Giorni di Primavera ( estrapolato da: La Pietra Nr.4 )
L' inverno aveva stirato le cuoia e i camini non fumavano più.
La natura se la godeva tutta, esultando, a più non posso e a più non posso me la godevo anch'io.
Erano arrivati i bei giorni di primavera e in ogni nicchia, esplosioni di vita e d'amore.
Per il libero cielo, melodiosi cinguettii e stracci di nuvole bianche che sapevano svolazzare, rincorrersi e svanire.
Svanire, già, come i tanti pensieri smarriti nei meandri della memoria umana.
Il verde dei prati, il turgore delle gemme e l'insieme dei boccioli in fiore, rendevano piacevole il percorso, mentre mi avvicinavo alla masseria.
Bella masseria, quella di zia Berta.
L'aia dove razzolavano chiocce e pulcini, il forno in cui la bella farina bianca impastata, veniva trasformata in pane e
due querce possenti che ospitavano decine di nidi.
Il malumore era andato a farsi friggere e io coloravo le parole per la contentezza di rivederla.
*Zia Berta stava filando la lana e io volevo filare i miei sogni. Stava aspettando, felice e sicura del mio ritorno.*
“ Lo so che vuoi chiacchierare con me e so anche che sei un Peccatore impenitente.”
“ No, zia Berta, sono venuto solo per sentire la tua bella voce”
“ La sai lunga e la sai raccontare, ma a me non mi incanti.”
“ Non voglio incantarti, sono venuto per ascoltare”
“ Ah! e cosa vuoi sentire? Che hai fatto bene? Non sei contento?
In galera dovevi marcire, altro che essere assolto per non avere commesso il fatto.”
“Perché dici questo? Vero è che sono stato io a sfasciare quelle automobili,ma i proprietari erano tutti cacciatori.”
La luna s'era messa di traverso, ma mi voleva bene.
Alzare i tacchi e andarmene?
Rien à faire.
L' aroma del caffè e i suoi begli occhi m' inchiodarono.
“ Si dice in giro che sei una radio trasmittente, trasmetti ma non ricevi.”
“Lo so, zia, ma è un peccato veniale. Trasmetto solo cose giuste.”
“ A parte il fatto che dicono tutti così, taci e ascolta.”
“Si, io ti ascolto, ma tu dimmi quello che amo ascoltare.”
Il suo lungo sospiro si trasformò in sorriso e, di buonumore, prese a raccontare.
“ Devi sapere che nel 39 ero la più bella ragazza del paese e tutti i giovanotti mi facevano la corte.”
“ Hum, non ci credo. Come facevano a corteggiarti, se stavi, sempre, impegnata a lavorare?”
“ Mica eravamo bestie! Si andava in Chiesa e ci si andava per farci vedere.
Ci venivano anche i giovanottoni e non certo per ascoltare la parola di Dio.
Uno sguardo bastava per ricamarci anche un mese.”
“Cosa ricamavate?”
“Ricamavamo le nostre illusioni e il nostro avvenire.
C'era sempre una fisarmonica che suonava e la sera ballavamo in gruppo.Io non restavo mai con la scopa in mano e sai perché?
Perché, ero la più bella del contado.”
“ E dimmi zia Berta, come ballavate?”
“ Come sei ignorante! Ballavamo al ritmo del flon- flons .”
Accennò qualche passo di danza, muovendosi con la leggerezza di una libellula.
Va da sé che presomi per le braccia, mi fece girare come un tonto, in tondo.
Non era più la gioiosa ragazza di una volta, ma restava una splendida donna dei nostri giorni.
“Sei stata mai innamorata, zia Berta?”
“ Si, ero indecisa tra Pietro ed Eugenio”
“ Chi hai scelto dei due?”
“ Nessuno... partirono per il Fronte di guerra e non sono più tornati,”
Un velo di tristezza nelle sue parole.
LA PIETRA Nr 4 ( Giorni di Primavra) testo di oissela