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Quell’incontro mi scosse più di quanto volessi ammettere.
Quando tornai a casa, avevo il cuore scomposto. Come se qualcuno l’avesse smontato e rimesso dentro senza seguire le istruzioni.
Sapevo che non sarebbe dovuto accadere nulla.
E, in effetti, non era accaduto nulla.
Nessun gesto oltre il consentito. Nessuna parola fuori posto.
Ma in quegli sguardi, nei silenzi, nei gesti trattenuti... c’era tutto.
C’era il desiderio di sfiorarsi appena.
Di restare un attimo in più, un respiro più vicini.
Ma non si poteva.
Io ero fidanzata.
E anche tu.
Eravamo “altrove”, almeno ufficialmente.
Eppure, in quell’ora passata insieme, sembrava che il tempo si fosse fermato per chiederci se eravamo sicuri di essere dove dovevamo essere.
E così, nei giorni successivi provai a rientrare nei binari della mia normalità.
Qualcosa, però, si era incrinato: continuavo a pensarti, a ripassare ogni parola, ogni sguardo e ogni centimetro non percorso tra la tua mano e la mia.
Era troppo.
Troppo per una semplice “amicizia”.
Troppo per il mio cuore già fragile.
E allora l’ho capito.
Dovevo allontanarmi.
Per non cedere.
Per non complicare tutto.
Perché se fossi rimasta, mi sarei persa.
Ti scrissi un messaggio.
Non ricordo le parole esatte, ma il senso era chiaro:
“Forse è meglio se prendiamo un po’ le distanze. Ti voglio bene, ma ora non posso.”
Tu eri d'accordo.
Così ci allontanammo.
Non del tutto, ma abbastanza da non farci troppo male.
I messaggi si fecero rari, ma quel filo tra noi non si spezzò.
Si allentò.
Si fece sottile, invisibile… ma teso.
Un filo silenzioso che continuava a vibrare al minimo pensiero.
Bastava un ricordo e lo sentivo tirare.
Nel silenzio, cominciò a crescere qualcosa di nuovo.
Una mancanza che non aveva nome.
Un vuoto sottile mi accompagnava anche nei momenti felici.
Tu non c’eri, eppure… eri lì.
Silenzioso, nei miei pensieri.
Ogni tanto ti facevi spazio, senza chiedere permesso.
Ti allontanavo.
Ma tornavi.
Come tornano le cose che non abbiamo mai davvero lasciato andare.
Nonostante tutto io ero brava.
Brava a restare in equilibrio sul filo della normalità.
A fingere che quel pensiero ricorrente fosse solo una distrazione passeggera.
Qualcosa di leggero, che passava.
Con grazia, in silenzio.
Senza far rumore.
Brava a sorridere con il mondo mentre dentro cercavo di non inciampare nei ricordi.