Viso di pelle. Il vento sospira nella nera memoria antica. Notte buia che suona. Umettata in labbra carnose. In perle sudate, la lacrima riluce scurita, da una vecchia ancia vibrante. Chiarore da tubo d’ottone, circolare bagliore che allaghi il tuo palco. Soffio che entra. Profondo. Irreale. Soffio che esce. Respiro di gente. Silenzioso vento mai nato. Gocciolante di antiche madri. Accompagni ancora di luce gli dei della terra tra i lampioni fronzuti dei boschi, dove il suonatore è solo. Dove l’ombra aspetta lo strumento. Dove è la voce a cantare.
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.