Avevano le nuvole quell'ombra che scivolava greve sul mio viso nell'ora della sera quando sgombra era la strada, i sogni il paradiso.
Ma tu che dei miei giorni avevi il sole lo sbriciolavi dentro la tua mano per masticare polvere e parole con tutto il niente d'un parlare vano.
"Chi sei? Che vuoi? Che cosa stai cercando?" Sembrava mi chiedesse pure il cielo quando schiantavo al fondo ruzzolando nel tentativo di sfiorargli il velo.
Sotto la maglia li sentivo vuoti quei battiti di vita e d'emozione guardando intorno a me respiri ignoti e il vento sussurrò la sua canzone.
Parlava dei sussulti di germogli della maternità degli animali di rami disfogliati e nidi spogli di chi scriveva al vento in batter d'ali.
Parlava dei profumi dell'inverno da scoppiettanti fuochi nel camino, si riscaldava il cuore nello sterno notando che eran sorti da un cerino.
Forse c'era un "perchè" per ogni evento... pensavo fra la cenere assopita, bastava solamente un fil di vento e quella fiamma ritornava in vita.
Cercavo l'armonia nel mio cammino tra nuvole di favole e i sapori dei battiti nel cuore. Il mio destino non me l'avrebbe mai strappato fuori.
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