Quando si trovò finalmente seduto sul sedile di pelle chiara della sua elegante mercedes, l’ingegner Brisotti emise un tenue sospiro di sollievo, rendendosi perfettamente conto in quello stesso istante che quella sensazione era niente più che una temporanea illusione, una fittizia pausa chimica del suo metabolismo, la cui biologia risultava assai sconquassata dalle frequenti incazzature della giornata e dalle conseguenti e preoccupanti crisi nervose che aveva percepito affacciarsi pericolosamente più volte ai delicati bordi del suo prezioso equilibrio professionale.
Certo, nella sua carriera aveva partecipato a molte riunioni dirigenziali ma mai gli era capitato di trovare tanti e tali contrasti con i suoi colleghi, abili ed esperti colleghi quanto lui, che ora facevano nascere in lui il sospetto di un complotto ai suoi danni o quantomeno lo facevano ricredere sulla qualità dei suoi rapporti di lavoro e sugli ambiziosi progetti per il futuro della loro azienda.
Avvolto dalle sue dure considerazioni infilò la chiave di accensione e in pochi secondi fu sulla rampa di uscita del garage, pronto ad immettersi nella fitta giungla del traffico serale; come era prevedibile, dopo poche centinaia di metri si trovò già bloccato in una lunga fila di veicoli, nell’ attesa di una possibilità di movimento che pareva più remota di una vincita miliardaria al superenalotto.
Guardandosi attorno stancamente sentì crescere il suo umore nero che andava di pari passo con quei grossi nuvolosi scuri in cielo, promessa di pioggia imminente in gran quantità.
Ad un tratto, un lampo invisibile attraversò la sua mente: una sigaretta! Si, ci voleva proprio una bella sigaretta in quel momento e si mise rapido a frugare nelle tasche per ritrovare il pacchetto ma lo scoprì completamente vuoto con solo qualche frammento di tabacco traditore, pronto a sedurre il suo povero, inerme olfatto innocente.
In zona, non c’era nemmeno l’ombra di un tabaccaio e comunque in quella situazione non avrebbe potuto certo fermarsi quindi, noncurante, si gettò alle spalle il vecchio pacchetto appallottolato in fretta e chiuse gli occhi un attimo, abbandonandosi sul poggiatesta mentre si sentiva sfiorare da una rinnovata, amara sensazione di invincibile disperazione.
Capitano a tutti giornate in cui tutto sembra andare storto, qualsiasi semplice inezia assume un aspetto cupo, come se ci fosse una mano invisibile che si diverta a rivoltare le situazioni più disparate fino a renderle ostili, pesanti per qualsiasi essere umano gettato allo sbaraglio nel suo quotidiano.
L’ingegnere annaspava languido in questi pensieri melmosi quando, riaprendo gli occhi, il suo sguardo andò a posarsi su di un piccolo cartoccio sul cruscotto che pareva essere poggiato là da parecchio tempo.
Colto da una strana ispirazione di origine ignota lo afferrò veloce e, scartandolo, si trovò tra le mani una piccola caramella rossa dai riflessi vermigli, quasi trasparente in controluce e di cui ignorava la provenienza; forse era stata dimenticata da suo figlio nel tragitto fino a scuola oppure abbandonata dalla figlia piccola, che era un po’ schizzinosa; in ogni caso, a lui parve di aver trovato il sacro Graal.
Sentiva un leggero fremito di piacere che sottovoce gli suggeriva di assaggiare in fretta e in un attimo la biglia colorata sparì nella sua bocca secca e bramosa:
fu subito un’esplosione inverosimile di sapore, percepì tutte le sue papille gustative conquistate da un’onda di saliva mista ad aroma fruttato alla fragola che sembrava ambrosia di provenienza divina, tutta la sua cavità orale scoppiettava di sensazioni e si colorava di una nuova tinta splendente; allora immaginò di abbeverarsi sfinito all’improvviso sgorgare copioso di una sorgente in mezzo al deserto e sentì le sue cellule rigenerarsi in una nuova dimensione di benessere psicofisico che, in un brivido, lo faceva quasi rinascere.
In questo stato d’animo, gli uscì un sorriso sornione mentre parcheggiava l’auto e raccolta la sua valigetta, si proiettò agile fuori dall’abitacolo, pronto per l’appuntamento dal suo avvocato per la causa di divorzio.
La pillola della felicità testo di effe