L'Amore del topolino....

scritto da Pellegrino2
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Un mio amico scrittore ritiene che l'Umanita abbia una origine extraterrestre. Abelardo, Birillo e Ghirigoro gli danno ragione. Aroldo dice "forse". Ma questa storia....
- Nota dell'autore Pellegrino2

Testo: L'Amore del topolino....
di Pellegrino2

Il segnale d’allarme persistente dell’Arka, l’astronave intersiderale, riempì tutti i vani un attimo prima che una lunga e preoccupante vibrazione scuotesse l’intera struttura con effetti diversi sugli occupanti: l’ufficiale addetto al carico e scarico, Iafet, ruzzolò indecorosamente sul pavimento pieno di letame nel vano “animali grossa taglia”; il motorista Cam scivolò sul condensatore particellare sbattendo con il ginocchio contro l’angolo di un pannello e Sem, il secondo al comando, ruzzolò dalla branda passando dal sonno alla veglia con una nasata dolorosissima sul pavimento della cabina. Dopo dieci secondi tutti e tre gli ufficiali correvano però lungo il corridoio verso la cabina comando sacramentando in tutte le lingue intergalattiche conosciute e sbattendo conto le pareti i sottoposti che intralciavano la corsa. Il corridoio si inclinava sempre di più verso poppa e l’astronave rallentava in modo evidente quando Sem riuscì ad aprire la porta della sala comando e si tuffò dentro seguito dagli altri due. “ Maledetto!...si è ubriacato un’altra volta!!!” urlò Sem e con uno spintone buttò giù dal sedile del posto di guida inerziale il corpo accasciato del comandante Noè. Poi si mise ai comandi e spingendo con tutte e due le mani riportò la leva del timone in posizione mediana, in modo da far combaciare l’orizzonte dell’hud con quello della rotta da tenere. Ma l’Arka sembrò non rispondere ai comandi e continuò a scivolare all’indietro alzando la prua… I tre ufficiali erano immobilizzanti dal terrore consapevoli che nell’atmosfera gravitazionale della terra senza l’ausilio della spinta fotonica e con i soli motori orizzontali a lievitazione del tutto inefficaci, se si mettevano in posizione verticale, quei seimila metri di astronave sarebbero piombati giù sulla superficie della terra, cinquemila metri più sotto, spaccandosi in milioni di pezzi. Ma l’Arka non li tradì e lentamente e sempre più decisa riprese a sollevarsi di poppa, fino a raggiungere nel giro di un lunghissimo minuto l’assetto regolare di navigazione. Tutte le spie prima lampeggianti sulle decine di schermi di controllo si spensero, una dopo l’altro e Sem, con la fronte sudata per la tensione, staccò l’allarme inserendo il navigatore automatico; poi guardò, con espressione schifata il corpo raggomitolato del comandante sul pavimento della sala e in un impeto di rabbia contro l’ubriaco, gli assestò anche un calcione nel didietro grassottello. “Questo maledetto! Aveva giurato di non bere più! Chissà dove avrà trovato il nettarcol…pensavo di averlo buttato tutto fuori bordo…”. Jafet si chinò a raccogliere qualcosa rotolato sul pavimento, un contenitore termico ancora aperto, e l’annusò: ” Non è nettarcol…il comandante deve aver distillato un po’ del miele delle api di altai…ne sento l’odore. E secondo me ne deve aver bevuto almeno due litri…ecco perché è ubriaco fradicio” con un gesto stizzito buttò il contenitore sul corpo dell’ubriaco Noè che, nel frattempo aveva pure preso a russare con una espressione felice stampata sul volto” Devi prendere tu il comando, Sem - disse l’ufficiale motorista - dobbiamo continuare la missione anche se il comandante Noè è ubriaco. Tanto abbiamo quasi terminato e poi non vedo l’ora di ritornarmene a casa da Penelp…Sono quaranta giorni che navighiamo distribuendo coloni, animali e piante su questo pianeta e non vedo l’ora di tornare tra le braccia della mia dolce mogliettina”. Il secondo si voltò verso l’ufficiale al trasporto “ Cosa ci rimane ancora da scaricare?” e Cam subito rispose “ quasi niente, oltre il letame…Abbiamo un solo topolino di capstar sopravvissuto al viagio e una pianta della galassia di proteo, una humiflora…”. Sem riportò lo sguardo sui comandi e il pannello visualizzatore della superficie terrestre si illuminò mostrando l’immagine di ciò che stavano sorvolando: le montagne meridionali