Mar ghe iera. Quel piccolo straccio di terra, tappezzato da piccoli acquitrini di rane gracidanti e aironi latitanti. Così si chiamava un tempo quell'esigua fascia di terra che oggi, tramite un ponte, collega Venezia alla terraferma, quella fascia di terra dove appunto "el mar ghe iera". Zona un tempo paludosa, poi risanata, divenuta sede fra Ottocento e Novecento di produzioni industriali con conseguenze disastrose per quell'ecosistema che caratterizzava la zona. Mar ghe iera, ha perso i suoi connotati primordiali e così il suo nome ha perso il suo significato, trasformandosi in un toponimo qualunque, privo di bellezza cognitiva e di mistero. Oggi é luogo di passaggio, di transito per carovane di cinesi e giapponesi carichi di valigie e macchine fotografiche, é luogo di lavoro per indiani, rumeni, slavi e italiani.
Non tutti notano la quantità di verde che Marghera propone. Non tutti scorgono il nostro Comune, pur adornato dai dipinti dei ragazzi; non tutti notano la biblioteca, grande spaziosa, piena di libri per bambini e di letteratura, Dante, Petrarca e Moccia; non tutti notano le tante medio grandi piccole rotonde arricchite di auto parcheggiate in divieto di sosta che aiutano il viaggiatore straniero inesperto a trovare la propria strada; non tutti notano i vecchietti sputacchianti rinvigoriti dalla bontà del vino; non tutti notano che quelle rane e quegli aironi che un tempo vivevano queste zone non se ne sono andati, basta aspettare il Martedì e il Sabato, dirigersi in piazza, per poter osservare fiumi e fiumi di rane gracidanti. esse osservano, frugano, acchiappano, saltellano da una bancarella all'altra in cerca della miglior offerta. Gracidano e quanto gracidano. Gli aironi? Sono pochi, si limitano alle zone meno affollate, alla periferia, si nascondono e osservano, trattenuti dalle piume un po' grigie e un po' bianche, si mantengono a distanza dall'obliante gracidio, amano il verde, la singolarità, la simpatia di quella zona e un po' come me ripetono "Mar ghe iera".
Mar ghe iera testo di Sciozap