Habemus Papa! Con queste parole
cullate dal vento, s’udì la voce,
dei tanti che furon baciati dal sole,
venuti a lodare l’eletto precoce.
Del Dio pescatore tu fosti la rete,
prendendo il posto dell’ultimo Cristo,
schietto nel dire a chi t’ha visto:
“… e se mi sbaglio, Voi mi corriggerete!”
C’hai trapiantato, da buon contadino,
il seme del verbo nell’animo umano,
nel cuore di tutti, in ogni bambino,
urlando l’amore al mondo sovrano.
“… venne un vescovo vestito di bianco …”
e d’odio s’armò la mano del lupo,
ma questo ti rese più forte, e mai stanco,
portando la pace al cuore più cupo.
Padre di ferro tra viaggi e sconfitte,
vedesti di tutto, persino la morte,
ma solo il buon Dio t’ha dato la sorte,
d’essergli degno e d’animo mite.
Ma quando il velo del morbo ti prese,
lottasti con forza contro il tuo status,
tremando e pregando di mese in mese:
“Ave Maria, ab aeterno, Totus Tuus!”
Nell’ultima sera, cercasti invano,
per l’ultima volta, un ultimo fiato,
e tutto arrabbiato, sbattendo la mano,
lasciasti i tuoi figli, sconsolato.
E l’ultima volta che t’abbiamo visto,
di nembo gremivano tutte le strade,
dicesti: “… non temete, aprite le porte a Cristo!”
tornando sereno alla casa del Padre.
Papa Wojtyla testo di Nio