Un giorno, un giovane uccellino molto curioso, nel suo svolazzare da un prato ad un bosco, fu attratto da un “coso” attaccato ad un ramo.
La sua vista era davvero molto acuta, perché quel “coso” era attaccato quasi al di sotto del ramo, un occhio poco attento non lo avrebbe notato, ma lui sì! Gli si avvicinò volando cautamente, ben attento ad un suo eventuale movimento. Niente, quel coso era perfettamente immobile in quel suo color corda. “ che strano!” pensò “ non è un verme, non è un insetto, non è neppure una gemma... che cosa sarà mai??” e, tranquillizzato dalla sua immobilità, si appoggiò sullo stesso ramo con le zampette a pochissimi centimetri di distanza da quel “coso”. Trascorse diverso tempo su quel ramo, sporgendosi col capo e girandolo da un lato all’altro per tenerlo costantemente sotto osservazione e pronto a spiccare il volo al minimo accenno di minaccia. Niente. Niente di niente, calma piatta! Stanco di starsene lì a fissare quel “coso” strano e immobile, decise di andarsi a fare uno spuntino, dopo tutto tutta quella osservazione gli era costata fatica! Si alzò in volo e in men che non si dica, arrivò in un boschetto di ciliegi. Huummm che buoni quei frutti rossi dolcissimi!!! E dal cinguettare che proveniva dai rami, capì che non piacevano solo a lui! “Hei, guardate chi c’è! Ciaooo Frin, era ora che ti decidessi ad arrivare, dove sei stato fino ad ora?? Vieni, vieni qui con noi, sono buonissimi questi frutti rossi” lo invitarono i suoi amici.
“ Ciao Frin, (ciomp ciomp) mi dici (ciomp ciomp) dove sei stato (ciomp ciomp) fino ad ora (ciomp ciomp)??” Pessy era il suo migliore amico, ma quando era ora di riempire lo stomaco, non guardava in faccia a nessuno e se proprio doveva parlare, spesso lo faceva a bocca piena! Frin gli sorrise e, tra una ciliegia e l’altra, lo mise al corrente della sua scoperta “ Cosa pensi possa essere?? “ “ Non ho idea” rispose Pessy “ Certo è (ciomp ciomp) che è una cosa strana!(ciomp ciomp) Portami a vedere,(ciomp ciomp) ma dopo, quando avrò (ciomp ciomp) riempito il mio pancino!” Ci volle un po’ perché Pessy si sentisse veramente sazio. “Hei , Frin, vai piano! Non riesco a starti dietro”
“Per forza, Pessy; con tutto quello che ti sei mangiato! Guardati le piume sullo stomaco: stanno sparate in avanti dal gran che ti sei ingozzato!” e rise.
“Ecco, siamo arrivati, ma fermiamoci qui, vedo che c’è del movimento adesso attorno al “coso”.”
I due si appoggiarono su un ramo non molto distante, senza farsi notare, ad osservare il nugolo di farfalle che volteggiavano leggiadre intrecciandosi, allontanandosi, alzandosi intercalandosi concitate tra loro.
“ Che staranno facendo?” chiese Pessy
“Non lo so” rispose Frin.
“Certo che sono bellissime, specie quella più grande, hai visto che colori che ha? Se fossi un farfallo la sposerei!” Frin rise di gusto:
” Non si dice farfallo!”
“ E allora come si chiamano le farfalle maschio??” rimbrottò Pessy
“Imenottero, almeno credo” disse Frin
“Bhè! A me piace più farfallo!!” e risero di nuovo!
Una farfalla, sentendoli ridere, si avvicinò loro con un volo leggiadro ed elegante:
”Buongiorno, ragazzi, cosa avete da ridere in questa maniera?? Non vorrete mica mangiarci, vero?”
Pessy “ Hei, bellezza, non mi parlare di mangiare, perché potrei dare di stomaco!” e si sdraiò zampette all’aria per la pesantezza digestiva.
Frin: “ Sai bella farfalla, ridiamo perché Pessy ha detto che se fosse un
“farfallo” avrebbe certamente fatto la corte ad una di voi, in quanto a mangiarvi, non ci pensiamo nemmeno lontanamente, primo perché non mangiamo le farfalle, secondo, perché abbiamo già la pancia piena!, ma cosa state facendo là intorno?.. sapete cos’è quel..coso??”
