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SULLA SOGLIA
Non abito ancora il suo domani.
Resto sulla soglia, un passo prima della porta,
a frugare nel silenzio di un tempo che non si chiude.
Mi chiedo se io sia un inizio,
una pausa nel racconto,
O una parentesi fragile che il vento cancellerà.
Intorno a noi c’è il peso di quel vuoto..
un’assenza fatta nuvola troppo presto,
Dolore che non trova pace nei cuori.
Porta un fardello che nessuno dovrebbe mai conoscere, e a tratti sembra quasi geloso del suo dolore.
Eppure, non si è mai posto la domanda di cosa io provi,
di cosa significhi per me stargli accanto..
io non sono una semplice spettatrice,
è un peso invisibile e silenzioso che porto anch'io,
con pensieri che mi vengono e mi fanno sentire sporca,
non degna,
lasciandomi le mani sporche,
incapace di toccare i loro cuori così puliti.
Sono entrata in questa storia in punta di piedi,
senza la presunzione di sostituire chi è intoccabile.
Eppure, in questo mio sentirmi sbagliata,
c'è solo il tentativo disperato di esistere,
di non restare ai margini per paura di disturbare,
ma di avere il diritto di essere vista.
E se non fossi io la persona giusta,
preferirei dissolvermi oggi anziché fare buio a quello che verrà,
e dare spazio a chi merita e sia davvero degno
di custodire la loro felicità.
Ogni notte, nel buio che riempie la mia stanza,
sfido il silenzio a dirmi la verità:
resto in attesa che il vuoto si faccia parola,
un soffio, un cenno, un segno sul vetro,
per sapere se sono il battito nuovo di un cuore che vive,
o solo un’ombra destinata a essere cancellata