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Le viole, come tutti sappiamo, sono il simbolo della modestia e della timidezza.
Tanti anni fa, però, un gruppo di viole emancipate fece una specie di rivolta ed inviò una petizione alla regina di tutti i fiori, la Primavera.
“Siamo stanche” disse una rappresentante delle rivoltose“ di essere considerate timide e vergognose e siamo stanche di dover stare quasi nascoste fra i ciuffi d’erba: a volte non ci vedono neppure e ci calpestano. Vogliamo anche noi essere guardate, ammirate e vogliamo poter vedere il mondo da una posizione di primo piano come fanno le rose, i gigli, le margherite, i tulipani e tutti gli altri fiori.”
La maggior parte delle viole però era veramente timida e non gradiva assolutamente l’idea di mettersi in bella mostra.
La Primavera dopo aver ascoltato le posizioni di entrambe le fazioni disse loro: “Sta bene, viole coraggiose, se vorrete veramente cambiare la vostra natura vi accontenterò, però attente: poiché a questo mondo non è lecito avere tutto, se volete veramente diventare appariscenti dovrete rinunciare a qualcosa che già avete: sarete belle, grandi e colorate ma perderete il vostro meraviglioso profumo.”
Le viole che accettarono divennero quelle che noi oggi chiamiamo le viole del pensiero: sono più grandi delle viole normali, hanno tanti colori bellissimi e variati, si trovano in molti giardini delle nostre città ma se le raccogliete sentirete che non hanno alcun profumo; se invece avrete la fortuna, camminando per una strada di campagna, di trovare una classica violetta timida e modesta sentirete che emana un profumo intenso e soave come non esiste in nessun altro fiore.