Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Katy era uscita di casa e, mentre camminava lungo il viale che portava a scuola, aveva continuato a pensare che ciò che era accaduto qualche ora prima era incredibile. Aveva comunicato a sua sorella Grace il suo desiderio di trascorrere l’estate frequentando un corso di avviamento professionale al lavoro di fotomodella, da seguire in un college di un’altra città, e quest’ultima aveva affermato di essere d’accordo.
Quel comportamento era veramente insolito. Grace, affascinante bionda, più grande di lei di dieci anni, aveva sempre esercitato il suo ruolo di sorella maggiore in modo assiduo e, quando i loro genitori avevano deciso di vivere in’altra città, era diventata ancora più asfissiante. Proprio così. Sullo sfondo della stupenda villa, avuta in eredità dai loro genitori, la bella Grace aveva mostrato il suo carattere forte in modo ancora più evidente.
-Tieni in ordine la tua stanza. A che ora ritorni? Hai studiato? Le tue amiche non mi piacciono.
Katy aveva ripensato alle parole di Grace ed era stata assalita da una sensazione di inquietudine.
-E’ una idea fantastica. Sono veramente felice. Trascorrerai una estate stupenda.
Quella non era Grace. La vera Grace l’avrebbe reduarguita immediatamente imponendole di trascorrere, come sempre, l’estate con lei.
Katy, giunta a scuola, aveva salutato la sua amica Jane e le aveva confessato lo strano fatto appena accaduto.
-Sta cambiando. Se ti permette di frequentare un corso estivo senza opporsi signfica che sta iniziando a capire che tu hai il diritto di avere una certa libertà.
-E’ così strano. Non è da lei.
-Sei troppo prevenuta. Le sorelle maggiori sembrano invadenti ma poi si rendono conto quando è il momento di desistere.
-Non la mia.
-Vedrai. Andrai al college e, quando tornerai, lei sarà a casa ad aspettarti.
I giorni seguenti avevano confermato la teoria di Jane. Grace s’era mostrata dolce e comprensiva.
Katy aveva continuato ad avere dei dubbi ma, quando s’era trovata sul treno che la portava al college, aveva dovuto ammettere che la sua amica Jane aveva ragione. Grace aveva rinunciato ad assillarla.
Era il giorno seguente ed il sole inondava la stanza del college dove Katy avrebbe seguito il corso di avviamento professionale. Katy aveva udito il suono prodotto da qualcuno che bussava sulla porta e, quando aveva aperto, si era trovata davanti una ragazza della sua età.
-Ciao. Sono Mary, la tua compagna di stanza, aveva detto la nuova arrivata.
Katy si era presentata ed aveva mostrato a Mary l’appartamento.
-Questo è il bagno, qui c’e la mia stanza da letto e qui c’è la tua.
Katy and Mary erano diventate amiche subito e quando s’erano trovate nella sala ristorante erano diventate amiche di molte altre ragazze. Il college era veramente accogliente e, se non fosse stato per la direttrice e le sue collaboratrici piuttosto invadenti, sarebbe stato perfetto. A Katy e Mary era toccata Mrs. Rachel, una giovane signora mora, sinuosa e piena di sé.
Tutti i giorni, tranne la domenica, Mrs Rachel entrava nella loro stanza e controllava se i letti erano in ordine, se il bagno era pulito, se gli armadi erano chiusi e così via. Katy e Mary l’avevano sopportata a lungo poi, un giorno, sedute su alcune sedie del giardino, avevano iniziato a criticarla.
-Diventa sempre più invadente.
-E’ vero.
-Controlla gli armadi, la moquette, la vasca del bagno, i divani.
- Che noia.
- Hai visto che aria altera che ha?
-Certo non si può dire che sia simpatica.
-E’ vero.
- E’ la degna collaboratrice della direttrice.
-E’ difficile stabilire quale delle due sia più antipatica.
Katy e Mary avevano continuato a godersi il corso ma un giorno s’erano trovate a parlare nuovamente di Mrs. Rachel.
-Giurerei che l’altro giorno stava fissando la mia borsetta in modo strano.
-Anch’io.
-Sono sicura che sia una idea della direttrice.
-Sì, ma che cosa vuole ottenere?
- Io penso che cerchino qualcosa.
- Che cosa?
- Per esempio dela marjuana.
-Della marjuana?
Katy e Mary avevano trascorso altri giorni tentando di ignorare Mrs. Rachel poi avevano dovuto parlarne ancora.
-L’altro giorno ero nella stanza e me la sono trovata davanti all’improvviso.
-Sapevi che sarebbe venuta. Il controllo si effettua tutti i giorni alle tre del pomeriggio e da quello che ricordo non è mai arrivata con un secondo di ritardo.