Sissy, la farfalla, sorrise e, appoggiandosi a sua volta sul ramo, cominciò a spiegare:
”Quel coso, come lo chiami tu, è un bozzolo. Ti spiego: vedi quella bellissima farfalla? Tempo fa depose delle uova, dalle quali sono poi nate delle larve che poi crescendo sono diventate dei bachi da seta”
“Bachi da seta? Vuoi dire quei vermoni grossi grossi e verdi pieni di puntini neri e con i peli?” interruppe Pessy
“Esatto!” riprese lei “ la sua mamma li ha seguiti da lontano perché non sapeva come comportarsi con loro,fino a quando non ci ha incontrato. Noi la stiamo aiutando ad imparare a comportarsi con i propri figli nella maniera migliore, e adesso ogni momento è buono perché dal bozzolo esca la farfalla”
“Vuoi dire che dentro quel bozzolo c’è , anzi c’era un baco che diventa poi una farfalla? Diventerà come la sua mamma? Bella uguale?” disse Frin
“ Forse sarà anche più bella!” rispose Sissy e viste le espressioni incredule e meravigliate dei due uccellini spiegò ancora:
”Vedete, noi farfalle passiamo una fase di trasformazione dentro a quel bozzolo, più è forte e sicuro, più abbiamo probabilità di sopravvivere e trasformarci in farfalle belle, forti e colorate”
Pessy “ Ma pensa te che storia!e come fate a mangiare dentro al bozzolo?”
“E te pareva che lui non si preoccupasse del cibo?” rimbeccò subito Frin e risero tutti e tre.
Sissy : “ Dipende da come viviamo fino al momento di costruirci il nido, se ci nutriamo bene, potremo passare il periodo di trasformazione tranquillamente, le riserve che avremo accumulato precedentemente saranno sufficienti, la nostra “metamorfosi” si svolgerà senza problemi: ci cresceranno le ali, il nostro corpo si assottiglierà per permetterci di volare”
” WOW che meraviglia!” esclamarono insieme i due
E Sissy riprese:
“ Quando siamo dentro al bozzolo, abbiamo tutto il tempo per pensare, per prepararci alla vita futura, anche se a volte non è facile, a volte ci prendiamo paura, soffriamo perché chi ci vede, come è successo a voi due, non sa che dentro c’è un essere vivente, e ci sentiamo soli, quasi abbandonati, ma come vedi non è così, perché qualcuno che si prende cura del bozzolo c’è anche se da dentro non lo vediamo, però possiamo sentire… io per esempio sono stata seguita, tra le altre, da una farfalla che mi parlava ogni volta che veniva a sorvegliarmi, mi faceva sentire che c’era e io mi sentivo protetta, a volte mi faceva dei discorsi che non capivo fino in fondo, però li tenevo a mente, mi sono serviti poi quando sono uscita.” Pessy la interruppe:
”Ma la tua mamma… non veniva mai a parlarti?”
“La mia mamma, all’epoca era molto giovane e inesperta, a sua volta aveva bisogno di aiuto per imparare ma adesso è molto brava, la vedi? È quella più bella di tutte, poi ho imparato anche molte cose dalle mie amiche che più o meno hanno la mia età..”
” Caspita che organizzazione che avete!” esordì affascinato Frin
“Vero –continuò Sissy—ho imparato molto! Pensa che all’inizio, quando sono uscita dal bozzolo, cosa che ho dovuto fare da sola perché niente e nessuno poteva farlo al posto mio, ero un po’ arrabbiata con la mia mamma perché non era lì con me, ma poi ho capito che quello che devo fare io… devo farlo io! E così sono cresciuta e sono diventata ciò che vedete. Guardatemi: vedete i miei colori? Ognuno di loro ha un significato, è un’esperienza che ho fatto nel bozzolo” e detto questo dispiegò le ali “WOW che belli! Sembrano un arcobaleno!” fecero coro i due amici
“Infatti, i colori scuri sono la mia sofferenza, le mie tristezze che avevo quando dentro al bozzolo PENSAVO di essere sola, in realtà non lo ero, ma sono linee sottili e li adopero per far risaltare ancora di più i colori chiari e luminosi che invece sono le cose belle che ho nella mia vita, quando mi sono resa conto che mi sbagliavo, che non tutto era come mi sembrava, e quelli più accesi sono le mie scoperte, cioè il rendermi conto che ero comunque viva, che il tempo passato dentro al bozzolo era solo un passaggio di vita necessario per andare oltre, per crescere, per diventare ciò che avrei voluto. Ma la scoperta più grande che ho fatto in quel periodo di apparente solitudine, è che non ero la sola a vivere quell’esperienza, e che comunque il sentire dentro di me la vita, anche se tutto sembrava immobile, mi rendeva felice. Sì, sono felice perché esisto e ho imparato a coltivare questa felicità perché non la faccio dipendere dalle circostanze, da quello che mi circonda, da quello che ascolto o vedo, ma dalla vita stessa, dal mio cuore che batte che mi fa ridere o piangere, mi fa volare, perché posso respirare il profumo dei fiori, posso vedere il cielo azzurro, e se cade la pioggia sono felice lo stesso perché ciò non impedisce la mia esistenza.. la mia felicità dipende solo da me”
Via via che Sissy parlava, i due uccellini si sentivano rapiti dalla voce suadente quasi incantata della farfalla e restarono ammutoliti davanti a quelle ali che ora parevano pulsare i colori stessi, quei colori trafitti da una luce evanescente che li accendeva ancora di più rendendoli ancora più sgargianti… loro non si erano mai soffermati sulla felicità come aveva fatto la farfalla…. Forse perché loro non avevano vissuto quel periodo di metamorfosi come era successo a lei.
METAMORFOSI testo di ROSAROSSA