Cappuccetto scosso

scritto da viktorio
Scritto 3 anni fa • Pubblicato 3 anni fa • Revisionato 3 anni fa
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Autore del testo viktorio

Testo: Cappuccetto scosso
di viktorio

C’era una volta, c’è ancora adesso

chi cammina - senza far rumore -

tra la folla non curante, la testa 

infilata alla meglio in un cappuccio

che nasconde globi terracquei - 

menti, architetture incerte, 

delirio muto - pensieri accessi, rumorosi -

scosse quotidiane - 

Menti accese, mai spente -

come schermi retroilluminati -

trasmissioni sul disastro, resoconto

di colpi, scosse che scuotono,

scosse di neuroni - boati costanti;

scosse troppo forti che ci fanno tremare

- magnitudo dell’anima - disperazione e disagio,

lupi, belve fameliche, aspettano celati all’ombra.

Crolla polverizzata, al suolo, l’architettura fragile

sotto colpi di scosse troppo forti, 

scosse incomprensibili - trema la mente - 

il cuore rallenta.

Macerie sollevano polvere che nasconde,

solitudine, boschi di tralicci e giunti metallici

 - lande senza fine - lande in cui ci aggiriamo

soli, cullati da un dolore osceno, che non capiamo

che non sappiamo spiegare, che nessuno sa vedere.

Fanno male i pensieri, rintocchi troppo forti, 

fanno male i pensieri che si ammassano 

l’uno sull’altro - carcasse abbandonate

a decomporsi lungo oscuri viali della mente. 

Precipita tutto - castelli di carta soffiati via, 

castelli di sabbia ammassati dalle onde - e 

ci ritroviamo lì, tra le rovine della nostra mente

- residui di edifici - accucciati in mezzo ai lupi, 

non più celati

pronti a far brandelli di ciò che rimane in piedi.

Digrignare di denti, azzannare il collo, mordere

fino a far sanguinare. Dolore lancinante - 

emozione che ci ricorda di essere vivi - dolore

che non si estingue, fiamma che brucia nella notte…

non si spegne! 

… è tutto! Tutto ammutolisce, tace 

celando il proprio viso tra le pieghe

di un cappuccio rosso, 

inciampando tra le radici 

ed il fogliame sparso 

di un bosco senza alberi 

una foresta che ha seminato

incertezze e paure 

- avanguardia che occupa ruderi mentali -

restiamo a giocare con troppi fili

- matassa aggrovigliata e gettata via - 

tiri un capo 

tiri l’altro

tutto rotola via - cespugli nel deserto - 

aspettando che il giorno scivoli via

nascosti in un angolo buio - ventre 

oscuro, celato al mondo - dove lo scandire di giorni

non fa troppo male e si aspetta… 

… si aspetta il tempo che l’oscurità sarà squarciata

si aspetta che una mano venga a raccogliere 

ciò che rimane di noi 

si aspetta quella persona in grado di rimettere insieme i cocci.  

Cappuccetto scosso testo di viktorio
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