Mi trovo dentro al bar dell’oratorio. Non è tra i locali che frequento abitualmente, ma nel piccolo paese in cui risiedo sono pochi i bar aperti la domenica pomeriggio, e quando la voglia di espresso chiama, io la devo soddisfare.
E’ affollato di ragazzini, come è logico che sia. In particolare, attira la mia attenzione il gruppetto vicino a me. E’ composto da due bambini, avranno sette o otto anni e una bimba, presumibilmente loro coetanea, anche se è notevolmente più minuta. Il più alto dei due maschi, con tono impaziente intima all’altro: “Simone, andiamo a giocare a calcio”. Simone scruta il campo da gioco al di là delle vetrate, posa per un istante il suo sguardo sulla bambina, quindi lancia un’occhiata circolare all’interno del bar, come per ispezionarlo. Alla fine domanda: “Giulia, ti va di giocare a calcetto?” Lei, seria seria, senza staccare gli occhi dal pavimento, risponde affermativamente e un istante dopo Simone può annunciare, con un tono che non ammette repliche: “si gioca a calcetto.”
Sono in tre, numero dispari, per il calcio balilla non va bene. Giulia pare avere la soluzione: si allontana, ma per poco; quando torna, trascina per mano un bambino più piccolo. Presumo si tratti del fratellino.
Le squadre sono chiaramente squilibrate. Dal fare navigato col quale si sono approcciati al gioco, si capisce che i due maschi sono esperti, di quelli che hanno dimestichezza con le rullate quanto con le caramelle gommose delle quali pare non riescano a fare a meno di nutrirsi. Devono dare dipendenza, queste caramelle, un po’ come il caffè. Giulia invece è una principiante. Si vede subito. Quanto al fratellino, che non deve avere più di quattro anni, fa una gran tenerezza con le sue braccine sollevate per impugnare le manopole: secondo me non arriva nemmeno a vedere il tavolo da gioco. Non ci sarà partita.
Mi allontano per perseguire lo scopo che mi ha condotto fuori di casa. Vado al bancone, sorbisco il mio caffè e intanto chiacchiero un po’. Il tempo passa in fretta, specie quando la conversazione è gradevole. Quando torno al calcetto mi accorgo che la partita è terminata. Giulia sta segnando sul segnapunti rosso il goal decisivo che le ha consegnato la vittoria. Un enorme sorriso le illumina il bel viso di bimba. Il bambino alto, paonazzo, visibilmente imbestialito, fissa il compagno di squadra ed esclama con voce rotta: “sei …sei… sei proprio una gigantesca pippa!”. Simone si stringe nelle spalle, rapido come un furetto gira attorno al calcio balilla e raggiunge Giulia. “Ti devo fare i complimenti” esclama con la gioia negli occhi, “hai giocato una bellissima partita” Le stringe la mano, per congratularsi. E non gliela lascia
I RAGAZZI CHE SI AMANO
I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è soltanto la loro ombra
Che trema nel buio
Suscitando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo i loro risolini
la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Loro sono altrove ben più lontano della notte
Ben più in alto del sole
Nell'abbagliante splendore del loro primo amore.
JACQUES PREVERT
Bambini testo di castagno1