L'anima dannata

scritto da indy
Scritto 16 anni fa • Pubblicato 16 anni fa • Revisionato 16 anni fa
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Testo: L'anima dannata
di indy


Un gruppetto di soldati a cavallo percorreva la strada sterrata, ghiacciata dal gelo, quando piccoli fiocchi di neve cominciarono a cadere, dapprima in modo lieve ed impalpabile poi sempre più abbondantemente fino a formare una vera e propria bufera.
Il lento convoglio si fermò e cercò un riparo improvvisato all'interno di una boscaglia. Il paesaggio cambiò radicalmente aspetto. Ammantato di un bianco colore sembrava di trovarsi in un luogo immaginario e surreale, anche se non troppo infrequente nel mese di dicembre nel mezzo della pianura Padana.
La neve stava calando d'intensità ed il cielo grigio cominciava a rischiararsi mentre i soldati riprendevano il cammino, ormai non troppo lontani dalla meta. All'improvviso sinistri rintocchi risuonarono attraverso tutta la folta boscaglia in cui erano penetrati i cavalieri. Un gelido tremore scosse uno dei capi della fazione ghibellina, Cangrande della Scala, che stava avvicinandosi a Soncino, dove lo attendeva un incontro politico importante, ma soprattutto un'esperienza che avrebbe sconvolto qualsiasi intelletto.

Ben sapeva per chi suonava la campana della torre civica soncinese. Non era per il suo imminente arrivo, ma era il suono della "Dovarese", la campana che ricordava la morte di Ezzelino III da Romano, come dicevano le cronache, anche se la tradizione popolare riteneva che i rintocchi funebri servissero per scacciare l'anima diabolica del tiranno veneto sepolto all'interno del borgo fortificato. Ezzelino era stato identificato come il tiranno per eccellenza. Legato a Federico II, suo braccio armato nell'Italia del nord, fu accusato più volte di efferatezze al limite dell'umana crudeltà. Non solo, ma si ricordavano i suoi interessi per l'occultismo e la magia nera. Voci, dicerie, ma anche vicende reali che contribuirono a creare l'immagine di un personaggio sinistro e diabolico.

Era un periodo di gravi tensioni e guerre cruente tra le due opposte fazioni che si contendevano il potere, i guelfi e i ghibellini. Fu proprio Soncino, elemento cardine e strategico dello scacchiere dell'Italia Settentrionale, ad essere stato scelto per l'importante incontro tra i tre vicari imperiali.
Matteo I Visconti, Cangrande della Scala e Passerino Bonacolsi diedero vita alla lega ghibellina che doveva proseguire la politica filo-imperiale già attuata da Ezzelino III da Romano, sconfitto e sepolto proprio a Soncino nel 1259.
Accanto ai politici e soldati c'era anche un poeta e scrittore, ormai lontano dalle vicende politiche e militari, ma interessato unicamente al proseguimento della sua opera letteraria. Dante Alighieri, ospite in quel tempo di Cangrande della Scala a Verona, giunse nella cittadina cremonese per informarsi delle vicende e delle leggende legate alla morte del tiranno veneto.
Nel Palazzo Pretorio i tre condottieri si incontrarono, consapevoli che era giunto il fatidico momento da lungo tempo atteso. Accompagnati da Dante, l'unica persona capace di parlare con i morti, si diressero verso la tomba di Ezzelino da Romano.
Entrarono silenziosi nella chiesa principale e, attraverso un'angusta porta, penetrarono in un piccolo chiostro. Proprio sotto un'arcata del cortile interno apparve l'arca marmorea con incisa la famosa frase latina.
Clauditur hoc gelido quondam sub marmore terror Italiae, de Romano cognomine clarus Eccelinus, quem prostravit Soncinea virtus, moenia testantur coedis Cassana ruinam.

Sollevato a fatica il coperchio, ecco il corpo del tiranno ancora pressochè integro, con le caratteristiche folte sopracciglia nere.
Fu allora che Dante cadde in trance e proferì queste parole.
"Il mio spirito, dopo aver soggiogato il traditore Buoso da Dovara, sopravvive ora nel corpo di Cangrande. Sarà lui a proseguire il mio disegno politico, mentre l'essere attraverso cui parlo svelerà a tutti i segreti dell'aldilà."
Appena terminato, il poeta cadde al suolo sfinito e il corpo di Ezzelino cominciò a deteriorarsi rapidamente.
Era il mese di dicembre del 1318. Ezzelino da Romano era morto da 59 anni. Buoso da Dovara, suo alleato, poi acerrimo nemico, morì nel 1291, lo stesso anno in cui nacque Cangrande della Scala. La tomba, invece, sparì dalla storia e non fu mai più ritrovata.

Leggeri fiocchi di neve ricominciarono a cadere coprendo silenziosamente il mantello di un uomo curvo su stesso dall'alto delle mura di Soncino. Era intento ad annotare freneticamente una frase: "E quella fronte c'ha 'l pel così nero, è Azzolino".

L'anima dannata testo di indy
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