-Hai ragione ma, nonostante mi aspettassi la sua visita, è entrata senza fare alcun rumore.
- In effetti ho notato che ultimamente indossava delle scarpe particolari. Assomigliano a quelle delle ballerine.
-Questa è un’altra idea della direttrice.
- Ormai è chiaro che ci controlla tramite le sue subalterne.
-Hai provato a chiedere allle altre ragazze se hanno notato qualcosa.
- Io penso sia meglio evitare. Mi sembrano tutte simpatiche ma dubito che siano disposte a rivelarci che le collaboratrici della direttrice le controllino assiduamente.
- Forse hai ragione.
-Una come quella è molto astuta.
Ora era accaduto che il corso fosse giunto alla fine e che Katy e Mary, nonostante fosse previsto un interminabile discorso finale tramite il quale la direttrice si congedava dalle sue studentesse, avessero deciso di partire dopo la cerimonia che prevedeva la consegna i diplomi. Era una decisione molto particolare perché nessuna studentessa, temendo ritorsioni nel campo del lavoro, aveva mai osato sottrarsi a quella straziante orazione.
Katy e Mary avevano gelosamente custodito il loro segreto ed avevano trascorso le ultime ore che le separavano dalla partenza in modo naturale.
Era l’ultimo giorno di scuola, era mezzogiorno e Katy e Mary avevano ricevuto i loro diplomi.
Al centro del giardino del college svettava un palco di fronte al quale c’erano una moltidutine di sedie.
Katy e Mary s’erano sedute ed avevano osservato l’entrata della direttrice accompagnata dalle sue collaboratrici. Erano almeno venti e anche da lontano avevano quell’aria altera.
C’era un atmosfera strana. Le studentesse osservavano il palco come ipnotizzate.
Katy e Mary avevano atteso qualche minuto poi, furtivamente, avevano raggiunto il college, avevano preso le valigie e s’erano avviate verso la stazione ferroviaria dove, una volta arrivate, avevano atteso l’arrivo del treno parlando delle giornate trascorse insieme.
Era stato quella reiterata comunicazione acustica a distoglierle. Il treno stava arrivando.
Katy e Mary erano salite sul mezzo ed avevano continuato a parlare della esperienza appena trascorsa.
Mary era scesa dopo un’ora e, promettendo di chiamarla presto, aveva salutato la sua amica Katy.
Erano le quattro del pomeriggio quando Katy era giunta a casa. La ragazza era entrata in casa e aveva notato che Grace non c’era. Probabilmente era andata al supermercato perché Katy le aveva telefonato qualche ora prima comunicandole che avrebbe assistito al discorso finale e che sarebbe arrivata verso le sette di sera.
La verità era che voleva farle una sorpresa presentandosi tre ore prima.
Katy era entrata nella sua stanza che si trovava al primo piano, aveva posato le valigie e si era sdraiata sul letto. I ricordi di quei tre mesi erano ancora vivi e le immagini del college le tornavano nella mente.
Katy, cullata da quei flashback, s’era assopita fino a quando un rumore improvviso l’aveva risvegliata.
La porta di casa era stata aperta. Katy era uscita dalla sua stanza e, dal ballatoio, aveva visto una figura femminile che, appena entrata, stava posando delle valigie sul pavimento. Katy era rimasta di stucco. Grace era tornata da un viaggio.
Katy stava per chiamarla quando aveva notato quel particolare. Quella non era Grace ma Mrs. Rachel, la collaboratrice della direttrice.
Non ci posso credere. Quell’arpia mi ha seguita fino a qui. Qualcuno deve averla avvertita che sono andata via senza ascoltare il discorso finale.
Katy, attonita, aveva visto Mrs. Rachel che stava entrando nella camera di Grace.
Che cosa vuole fare? Probabilmente vuole raccontare a mia sorella che sono scappata.
Katy era confusa. Vuoi vedere che quella arpia si è procurata una copia delle mie chiavi quando ero al college?
Ecco perché le altre ragazze erano così intimidite. Quel posto è governato da delle streghe.
Katy era scesa, s’era portata vicino la stanza di Grace ed aveva origliato dalla porta leggermente aperta. Mrs. Rachel s’era tolta il soprabito, s’era tolta le scarpe ed aveva iniziato a specchiarsi.
Che cosa fa? Si specchia?
Katy non aveva creduto ai suoi occhi.
La donna aveva portato la mano destra dietro il collo ed aveva iniziato a sollevare una maschera di lattice.
Katy era stata pervasa dall’angoscia.
Ma chi sarà? Che cosa vuole da me e mia sorella.
Katy, qualche secondo dopo, aveva rischiato di svenire. Ora la donna aveva il volto scoperto e si guardava allo specchio come se volesse controllare che tutto fosse a posto.