del continente nero, la zona che Noè aveva segnato come Stellembosch, mappale AfriKa. I rilevatori gli dissero che lì sotto però, anche se avevano sorvolato il territorio più di una volta, non avevano scaricato né api, né insetti né volatili da impollinazione…e in più la vegetazione era pure quella di mezza montagna, folta, secca e spinosa. Sem pensò che il topolino se la sarebbe pure potuta cavare, caso mai incontrando qualche bella famiglia di ratti con una femmina in più…Ma la humiflora di proteo quella no…”Bàh, ma che importa?” pensò; chi avrebbe potuto accorgersene? Il comando galattico? …oramai avevano scaricato tutti gli esemplari elencati nello zook di bordo: elefanti, leoni, zebre, tigri, lepri, conigli e tante altre centinaia di specie…pure gli asini! Ma sì, uno o due esemplari in meno su migliaia di consegne non avrebbero certamente svilito la missione. Si rimise di nuovo ai comandi e ruggì deciso i suoi ordini al microfono interno dell’astronave: “ A tutto l’equipaggio! Qui è il vicecomandante che vi parla: stiamo portando l’Arka a livello terrestre per lo scarico della zavorra…Tutti gli operatori si richiudano nelle proprie celle plessigate entro cinque minuti da ora e si assicurino alle cinture. Da questo momento inizia il conto alla rovescia per l’ultimo scarico…dopo di che via! tutti a casa!”. E così cinque minuti dopo l’immensa astronave si fermò, immobilizzata dagli ipersostentatori, aprendo i portelloni della ultima stiva di poppa e scaricando sulla montagna africana: dall’altezza di cento metri si riversarono fuori così tutti i rimasugli del lungo viaggio dell’Arka, con il letame di migliaia di animali…e su cui atterrarono, scompostamente, anche il topolino e la humiflora. Poi l’immensa astronave risalì lentamente in verticale per alcune centinaia di metri, si immobilizzò e cominciò a cambiare colore per l’avvio dei motori smaterializzanti: divenne prima rossa, come incandescente; poi sempre più chiara e, infine, di un giallo sfolgorante come il sole…E pluf! in un lampo sparì nel cielo azzurro trasportandosi al di là delle galassie fino allo spazio infinito del Multiverso, dove avrebbe navigato fino a casa. A terra, nel letame secco ma ancora puzzolente, la pianta ed il topolino restarono a guardare in alto fino a quando l’astronave non sparì; subito dopo la humiflora incominciò a lagrimare, singhiozzando. Il topolino la guardò e ne ebbe pietà “ Non piangere, bella figlia di proteo…ce la caveremo anche qui sulla terra, vedrai…” La pianta lo guardò triste “Lo sai che sono condannata a morire…sono troppo poco colorata per attirare insetti o api che, tra l’altro qui non sono stati nemmeno scaricati…e nessuno mai porterà a me i miei semi, quando il vento li disperderà …non sarò mai impollinata e così morirò… Ma, Tu, amico animale, vai…salvati… hai quattro zampe e puoi raggiungere uno di quei posti più a valle dove troverai altri tuoi simili..” e riprese a singhiozzare sapendo di essere condannata. Ma la voce della pianta, dal tono così straziante, era giunta fino al centro della Terra dove dormiva Signora Natura che si svegliò e si accorse dell’accaduto. Intenerita, rilasciò verso l’alto un piccolo suo respiro fatato che attraversò tutta la terra, il letame che ricopriva Stellenbosch e giunse fino al piccolo mammifero ed alla scolorita pianta, avvolgendoli in una invisibile nuvola di tenerezza…E i due, guardandosi negli occhi, si innamorarono all’istante: “ No, io non me ne andrò amica pianta – esclamò deciso il topolino - se mi donerai le tue lagrime dolci io ti sposerò e da oggi in poi sarò io ad impollinarti, per sempre…e per sempre insieme vivremo”. E così il topolino figlio delle stelle e la humiflora, si sposarono con il consenso di Madre Natura. Da allora, in quel territorio posto quasi alla fine del continente africano, su monti alti anche fino a duemila metri, i topolini infilano il loro musetto tra i fiori della Protea Humiflora succhiandone il sapore zuccherino del suo nettare… e con quel bacio d’amore ne favoriscono la impollinazione… Caso unico, ma vero e straordinario, tra un fiore ed un mammifero terrestri.
L'Amore del topolino.... testo di Pellegrino2
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