Ascendo sulle tue discese, limito i danni, beccheggio sui rivoli di carta vetrata, e scendo ad ammirare dal basso le tue vette salate.
Mi abbandono alle veglie oniriche di battesimi ormai evaporati. Le messe sconsacrate e spente, poggiate sul frigo. Distrattamente. Che ancora colano candele d'incenso e marmo. E quel fantasma che mi ha parlato tanto di te. Ti portava ovunque senza che neanche ti accorgessi. Come il cane del vicino al ritorno dalle liturgie la domenica.