Rima sbagliata

scritto da Dyler
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Testo: Rima sbagliata
di Dyler

Quel giorno gli giravano più del solito. Non c’era un motivo particolare, nessun litigio, aveva dormito bene, fatto una bella doccia con l’acqua alla temperatura perfetta, una buona colazione, ed era una bella giornata di sole dopo settimane di vento, settimane di pioggia e settimane di vento e pioggia. Nessun motivo, ma gli giravano. Succede.

“Caffè?”. Giulia aveva bussato al vetro dell’ufficio di Ray e stava facendo il gesto di bere da una tazzina invisibile.

Ray indicò lo schermo adducendo un qualche casino col lavoro. Giulia si asciugò lacrime immaginarie e gli schioccò un bacio.

Disegnarla sarebbe stato semplicissimo per un fumettista: bianca come la neve, capelli corvini in stile femme fatale dei film noir, e labbra rosso inferno, per intenderci quello che in RGB sarebbe il 255, 0, 0.

Gli piaceva Giulia. Non che ci volesse molto, Giulia piaceva a tutti.

 

Ray arrivò di corsa esibendosi in una scivolata sul pavimento liscio e la afferrò per un polso.

“Hai fatto in fretta a cambiare idea”, disse Giulia.

“Quando dico una cosa è quella e basta”. La sospinse via. “Spesso però è quella sbagliata. Andiamo”.

“Non vuoi più il caffè?”.

“Sì che lo voglio, ma fuori di qua”.

“Ma non possiamo uscire, siamo appena entrati”.

“Se ti cercano, dai la colpa a me. Dì che ti ho rapita”.

“E se cercano te?”.

“Licenziamento per giusta causa. Almeno ho la scusa per andarmene”.

 

“Quindi te ne vuoi andare?”. Giulia si fermò in mezzo al marciapiede e si girò verso di lui inquadrandolo negli occhialoni da sole quadrati.

“Già”. Ray scrutò il riflesso della sua faccia distorta nelle lenti e si soffiò via un ciuffo dagli occhi. “Ti dispiace?”.

Giulia riprese a camminare spedita, quasi non volesse essere raggiunta. Il rumore dei tacchi riempiva il silenzio della strada deserta.

Ray cacciò un sospiro profondo, affondò le mani nelle tasche dei pantaloni e la raggiunse. “Non mi vuoi, ma non vuoi che me ne vada”.

“Esatto”.

“Mi sembra un po’ egoistico”.

“Punti di vista”.

“Beh, ci tengo al mio punto di vista”.

“Uff, tu e la tua battuta pronta”.

“Quindi vuoi che stia con te?”.

“Non ho detto questo, ho detto che non voglio te ne vada”.

“Perché non vieni via anche tu?”.

Giulia gli prese una mano tra le sue. “Ray, lo sai: noi andiamo bene da qua a là, poi tutto si incasina. Siamo una rima sbagliata. La metrica c’è, è tutto perfetto, ma la fine è sempre sbagliata”.

Ray annuì in silenzio, Giulia gli diede un bacio sulla guancia e si incamminò a piccoli passi.

 

Il fatto che quella mattina gli girassero iniziava ad avere un senso, Giulia aveva dato voce alle sue sensazioni. Lui non era una rima sbagliata con lei, si era sentito così tutta la vita: una bella canzone con un ritornello tremendo. Si era sempre sentito sfasato col mondo, come una radio sintonizzata appena fuori dalla frequenza giusta. Quei 0.5 megahertz di troppo che portavano rumore nella sua vita rovinandogli l’armonia.

“Ray”. Il faccione paonazzo e sudaticcio di Albert si affacciò dalla porta interrompendo i suoi pensieri. “Ricordi l’incontro di domani sera per la chiusura dell’accordo di marketing?”.

“Sì, purtroppo sì. Non ho ancora fatto niente, stavo…”, si schiarì la gola. “Stavo riordinando le idee”.

“Non hai fatto niente. Ottimo. Ce l’hanno anticipato a questo pomeriggio”.

“Ma come…”.

“Tranquillo, vedrai che andrai alla grande. Come sempre. Confido in te”.

“Ma io non so”. Si interruppe, Albert si era già allontanato fischiettando uno dei suoi motivetti fastidiosi.

A quel punto che gli girassero aveva decisamente senso.

“Ah, Ray”, la faccia di Abert riemerse dalla porta e gli fece l’occhiolino.

“Cosa?”.

Albert si indicò la guancia e andò via riprendendo a fischiettare.

Ray si passò due dita sulla guancia e le osservò, erano rosse dal bacio di Giulia. Si portava sempre dietro tracce delle ferite.

 

Pacche sulle spalle e complimenti. Ci sono contratti e contratti, e questo aveva la c maiuscola. Erano usciti tutti dal suo ufficio, l’ultimo era stato Albert. “Cosa ti avevo detto? Lo sapevo”, erano state le sue parole.

Dopo aver inviato alcuni fogli in stampa andò a prelevarli. Mentre aspettava che la stampante finisse il ciclo di riscaldamento, Giulia passò davanti alla vetrata e gli mandò un bacio. Ray lo prese e con un sorriso accennato se lo portò alla guancia. Dopo averla vista sparire nel suo ufficio recuperò i fogli dalla stampante e andò al tavolo.

Vicino alla data appose una firma, spense le luci e si incamminò verso l’ufficio del personale per consegnare le dimissioni.

Rima sbagliata testo di Dyler
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