La metropoli brulicava di gente ansiosa, insicura, desiderosa di terminare presto il proprio lavoro. Il cielo seppur terso, mascherato dallo smog, lasciava a fatica intravedere i raggi del sole. Rumori assordanti e grida risuonavano insistenti nella sua mente rendendolo inquieto. Era da tempo che Sergio non si fermava in quel bar tanto amato nel centro della città. Era solito consumare un cornetto soffice, ricco di crema e amarena e un cappuccino bollente sul quale la sua amica Laura amava disegnare un cuore. Il loro legame era stato chiaro sin dall'inizio. Seppur entrambi facessero fatica ad accettarlo. La paura di amare di nuovo e il suo lavoro spesso li tenevano lontani. Erano trascorsi solo due anni da quando aveva divorziato e lui si era chiuso in sé stesso deciso a non frequentare più nessuno, tantomeno a legarsi ad una donna seriamente. Passarono intere settimane senza neppure riuscire a sentirsi quasi come fossero estranei. Sergio era spesso in giro per il mondo a raccontare sui social le sue numerose avventure. Era un traveller blogger oramai abbastanza famoso. Lei amava l'impegno che ci metteva in questo lavoro, riusciva a percepire la sua passione e la condivideva. Ogni volta che era con le sue amiche se ne vantava descrivendo con esattezza ogni particolare dei suoi meravigliosi viaggi. Era come se lei fosse sempre con lui accompagnandolo ad ogni avventura.
Finalmente quella mattina, stanco della sua solitudine, prese coraggio e si diresse al bar pronto a confessarle tutto. Si preparò in fretta. Con la barba leggermente incolta scelse d'indossare il suo abito preferito. Una camicia rossa con dei disegni stilizzati che lei gli aveva regalato in occasione di un suo viaggio in America. Dei pantaloni neri molto aderenti che esaltavano la sua atleticità e i suoi fidati e collaudati stivali di pelle. Scese di corsa le scale del suo appartamento al primo piano non lontano dal centro saltando i gradini a due a due. Arrivato al portone lo aprì con decisione pronto a gridare al mondo ciò che a lungo gli aveva turbato l'animo. Appena mise la testa fuori, col cuore in gola, la sua attenzione fu subito distolta.
Tutta la strada si era riempita di ragazzi facinorosi con striscioni e cartelli di protesta contro i cambiamenti climatici. Erano giorni che non si parlava d'altro nei notiziari. La gente era stufa di sopportare l'aumento delle temperature. Anche Sergio non ne poteva più e quando ne aveva la possibilità era sempre felice di partecipare a simili manifestazioni.
Quella mattina se non fosse stato per la voglia di gridare il suo amore a Laura si sarebbe unito volentieri a quei ragazzi. Con coraggio avrebbe fatto sentire la sua voce difendendo i propri diritti. Si sentìva un cittadino modello e voleva essere un esempio per tutti dando il proprio contributo.
Mentre nella sua mente prendeva forma l'immagine di un mondo migliore la sua attenzione fu attirata da un suono squillante. La sua corsa rivelatrice fu interrotta dalla presenza di un oggetto davvero inaspettato posto proprio davanti al portone. Era una grossa cesta di vimini con un grosso manico.
Ma cosa ci faceva lì? Chi l'aveva potuta lasciare? Cosa poteva contenere? - queste e altre domande si affollarono nella sua testa.
Al suo interno, non poteva crederci, sotto una calda coperta scoprì la presenza di un neonato che piangeva. Non gli era mai capitato di fare un incontro così singolare. Probabilmente era stato abbandonato da poco e per il caos che c'era in giro nessuno lo aveva notato fino ad ora.
Gli prese immediatamente il panico, non sapeva cosa fare, ma qualcosa lo convinse a portare il bambino dentro. Nella sua vita non si era mai occupato di una creatura così indifesa, a stento curava se stesso. Quando era a casa amava la sua solitudine, chiuso nel suo mondo lontano da tutti. Spesso sdraiato sul letto a fissare il soffitto s'immaginava protagonista di un mondo fantastico, quasi come fosse un eroe. Trascorreva le ore in quello stato a dir poco catatonico.
