Forse le gocce implacabili mi ricordano del pensiero di te. È instancabile il suo grattare da dietro la porta che lo nasconde, per ricordarmi di come tu sia ancora lì, insieme al mosaico di dubbi e domande del quale tu solo hai la chiave, ora irraggiungibile come te. Ineluttabile è fronteggiare la verità davanti a cui il mio spavaldo muro di indifferenza si sgretola, a rivelare una scomposta confusione. Ma, ad essa, non mi è possibile porre rimedio.
Vorrei avessi scelto di parlarmi. La tua gelida indifferenza non ha potuto che confermare ogni parola a cui ti opponevi con strenua convinzione. Paradossale come ogni carta conquistata nella tua ostinata battaglia per farmi sentire speciale sia ora sparsa in un caotico tappeto, immemore del castello che promettevi di voler costruire e da te stesso sgretolato in maniera tanto repentina.
Dovrei forse riportarti alla mente come la scena di un film, sminuirti a essere un personaggio ben ostentato? Se fosse, quale mente ne ha determinato il nascere? Interrogarmi è una via senza uscita.
Fittizio protagonista di una memoria piacevole, chiuderò il libro trascorso con te; saluterò le fulgide emozioni intrappolate tra le sue pagine sottili, al riparo dalla delusione, devastatrice di ciò che di te alberga nella mia mente. Ne ho apprezzato ogni paragrafo, né mai rimpiangerò di averlo accolto tra le mani e, di questo, sono felice.
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