Prima di mezzanotte

scritto da Deaexmachina
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La curiosità è sopravvalutata
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Testo: Prima di mezzanotte
di Deaexmachina

L'incarico era insolito, ma Tommaso era l'ultima ruota del carro, assunto da pochissimo in una fortunosa impresa di pulizie. Non poteva permettersi capricci sulle mansioni, nausee da detergenti, lagne sul carburante per il proprio mezzo di locomozione messo in conto alla firma del contratto stagionale.
Poteva solo mordersi la lingua e assentire con due dita portate alla tempia, come un colpo di pistola, se l'ordine avveniva al telefono, o come un saluto militare, se aveva di fronte il responsabile all'assegnazione delle incombenze.
In quell'agosto insolito, in cui il lavoro bisognava sciacallarlo, Tommaso sbuffava di caldo e sorrideva rassegnato all'idea di non poter vedere né spiagge caraibiche né alberghi di lusso.
L'indirizzo era esatto, era quello il numero civico, sebbene sbiadito al sole, ed era quella l'insegna con le lampadine ridotte a mozziconi arrugginiti nelle prese e petali di vetri: un teatro dismesso.
In una cittadina come la sua, c'era d'aspettarselo.
Si preferiva seguire quiz in televisione o blob di vecchi film fino alla giudiziosa ora di andare a dormire, molto prima di mezzanotte.
Quella zona, comunque, lui non la conosceva e, guardandosi intorno una volta parcheggiato col muso dirimpetto all'entrata, si era chiesto quanto potesse essere sicura; in giro, non c'era nessuno, i cumuli di monnezza troneggiavano al sole e, anche se non ci avrebbe messo la mano sul fuoco, gli era parso di vedere qualche baffuto musetto far capolino qua e là.
Con una (forse) eccessiva circospezione, Tommaso aveva racimolato il necessaire per la pulizia del loco (che meritava più un rogo o una disinfestazione) e, sospirando, aveva chiuso la macchina, volgendo il pensiero ad affrettarsi ad evadere l'incarico.
Un uomo in penombra, di cui si vedevano a malapena i piedi in scarpe demodé, scusandosi per l'inusuale accoglienza dovuta al fastidio per la luce, senza tante cerimonie e invitandolo ad entrare con celerità, gli aveva indicato il percorso per raggiungere la sala da pulire, prima di essere risucchiato dal buio di naftalina.
La situazione all'interno non era molto dissimile da quella esterna; le poche lampadine nude spargevano, nel corridoio infinito, una fioca luce sinistra, con ombre timide sulle pareti che cadevano a pezzi, ragnatele spesse sul soffitto e moquette lisa di un rosa antico che doveva essere stato un rosso acceso... ma quant'era vecchio quel posto?
Forse ne aveva sentito parlare, certo; qualcosa a che fare col fantasma dell'Opera locale, una baggianata buona per i pochi turisti dell'occulto, ma non per gli indigeni più avveduti e razionali che, comunque, non avevano interesse per nulla.
In quel caso, neanche Tommaso si sentiva diverso: non ci credeva ai fatterelli per stranieri, ai misteri coatti, alle illusioni ad arte dei poveri.
In quella zona non ci era mai stato né mai ci avrebbe rimesso piede, i fantasmi non esistevano e l'uomo misterioso era semplicemente malato: non c'era alcunché su cui fantasticare.
Tommaso non aveva alcuna velleità da santo, ché a curiosare non ci si guadagnava altro che guai e, di guai, ne aveva fin troppi e manco ci stava a pensare su troppo.
La sala indicata era il teatro vero e proprio, con le balaustre soppalcate a stento e un palco d'assi che non promettevano solidità. Le poltrone non c'erano più, divelte chissà quanto tempo prima, e una scaletta accroccata permetteva di salire in proscenio.
Al centro della sala un tavolaccio, un lungo candeliere a braccia di ferro, vetri scuri tra le sedie in disordine, probabilmente di bottiglie di vino rosso versato in qualche punto sul pavimento, in macchie rapprese dense: altro che malaticcio!
Il tipo bizzarro se l'era spassata, in quell'ambiente da brividi, gozzovigliando in un festino vietato ai minori sicuramente. Tommaso, sorridendo rinfrancato, ramazza alle mani, non si sarebbe meravigliato nel trovare qualche mozzicone di spinelli o preservativi flosci o chissà quale diavoleria da ricchi annoiati.
Solo un ricco avrebbe speso per affittare o comprare quel posto e farlo ripulire, ma a lui non importava un fico secco, purché pagassero il suo tempo e la sua fatica... E, se proprio voleva spiarlo mentre sudava nel lavorare, imponendo la sua ombra sulla parete che reggeva una delle piccionaie sontuose, che facesse il fantasma, quell'uomo fuori di testa!
Ce n'era di gente strana, in giro!
A cena, nel tinello della sua casa a misura di piccioncini senza gloria, avrebbe intessuto un bel racconto lugubre per spaventare la moglie e poi consolarsela fra le braccia, nel letto ad una piazza e mezza, molto prima di mezzanotte, come ogni cittadino che si rispettasse.
Raccolti tutti i refusi del precedente festino, con la sua paletta dal manico lungo, ancora inginocchiato vicino al saccone nero d'ordinanza, Tommaso aveva preso secchio e straccio, pensando a sua moglie con le mani screpolate.
"Dove posso riempire il secchio?", aveva urlato all'ombra sulla parete.
L'eco aveva rombato e rimbalzato: almeno l'acustica era ottimale e chissà quante risate e gemiti avevano riempito quello spazio surreale...
Magari le donnine avevano indossato abitini succinti da charleston, con un diadema di piume in testa e lunghi bocchini stile beatnick anni '20; magari gli uomini avevano giocato a poker, tra la cena e gli amplessi.
Magari quella macchia rossa sul pantalone, all'altezza del ginocchio, che aveva tastato con dita tremanti rialzandosi, non era altro che vino corposo delle più pregiate vigne francesi, aveva pensato Tommaso, senza star lì ad annusare per capire, strofinandosi via quella sostanza ferrosa sullo straccio asciutto.
Non era affar suo. Lui faceva le pulizie e rincasava dalla moglie che non sognava e aveva paura di tutto.
L'ombra dell'uomo fantasma era sparita, lassù.
Chissà come e quando si sarebbe ripresa, la fragile moglie, dalla notizia che avrebbe ricevuto quella sera da uno sconosciuto agente che, bussando alla porta, forse dopo la mezzanotte, in un orario indecente, le avrebbe spezzato il cuore inconsolabile: Tommaso si era preso il suo tempo per dissanguarsi dal colpo di lama alle spalle, ma le dinamiche erano ancora da indagare.
"Prima di mezzanotte...", magari aveva detto.
Ma la risata del fantasma dell'Opera era stata sicuramente più fragorosa nell'echeggiare.
Prima di mezzanotte testo di Deaexmachina
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