Vent'anni di solitudine

scritto da Daniel
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Vent'anni di solitudine
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Testo: Vent'anni di solitudine
di Daniel

Fabio è seduto nel privè, è molto eccitato, i suoi impulsi sessuali si ribellano alla regola del non toccare. “Lei è molto carina” è questo che pensa, mentre lei, seduta sulle sue gambe, si struscia su di lui e i suoi seni sodi ballonzolano davanti ai suoi occhi. E dire che solo un’ora fa si annoiava terribilmente, attraversare Praga in piena notte con il freddo e il vento gelido lo avevano portato a credere che ci sarebbe rimasto male, tanto tempo ad aspettare la gita dell’ultimo anno di liceo per ancora una volta deludere le attese, come succede quando ci si aspetta troppo da qualcosa. Invece non appena i professori avevano lasciato via libera, Fabio e i suoi amici, inebriati da qualche bicchiere di troppo, decidono di entrare in quello Strip Club visto poco prima. Si diverte molto e i suoi amici si divertono ancora di più nel vedere lui, totalmente sprovveduto e inesperto, nel tempio della lussuria. Così dopo uno spettacolo hard per tutti con una ragazza sul tavolo, gli altri decidono di farsi due risate regalando all’amico uno spettacolo privato, gli chiedono quindi quale ragazza preferisce tra quelle che girano intorno ai tavoli e lui sceglie la prima che passa, senza neanche vedere quanto gli piace realmente. Solo dopo si accorge che si tratta di una ragazza poco più grande di lui, avrà una ventina d’anni, molto sorridente e cordiale che ha ancora un’aria da bambina, come se ciò che fa fosse solo un grande gioco. La ragazza ride e scherza mentre lo eccita, ma lui capisce poco di quel che gli dice, un po’ perché non conosce bene l’inglese, un po’ perché è molto su di giri. Lo show è terminato, lei è ancora seduta su di lui, sta per alzarsi, ma lui cerca un piccolo contatto fisico, il minimo per ricordare con più soddisfazione quel momento, così le dice con un’inglese stentato: “ Can i kiss you in your…” e le indica la guancia perché non ricorda come si dice in inglese, lei con un sorriso gliela porge voltando lo sguardo…

Una dolce carezza con il dorso della mano.
Lei cambia aspetto, si rabbuia e non si decide a tornare a guardare Fabio… rimangono immobili, dopo qualche secondo sente le dita bagnate da una lacrima scesa sul viso.

Finalmente lei si gira e lo guarda, è una maschera di paura.
Fabio non è più eccitato, il pene non è più eretto, nonostante situazioni del genere non siano affatto comuni per lui. Lei lo abbraccia e piange, ma tutto ciò dura solo una manciata di secondi, poi si sente spinto e strattonato. Quindi lei si alza e gli urla di andarsene, lui si mette in piedi ma rimane impietrito. Poi glielo chiede più dolcemente terminando la frase con “please”, allora costernato se ne va mangiandosela con gli occhi.

Mentre torna con i suoi amici, porta un sorriso falso nell’ hotel, dice banalità come “sì, mi sono divertito” o “ c’aveva due tette!”, odia fingere, preferirebbe restare da solo.

La marijuana, gli amici più stretti, rinchiusi in camera.
Drogato parla continuamente, lui che è sempre silenzioso, comincia a raccontare dei suoi segreti più dolorosi perché in quei momenti non lo sembrano così tanto. Non riesce però a raccontare ciò che è realmente accaduto nel privè, dice solo che lui nei Night non ci tornerà più, ma senza spiegare il perché.
Nel buio della camera piena di fumo, mentre tutti dormono o stanno per farlo, dal letto volge lo sguardo verso la finestra: vede delle luci fredde, tanto silenzio e le strade deserte.
Fabio ha tanta paura, si sente ridicolo, si sente solo.
Vent'anni di solitudine testo di Daniel
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