Senza nome

scritto da Mary Read
Scritto 5 giorni fa • Pubblicato 4 giorni fa • Revisionato 4 giorni fa
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Ho voluto cambiare. La storia ce l'ho. Vera. Prima guerra mondiale. Lunga, forse troppo. Ci vorrà tempo. Niente di nuovo. Lo so, presuntuoso, ma nel mucchio selvaggio ci sono e, in fondo, siamo qui per scrivere, o no? Che ne pensate? Siate sinceri!
- Nota dell'autore Mary Read

Testo: Senza nome
di Mary Read




Era sera, con quell’odore di foglie macerate nell’aria fredda, pungente di umido. Era inverno. Non era un inverno qualsiasi. Lui stava cercando di coprirsi con quel paltò grigio che gli stava diventando stretto. Aveva messo su delle belle spalle, portando le cavagne piene sino all’orlo di uva da vendemmiare, a ottobre passato.
'Le spalle piacciono alle ragazze', pensò e rise. Tanto non lo avrebbe visto nessuno in quel sentiero di campagna. 
A breve, il buio avrebbe oscurato il paesaggio e la direzione dei suoi passi.
Ma la strada lui la conosceva bene, impressa. Non doveva far tardi. ‘Almeno la sera, tutti a tavola!’, la mamma diceva, con il poco che si aveva, ma tutti intorno, stretti.
La stufa e i suoi cerchi in ghisa, occupati da pentole che borbottavano fumi profumati di verdura, che giravano nella cucina e si posavano su tutto.
Entrò, gridando un 'ciao', che si perse nel trambusto. I bambini erano già seduti. Avevano i nasi e le gote arrossate e gli occhi lucidi di gioia. La mamma era di spalle, borbottò qualcosa, china la testa a mescolare. Suo padre non c’era ancora. Si lasciò cadere sulla sedia, in mezzo alle grida dei suoi fratelli: ‘Dove sei stato? Tuo padre ti cercava’. Sua madre lo disse, superando le voci dei bambini, iniziando a versare nei piatti che le porgevano, uno a uno, gli occhi fissi, attenti alla minestra bollente. 
‘Sono andato da Sergio’. Quella era la risposta giusta. Era una fandonia. Non era andato da Sergio, con lui si era visto la mattina di buon'ora, appena passato il postino, lo aveva raggiunto a casa, correndo. Si erano dati due pacche sulle spalle, sventolando le due buste come bandiere. 
Poi, aveva avuto un certo daffare.
Le due cugine, così le chiamavano in paese, erano due belle figliole, una bionda prosperosa in vestitini a fiorellini non ti scordar-di-me, che s’ingigantivano e diventavano grandi iris dal peso della sua pelle, di cui lei, generosa, faceva sfoggio. Girava sempre a braccetto la domenica nella piazza, con sua cugina, la mora. Una bella ragazzona con i capelli corvini e dai fianchi ancheggianti che facevano tribolare tutti i maschi del paese.
Sua madre non restava inerte, lui lo sapeva. Doveva essere di poche parole, senza aggiungere altro: ‘ Sono andato da Sergio’.
Lei lo guardò un attimo, mentre gli riempiva il piatto, poi posò la  ciotola e il mestolo e si affrettò a toglierli una pagliuzza dai capelli…’Da Sergio, hai detto?’ E mentre glielo chiedeva, seria, qualcosa in lei era sorridente.
Quando in quel momento, entrò suo padre, il silenzio greve investì la cucina, insieme a quell’aria gelida che s’intrufolò, con lui, dalla porta. 
Aveva un pezzo di sigaro spento in bocca e il giaccone addosso che non tolse neppure e, guardandolo fisso, la sua voce risuonò perentoria: ‘Allora?… È arrivata, vero?’
Sua madre, che si era affrettata alla stufa a caricare il mestolo, si bloccò con il mestolo in mano e il viso assunse un’espressione di attesa, angustiata. Lui rispose, deciso: ‘Sì, arrivata stamane, a me e a Sergio, babbo, partiremo a giorni. C’è l’elenco appeso fuori dal Municipio’. 
Lo disse con un tono smorzato, come se rispondesse in chiesa a un’orazione del parroco.  Un 'Amen', soffuso di una certa letizia, come un sollievo, che non era sfuggito a sua madre, la quale, indispettita, sbatté il mestolo sul pentolone di rame e alcuni schizzi bollenti colpirono di getto Amedeo e Luisa, mentre Alberto, il piccolo, aveva già la minestra ovunque, loro, restarono all’improvviso muti, a veder la mamma così. Avevano capito che si trattava di cosa grave.
Lui abbassò la testa, i suoi riccioli neri coprirono il piatto, si gettò dentro con la faccia e sorbì la minestra, per mescolarsi dentro, per non guardare quegli occhi che sembravano staccarsi dal viso di sua madre  e piantarsi, come lame, in mezzo al suo stomaco.
Non riuscì a tenere testa a quella ferita che si stava aprendo, preferì piegarlo nel piatto, quel dispiacere.
E allora pensò alle cugine, alla loro carne morbida, ai loro seni, ad averle entrambe, da girarle e rigirarle, nel fienile di quel casolare  diroccato, al margine del paese e alla conta fatta prima di iniziare, per stabilire un ordine di partenza, che non era mai rispettato, tutto insieme, fino a quando non ce n'era stato più e le risate dopo, fumando una spagnoletta.
Suo padre si era seduto, senza dire una parola, mangiava in un silenzio sommesso di risatine e rotto dal cucchiaio sul piatto.
Amedeo e Luisa avevano ripreso vita, Alberto si era addormentato. 



Mary Read, 23 Gennaio 2026

Senza nome testo di Mary Read
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