RaccontoErotico4: parcheggiare...

scritto da Dottoressa Eros
Scritto 12 anni fa • Pubblicato 12 anni fa • Revisionato 12 anni fa
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Autore del testo Dottoressa Eros
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racconto autobiografico
- Nota dell'autore Dottoressa Eros

Testo: RaccontoErotico4: parcheggiare...
di Dottoressa Eros

Era una serata come tante...bel locale, bella musica...mi stavo divertendo in compagnia delle mie amiche. Tutto normale, fino a quando non è sbucato fuori un tipo che ormai conoscevo da qualche mese. Avevamo ballato una sola canzone e io avevo già le guance in fiamme e la Jolanda fradicia.
Non è solo colpa della mia Jolanda particolarmente sensibile...era lui che mi strusciava addosso Walter appena ne aveva l'occasione e mi ripeteva che ballare con me glielo faceva alzare. Sfido una qualsiasi ragazza ventunenne con normali impulsi sessuali ad avere una reazione diversa!
A un certo punto mi ha di nuovo scovata, nonostante il mio ingegnoso nascondiglio dietro la colonna, ed è venuto verso di me con quell'aria sfrontata, da uno che sa quello che vuole e sa come andarselo a prendere.
Mi serviva un fazzolettino.
“Vieni fuori con me?” mi ha chiesto.
“No”
“Vado a prendere la giacca”
e nonostante le mie proteste ci siamo ritrovati nel parcheggio.
Mi sono seduta sul cofano di una macchina mentre lui finiva la sigaretta.
“Non ci si siede nelle macchine degli altri” mi ha detto con un tono malizioso “ma nella mia ti ci puoi sedere”
“Perchè?” ho risposto.
“Perchè hai un bel culo”
il modo con il quale me l'ha detto faceva da afrodisiaco. Mi guardava negli occhi con una sicurezza che non ho mai visto a nessuno.
Ha buttato la sigaretta e d'un tratto, mi ha preso per i fianchi e mi ha letteralmente sbattuta su un muretto.
Si avvicinava per baciarmi, ma io, per gioco, giravo la testa dall'altra parte.
Lo volevo vedere forte, deciso, prendere il sopravvento su di me.
“Cos'è 'sta storia che adesso non mi baci più?” ha sussurrato con la bocca sulla mia, tenendomi la testa con le mani e infilandomi a forza la lingua in bocca.
Ho dovuto cedere, per forza o per amore...o meglio, per passione.
E la mia Jolanda continuava a bagnarsi a più non posso mentre lui ha fatto scivolare una mano sulla mia coscia, me l'ha alzata e ha iniziato a strusciare il suo membro su di me. Anzi, su di lei.
Era duro, durissimo...e io non ne potevo più di vederlo prigioniero nei pantaloni.
Lui nemmeno, tant'è che lo ha tirato fuori e mi ha spinto una mano verso il basso.
Le mie dita si sono strette intorno al suo membro gonfio. La mia mano era piena. La muovevo velocemente, anche per saziare la mia voglia, quella voglia che avevo di vedere e sentire quanto mi desiderava.
“Vai giù...” ha detto appena, con la voce evidentemente spezzata dalla voglia che avevo di sentire la mia bocca su di lui.
Facevo no con la testa, mordendomi il labbro e guardandolo con occhi pieni di malizia. Doveva soffrire, desiderarmi ancora, doveva capire che ero io a decidere se, come e quando.
“Vai giù!” ha ripetuto con più convinzione spingendomi per le spalle.
Mi sono ritrovata in ginocchio, il suo coso mi guardava minaccioso.
“Dai!” ha esclamato, quasi pretendendo, spingendomelo sulle labbra.
Non ero abituata a prendere ordini. Più lui insisteva, più mi veniva naturale oppormi.
Sentirmi costretta, in qualche modo, mi faceva eccitare.
E così mi sono arresa e l'ho accolto tutto.
Non gli bastava; mi ha messo le mani sulla testa e me l'ha spinto ancora più dentro, fino alla gola e oltre. Mi lasciavo guidare da lui, che controllava il suo piacere come meglio voleva, io ero solo chi glielo procurava, ma non avevo voce in capitolo.
Mi scivolava in bocca...dentro, fuori, dentro, fuori...e io non facevo altro che desiderarlo ancora di più, desideravo ricevere lo stesso trattamento.
Ma dovevo aspettare i suoi comodi...e l'attesa non faceva altro che aumentare quella forte sensazione di bagnato che avevo tra le cosce.
Quando finalmente mi sono alzata, senza indugi, come se fossi roba sua e fosse scontato che avesse il permesso di toccarmi dove voleva, ha infilato una mano sotto le mie mutandine e ha iniziato a toccarmi proprio lì, dove ero così bagnata e impaziente.
“Ce l'hai bella un gran bel po'” mi ripeteva mentre io mi abbandonavo al piacere.
Lo sentivo scivolarmi dentro e insistere nei punti che mi facevano urlare di più. E ogni volta era una piccola scossa.
Appena stavo per liberarmi, lui si allontanava e ricominciava da capo.
Mi ha preso una mano e me l'ha messa di nuovo sul suo membro.
L'ho afferrato, la mia mano attratta da lui che come una calamita gli si è stretta intorno.
Lo sentivo pulsare, sotto le dita, nel frattempo lui continuava a toccarmi, a far scivolare le dita sul mio clitoride esasperato.
Non ce l'ho fatta più.
E ho urlato, lasciando che quel piacere partisse da lì e investisse tutto il resto del mio corpo.
L'ho guardato.
Non era più sfrontato e sicuro di sé, ma in trance.
E stava schizzando.
RaccontoErotico4: parcheggiare... testo di Dottoressa Eros
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