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“E’ come un fuoco che brucia dentro”; ti dico.
Lo sento ardere in ogni singola cellula del mio corpo, ogni fibra vibra al suono della sua melodia, un ritmo proibito che suona come una danza segreta. La sento scalpitare così forte da fare male. Cerca libertà.
Non posso concedergliela.
Non sopravviverebbe.
Tutti cercherebbero di spegnerla, la reputerebbero troppo pericolosa, scomoda… spigolosa. Non è fatta per essere controllata o arginata, solo per essere vissuta; lei merita di essere vissuta. Non è cattiva, è solo ingenua: una bambina. E’ curiosa, dolce, amorevole, fragile.
Lei è me, una parte di me che non ha paura di sognare, di fallire e farsi male.
E’ il frammento della mia essenza che veramente mi tiene in vita, quello convinto di poter fare ogni cosa, arrivare ovunque.
La cosa che più mi fa male però è che non c’è spazio per lei a questo mondo. In questa realtà di monotona limitazione e apatica normalità non c’è spazio per i sognatori come lei.
“Un Sognatore non è una persona, ma un essere di genere neutro. Si stabilisce il più delle volte in qualche angolo inaccessibile, come se ci si nascondesse persino dalla luce del giorno, e quando si rifugia a casa, allora si radica al suo angolo come una lumaca o, almeno, è molto simile in questo atteggiamento a quell’interessante animale che è animale e casa insieme, che si chiama tartaruga”.
Per tanto tempo l’ho tenuta legata a me, ancorata ad un regno troppo piccolo per poterla racchiudere, incatenato nella zona più remota dell’anima, dove a risuonare è solo l’eco sbiadito e troppo lontano dell’essere.
Basta.
Non posso più farlo.
Lei non lo merita.
Io non lo merito.
La lascerò libera di volare anche se ho paura che cada. Non sarò più io ad impedirle di raggiungere il posto che le spetta: le stelle.
“C'è la libertà che ti aspetta, sulle brezze del cielo, E tu chiedi: "E se cado?". Oh, ma mia cara, E se voli?”.
Quindi vola piccola grande me.
Vola.