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Libro del Generale Vannacci, Il mondo al contrario.
Preciso che, e mi assumo la responsabilità di questa scelta, non leggerò il libro perchè le citazioni presenti on line (afferenti a differenze di genere, di razza, del rapporto con la Russia di Putin e altro) già bastano e avanzano per capire ciò che il militare aveva in animo di dire.
Anzi: per la verità, me ne basta una, in quanto da questa, a mio giudizio, discende il resto della “ratio” di tutto il libro: l’intento del Generale è di testimoniare lo “stato d’animo di tutti quelli che percepiscono negli accadimenti di tutti i giorni una dissonante e fastidiosa tendenza generale che si discosta ampiamente da quello che percepiamo come sentire comune, come logica e razionalità”.
A ben vedere, en passant, non fosse per l’aspetto ufficiale che il militare ricopre e che rendono particolarmente gravi le affermazioni da lui pubblicate, provo una forma di tenerezza tutta umana verso chi, di certo con dedizione, competenza, capacità e sacrifici grandi nel proprio settore specifico, una volta raggiunta una certa posizione di forza e notorietà, si arroga quasi infantilmente il diritto, lui uno solo, di farsi opinione di molti.
Succede spesso.
Ma qui, però, si va oltre: non é un privato cittadino a esprimere delle giuste opinioni personali, ma un esponente di una porzione importante dello Stato (la Difesa) a ergersi a vessillo di un presunto modo di pensare di una parte della popolazione italiana.
Un sillogismo troppo facile (e pericoloso): io sono un esponente di rilievo dello Stato, ho le mie idee, sono parte dello Stato e quindi parlo a Suo nome.
Un po’ … post hoc ergo propter hoc: detto questo, allora è a causa di questo… Una autosufficienza non giustificata di un significato che diventa un valore condiviso.
Non ci sto.
Rabbrividisco alla facilità con cui l’Ufficiale identifica il “sentire comune” come “logica e razionalità”: non credo si possa nemmeno tirare in ballo l’adagio “vox populi vox Dei”, visto che un militare, ma chiunque altro, seppur di grado, per tante persone possa conoscere e interpellare, non ha il polso di un vero sentire comune e condiviso; avrà, come molti, amici e conoscenze, colleghi, appoggi e addentellati più o meno importanti, eccetera, ma quelli rimangono.
Per fortuna, e dico fortuna davvero, la Realtà è decisamente piu complicata, sfaccettata, altamente diversificata da sempre e soprattutto da quando, con i passi lenti della civiltà e della democrazia e con la corsa ormai a perdifiato dello sviluppo tecnologico contemporaneo, ben difficilmente si lascia inquadrare da opinioni e proclami autogestiti di un singolo o di pochi.
Si vedano a confronto le innumerevoli disamine di specifici (e non generici) fenomeni e fatti tratti dalla contemporaneità da parte di osservatori altamente qualificati (filosofi, storici, sociologi, antropologi e così via): qui l’opinione doverosa e lecita del singolo è attentamente vagliata da studi, fatti, ricerche, esplicitata in parole decantate e vagliate una ad una, con un preciso intento ben orientato all’ idea (giusta o sbagliata che sia) che il singolo Autore vuole proporre alle opinioni pubbliche.
Ospite come sono di un sito come “Alidicarta”, mi viene naturale un auspicio: lasciamo alla Poesia, alla Sua infinita e indefinita capacità di esprimere un sentire incredibilmente personale, l’autorità di creare e offrire mondi e universi di idee che possono farsi Tutto da un quasi-Nulla (una mente che pensa e vuole estromettersi nelle parole).
Esclusa Lei (e poco altro), se la Democrazia ha un senso, ogni proposta, ogni sentire, ogni idea che si voglia o debba essere presentata a un qualunque consesso umano, ha la potenza della Complessità fatta di esseri viventi, di esigenze, volontà e necessità imprescindibili, da ottemperare e mettere in pratica nel migliore modo possibile nel rispetto delle differenze e delle specificità.