Le urla insistenti di Veronika, la sua cameriera, erano solite ogni giorno riportarlo alla realtà.
Signor Sergio! Signor Sergio! Ancora con la testa tra le nuvole! - gli gridava mentre correva da un lato all'altro della sua camera intenta a recuperare vestiti buttati un po' ovunque.
Tornò su in casa e aspettò l'arrivo di Veronika. Aveva bisogno di parlare subito con qualcuno, non riusciva a smettere di tremare, lei era l'unica che riusciva a calmarlo. Il neonato aveva la febbre e questo lo spaventava parecchio.
Il telefono squillò facendolo sussultare. Era Maurizio, il suo capo, che lo chiamava per confermare il tour di due settimane in Australia con un gruppo di una trentina di manager facoltosi. Si, si sono d'accordo con te - rispose stranamente visto che di solito non lo era. Mandami il programma dettagliato via mail adesso ho altro a cui pensare - Altro? Ti ricordo che manca meno di una settimana alla partenza e devi organizzarti immediatamente non puoi ritardarla. Io ti posso dare una mano se vuoi. - Non ti preoccupare me la cavo da solo. Adesso devo andare. - Che fai attacchi? - Non gli lasciò finire la frase aveva già riattaccato.
La sua mente oramai era persa tra mille pensieri tanto da fargli interrompere presto quella conversazione. Le sue preoccupazioni ora erano rivolte solo a quella piccola creatura. Era completamente preso dall'ansia. Sedutale accanto, non riusciva a staccare gli occhi da lei. Era così tenera e dolce.
Che ci fai ancora qui? - Veronika era entrata dalla porta senza che lui se ne accorgesse. - Non sono mai stato più felice di vederti! Credo di essere sul punto di impazzire! - Il solito esagerato. - Non questa volta - disse lui scostandosi per lasciarle vedere la cesta. - Credo che questa volta tu abbia esagerato! - e lo disse senza neanche scomporsi. Con la sua naturale tranquillità si avvicinò alla cesta per prendersi cura del bambino. Lui rimase semplicemente impalato a guardarla. Non era capace di prendersi cura di se stesso figuriamoci di un bambino. Veronika cominciò a fargli una lista di cose necessarie per il bambino. In Ucraina appena diciottenne era stata costretta a crescere con grande sacrificio i suoi quattro figli. Si era sposata giovanissima credendo nell'amore ma ben presto dovette ricredersi. Il suo matrimonio naufragò nel giro di qualche anno poiché il marito Mikhail, a causa di uno scandalo sul lavoro, iniziò a frequentare brutti ceffi. Ben presto fu coinvolto in un traffico di droga, iniziò a bere e alla fine venne arrestato e condannato a venti anni di carcere per questo e altri reati. Lei tenne duro e riuscì a tirare su a fatica i suoi figli tutta sola mostrando grande coraggio. Per lui era come una mamma, una donna incredibile, carsmatica con una personalità forte. Un chiaro esempio da seguire. La conosceva ad oggi da due anni ma gli era entrata subito nel cuore. Il loro legame era diventato indissolubile. Lei si divertiva a prenderlo in giro, le piaceva molto stuzzicarlo soprattutto quando era stralunato. Lo amava come fosse uno dei suoi figli.
Il suono del citofono li fece sobbalzare. Chi sarà mai? - si domandarono all'unisono. Aspettavi qualcuno? - chiese Veronika. No! Ho avuto già abbastanza interazioni per oggi!
Al citofono era Maurizio. Quando aprirono la porta lui si precipitò dentro agitato. La tua innaturale disponibilità non mi ha affatto convinto. Ho subito pensato che stessi combinando qualcosa. Ho pensato che ti stessero almeno minacciando con una pistola per avermi detto subito di si. - Quanto sei spiritoso!
Il bambino ricominciò a piangere. Che ci fai con un bambino? Che cosa hai combinato? - Io niente...credo! L'ho trovato fuori al portone! - L'hai trovato!? Io ci trovo i gatti fuori al portone, non certo i bambini! - Ovviamente qualcuno ha voluto che lo trovassi! - Amico mi sa che abbiamo un problema! Dai, andiamo! Facciamoci un giro per schiarirci le idee!
