Lascio gli scritti, lascio qualche sogno, lascio anche una grande idea, sono sicuro che renderà famoso qualcuno un giorno.
Lascio, perchè è la cosa che so far meglio, io accompagno.
Ho un ultima storia per voi.
Una volta feci l'amore con una delle donne più bella del mondo, era famosa, la sua bellezza oggi, fa si che una delle più brillanti personalità mai incontrate venga considerata solo per il suo sedere, credo sia metafora della vita, ma comunque non è importante ai fini della storia.
Il punto è che la frequentai per tre mesi prima di farci l'amore, una volta a letto, nudi, sporchi ed esausti, lei appoggiando la sua testa sul mio petto mi dice:
"Nessuno ti da una lira, ed è quello che vuoi, ti piace guardare dall'alto e giudicare facendo credere che in realtà lo stanno facendo gli altri, ti piace così tanto la tua mente da pensare di esserne padrone ma ormai ne sei schiavo, ed è una cosa rara, una cosa che ti potrebbe portare ad avere chiunque, ma ti ucciderà".
poi si è alzata, si è rivestita e sempre in silenzio chiamò l'ascensore, mi guardò e mi disse:
"Mi dispiace, ci ho pensato, ma non sono ancora pronta a morire per te".
ho riflettuto tutta la notte su due cose quella sera, la prima che fosse completamente matta, la seconda che era il mio angelo custode sceso in terra per sputarmi in faccia.
La dimenticai.
Sono passati anni, ma ieri, mentre mi preparavo davanti ad uno specchio, sento la sua voce in tv.
Mi fermo ad osservare le mie pupille. Mi parlano, come se non facessero più parte di me.
Dicono
"Non ti basta, non ti è mai bastato, sei sempre stato avido e di conseguenza i nostri momenti felici ce li siamo giocati nei primi 4 anni di vita, non ce li ricordiamo, siamo stanchi, ora viviamo dei successi e delle felicità degli altri, avvicinandoli, spingendoli, ispirandoli.
Ci hai mostrato tutto, i vizi, decisamente troppi e incontrollabili, la rabbia e poi l'amore, ma aveva ragione lei, per te sarà sempre la ricerca di una perfezione che si racchiude in una complessa personalità femminile imperfetta e sopratutto inesistente, la ricerca e mai la realtà, siamo gli occhi di un mostro".
Esco, birra davanti. La prima la bevo subito, saranno i 30 gradi ma ne avevo bisogno.
Dietro la schiuma, stasera c'è Giulia, alta, mora, con qualcosa da nascondere, porta tutti i capelli davanti al viso, forse un imperfezione a livello delle orecchie o della mandibola, ma non importa, la serata dopo una birra alla goccia e rigorosamente a stomaco vuoto, di solito riesce a rimanere su ritmi piacevoli a prescindere dell'interlocutore.
Giulia ha delle belle storie, forse un po lunghe, ma nel complesso interessanti, volume basso e zeppola, rido appena la sento, invento una scusa e penso che in realtà può essere anche caratteristica, come un formaggio locale.
Poi accade!
Lei parla, pochi secondi e poi capisco dove finirà la storia, allora stringo un pungo e mi accorgo che sto per partire, sto per realizzare quello che sono davvero.
Dieci anni dopo capisco cosa voleva dirmi, capisco di essere inferiore.
Sono un cannibale, mi nutro di mente, la mia però l'ho finita, logorata, distrutta tempo fa e allora devo pur sopravvivere, da quel momento sono diventato un mangiatore di pensieri brillanti e se non li trovo, se non li trovo il mio sguardo è diventa fisso, mentre in realtà osservo e cerco disperatamente di non trovare per forza tutto banale, già detto, già sentito, prima che arrivi il suono, il ritmo pian piano aumenta, fino a farsi forsennato, la velocità diventa devastante, camerieri che corrono, baci vigorosi ai tavoli vicini, qualcuno si sta spogliando, poi comincia a piovere forse a grandinare, mangio e finisco di corsa, birra, birra e amaro, bocconi giganti, il tavolo accanto cambia clienti per due volte, mi alzo, accelero il passo verso il conto, corro verso la macchina sempre più veloce, attraversando la strada con il rosso, perchè non c'è tempo, sfioro le macchine e sopravvivo, arrivo alla macchina e mi siedo, chiudo gli occhi.
Quando li riapro penso... meno male, non l'ho fatto nemmeno questa volta e sono ancora li davanti a lei, lei sorride della sua storia, io non ho ascoltato nulla, ma sorrido anche io.
Rallento, ho perso anche questa volta, sono io quello sbagliato.
La rivedrò, sapendo già oggi, che alla fine uscirò da qualche porta di un appartamento a testa bassa, avendo si soddisfatto magari la parte bassa del mio corpo, ma come al solito mai saziando quella alta.
La mia vita sarà comunque la stessa, ma mi annoia da morire non dare un volto alle parole, io sono scoperto, credo che tutto si basi sul valore che diamo, quindi cari lettori, chiudete gli occhi un istante, correte forte e poi fermatevi, se ne vale la pena concedetemi i vostri occhi, vi riserverò un serata mentalmente piacevole.
Sipario, nero, serrato.
Addio
Congedo testo di comeungentlemen