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Il binario era un deserto di sguardi persi.
Mi hai lasciato quel foglio senza guardarmi negli occhi,
un ultimo brivido freddo sulla pelle,
prima che i tuoi passi sparissero dentro il vagone.
Il fischio del treno ha spezzato l'ultimo filo che ci teneva uniti…
Resto immobile sulla banchina,
mentre il fumo di ferro si scioglie nell'aria.
Guardo quel foglietto bagnato,
ma le tue parole dure sbiadiscono sotto le gocce.
L'inchiostro cola, si cancella e con lui svanisce il mio mondo.
Poi nel silenzio della fitta nebbia,
il vuoto si squarcia in un riflesso d'oro.
La pioggia fredda cambia respiro,
diventa essenza di gelsomino.
Ogni goccia, toccando terra non fa rumore:
si trasforma in una farfalla di cristallo
che danza sospesa, sfidando il vento.
Il tempo si ferma,
la stazione svanisce, dissolta in questo miracolo.
Sento una mano leggera sulla spalla,
un calore familiare che scaccia il gelo.
Mi giro e la nebbia si dirada come un sospiro:
ci sei tu, con gli occhi lucidi che cercano i miei…
Il tuo biglietto ormai è solo carta bianca,
pronto per essere scritto daccapo,
sotto una luna che questa stasera,
ha deciso di illuminare solo noi due.
Ti stringo e sento che il tempo ha perso il suo cammino.
La pioggia al gelsomino smette di cadere,
rimane a mezz'aria, sospesa,
come un soffitto di stelle cadute a terra apposta per noi…
Il freddo di quella banchina svanisce come un brutto sogno, lasciando spazio a una dolcezza infinita, dove i tuoi occhi lucidi mi dicono, senza parlare, che nessun binario potrà mai separare due anime destinate a camminare sotto la stessa luna…