Katy aveva dovuto accettare la realtà. Quella era sua sorella Grace.
L’irritazione aveva prevalso sulla sorpresa.
Katy, furiosa, era entrata nella stanza.
-Grace, vuoi spiegarmi che cosa sta succedendo?
- Katy! Che piacere vederti.
-Davvero?
-Certo. Come vedi, ero qui ad aspettarti.
-Mi prendi per scema?
-No. Perche?
-Non tentare di cavartela. Ti ho vista entrare, posare la valigia sul pavimento e dirigerti verso la tua stanza.
-Ti sbagli.
- Che cosa? Sei entrata qui, ti sei tolta il soprabito, le scarpe e poi la maschera.
-Io…
-Come devo chiamarti Grace o Mrs Rachel?
-Stai tirando delle conclusioni premature.
-Ecco perché eri così dolce. Avevi ideato un piano per controllarmi tutta l’estate. Che stupida sono
sono stata. Ad un certo punto ho pensato che tu fossi cambiata.
-Cara…
-Comunque devo ammettere che avevi ideato un piano quasi perfetto.
Rispondevi al telefono da un altro punto del college, entravi nella mia stanza mascherata da Mrs. Rachel e dormivi nelle stanze riservate alle governanti.
Solo un particolare ha rovinato la tua tresca. Ieri, quando ti ho telefonato, non ti ho detto che sarei partita dopo la consegna dei diplomi e tu, convinta che avresti avuto tutto il tempo di precedermi, sei salita, per sicurezza, sul palco con le altre collaboratrici. E’ incredibile. Se non avessi deciso di evitare il discorso finale saresti riuscita ad ingannarmi totalmente.
-Guarda che non è così.
-Smettila. Sono sicura che tu abbia preso il treno che partiva alle tre del pomeriggio.
Era tutto calcolato. Saresti giunta qui alle cinque ed avresti avuto tutto il tempo per prepare una sceneggiata durante la quale avresti mostrato quanto tu fossi felice di rivedermi dopo tre mesi.
-Stai fantasticando.
-Davvero?Peccato che io abbia preso il treno delle due del pomeriggio e che ti abbia preceduto di quasi un’ora. Volevo farti una sorpresa giungendo prima, ma la sorpresa l’ho avuta io.
-Io non so di cosa tu stia parlando.
-Sei incredibile. Nonostante la valigia, la maschera, il soprabito e le scarpe appena tolte continui a negare.
Katy era uscita dalla stanza era andata al piano di sotto e dopo qualche minuto era tornata con un biglietto del treno.
-Questo era nella tua valigia e come vedi è il biglietto del treno che dimostra come tu sia partita alle tre.
Mi dispiace, ma il tuo piano è fallito.
-Io …
-Mi piacerebbe sapere come sei riuscita ad infiltrarti tra le collaboratrici.
Grace aveva confessato.
-Quando tu mi parlasti che volevi frequentare quel college ricordai di avere una amica che è parte del consiglio di amministrazione di quell’istituto. Il resto lo sai. Ho assunto l’identità di MRs Rachel e ti ho controllata tutta l’estate.
- E’ incredibile. Ho trascorso tutta l’estate pensando di essermi liberata di te, invece mi hai sudbolamente spiata tutti i giorni. Ti rendi conto di quello che hai fatto?
- L’ho fatto per il tuo bene.
-Risparmiami questa nenia. L’idea che io potessi sfuggirti ti tormentava e alla fine hai ideato un modo per sorvegliarmi tutta l’estate.
- Non esagerare. Il controllo avveniva una volta al giorno. Il resto della giornata lo passavi libera dai miei sguardi.
- Ho dei dubbi che sia andata così. Secondo me mi spiavi quasi tutto il giorno.
-Come.
-C’era una telecamera nella stanza. Probabilmente trascorrevi un bel po’ di tempo davanti ad uno schermo sito nella zona riservata alle collaboratrici della preside.
-Dai.
- Te lo ripeto. Avevi programmato la congiura perfetta, ma alla fine, un piccolo imprevisto ti ha costretta a gettare la maschera.
-Tutta questa sceneggiata solo perché hai trascorso qualche ora con tua sorella. Penso che sia il momento di smetterla.
-Scusa se mi sono permessa di lamentarmi. La prossima volta ti inviterò a inventare un modo ancora più eccentrico per sorvegliarmi.
- Attenderò che ti calmi e ne riparleremo. Vedrai tra qualche giorno considererai le cose in modo completamente diverso.
-Certo. Come no.
Katy era uscita dalla stanza di Grace ed era tornata nella sua dove, sfinita da quella strana giornata, era caduta addormentata.