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Alla Fragola d’Acconia
Quando maggio declina nei suoi ori vermigli
e il vento del mare carezza la pianura,
Acconia s’incorona di fragole e di gigli,
regina sorridente di feconda natura.
Da oltre trent’anni ritorna la sua festa,
come un antico rito che il tempo non disperde;
e il popolo operoso con gioia manifesta
l’amore per la terra che nutre e sempre verde.
Rosse come il sangue che pulsa nelle vene,
le fragole diffondono profumi d’incanto;
e tra granite, dolci e coppe ricolme e piene,
si leva della folla il lieto e caldo canto.
Oh frutto benedetto dal sole della costa,
che serbi nella polpa l’anima dell’estate,
in te la terra antica silenziosa sosta
e dona le sue grazie lungamente maturate.
Qui parlano le pietre di civiltà lontane,
gli Elleni, Roma altera, le età dimenticate;
e l’eco dei millenni percorre le campagne
tra memorie sepolte e glorie tramandate.
Acconia, terra amata, il tuo nome nel cuore
risuona come musica tra cielo, mare e vento;
e la fragola accesa, fiore del tuo ardore,
diventa canto eterno di bellezza e sentimento.
Pino Conestabile 2011