E infatti la cavaliera volge a sinistra, punta la spada rossa verso il terreno nero: quasi tocca la falce e sprona il suo cavallo azzurro verso l’ignoto, coraggiosamente, senza farsi frenare. Il suo cavallo quasi sorride, consapevole che verrà tritato anche lui dalla distruzione necessaria. Intanto, i bastoni, pare le stiano in bilico sull’elmo: tutta la forza esplosiva d’un orgasmico creare.
Così le domande ripongo, non hanno davvero colpito molto: sapevo già d’essere quella che sono, ma un ripasso del proprio inutile candore, della colorata versione distruttiva di sé, del comprensibile bisogno di lottare, fa solo che bene. Tanto, non ne ricaverò un soldo, bucato o fiorato che sia.
La risposta che i Tarocchi mi hanno dato sono gentili riconferme a me stessa: ho qualcosa da distruggere e ricreare, non sarò mai qualcosa che avrà dei riconoscimenti concreti, ma questo non mi fermerà dall’essere un Galahad che sfida tutto cavalcando verso le nuvole.