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I tamarri
Ha vinto Sanremo una canzone tamarra cantata da Sal Da Vinci dal titolo: "Per sempre sì". Lo so, voi non l'avete ancora sentita perché Sanremo non lo avete visto.
Sono lontani i tempi di De Gregori quando cantava: "Sempre per sempre", una vera poesia. Con gli anni la società si è attamarrata, anch'io mi sento un po' tamarro. Mi veniva da piangere quando Sal è stato proclamato il re del festival: accussì.
Che significa che la società si è attamarrata? Che il cattivo gusto impera ovunque, anche su Alidicarta. Voi direte: "Che c'entriamo noi?" Ebbene, per favore date una scorsa alle nostre poesie, non vi sembrano forse il riflesso tamarroide di una società che ha perso il vestito della semplicità poetica? Tranne pochi anacronisti, è tutto un tripudio di parole tamarre.
Per non parlare di Trump, il tamarro dal pelo aranciato con l'espressione stitica che diverte i suoi fans, l'idolo di noi occidentali, una figura prorompente, d'impatto. Un mondo tamarro ha letteramente spodestato le vecchie abitudini e ora siamo tutti gente da IA (o AI), accussì: ci emozioniamo per melasse finte.