Il parco pubblico di fronte casa sua a quell'ora era in pieno fermento. Era l'ora di punta per le badanti. In ogni angolo si vedevano coppie male assortite che camminavano dondolanti con una rassegnata lentezza. Qui e la qualche ragazzino urlante era impegnato in qualche gioco astratto. Si diressero istintivamente verso la fontana decisamente sproporzionata e pretenziosa per quel tipo di parco. All'ombra degli alberi cercarono di sbrogliare quella matassa.
Prima di tutto fammi capire perché ti sei portato un bambino a casa? Stamattina ti sei svegliato in vena di rapimento? - Certo che no! Avevo un buon motivo. Tirò fuori dalla tasca un bigliettino e glielo porse. La frase che c'era scritta era inequivocabile: "Traveller blogger hai dimenticato il tuo bagaglio a mano!"
E nell'angolo in basso a destra c'era un quadrifoglio con vicino il numero trenta.
- Cosa?!.? Deve essere qualcuno che conosci, qualcuno che conosce le tue abitudini. Qualcuno che sa che hai un cuore d'oro e non l'avresti mai lasciato. Sarà una delle tue tante conquiste! - Già! Anche se sono stato sempre molto accorto. - Forse non lo sei stato abbastanza! - Sei il solit...
Ehi! Stai attento!
Un pallone gli aveva fatto cadere di mano il bigliettino. Si piegò a raccoglierlo e rialzando la testa qualcosa attirò la sua attenzione.
Proprio di fronte ai suoi occhi alla fine del parco si intravedeva il bar dove lavorava la sua amata. La scena a cui assistette lo lasciò molto perplesso. Laura e il suo ex marito si scambiavano delle tenere effusioni. Fu uno shock! Non poteva credere che lei provasse ancora qualcosa per lui. Quell'uomo che l'aveva sempre maltrattata, umiliata e purtroppo spesso anche picchiata portandola a denunciarlo. Avevano divorziato anche se lui non era mai stato d'accordo. Se avesse potuto scegliere non l'avrebbe mai lasciata. Aveva un ossessione morbosa per lei. Adesso era lì a provarci di nuovo e a lei sembrava piacesse. Non riusciva a capire. Era confuso. Avrebbe voluto correre da lei per interromperli e chiederle delle spiegazioni ma adesso doveva occuparsi del piccolo. Scavare nel suo passato fra le numerose donne che aveva avuto alla ricerca di un indizio che lo portasse a capire chi fosse la madre del bambino sarebbe stato molto complicato.
Si è fatto tardi! Vorrei tornare a casa dal bambino. Chissà se la febbre è passata? - Ok! Ci sentiamo domani. Ti aiuterò a scoprire la verità su questa faccenda.
Si salutarono e lui sulla strada del ritorno continuava a rimuginare sulla scena appena vista fuori del bar. Aveva lo stomaco sottosopra. Gli sembrava ancora troppo strano soprattutto il comportamento di Laura. Si ripromise che il prima possibile sarebbe andato da lei per un chiarimento.
Dottore come mai non scende la febbre? - Bisogna avere pazienza, ha preso molto freddo. Chi lo ha abbandonato deve essere un irresponsabile! - Dobbiamo portarlo in ospedale? - No, per ora tenetelo al caldo e dategli subito gli antibiotici che vi ho lasciato. Vediamo come passa la notte. Controllategli spesso la temperatura. Dobbiamo sperare che la febbre passi il prima possibile. Adesso devo andare. Tenetemi aggiornato, potete chiamarmi a qualsiasi ora.
Proprio nell'attimo in cui stava uscendo il dottore si scontrò con Sergio ancora pensieroso. Arrivederci! - Arrivederci!
Era il dottore? - Si! Il piccolo sta ancora male così ho chiesto il suo aiuto. - Guarirà? - Dobbiamo solo aspettare e pregare per lui. - Veronika rimani qui con me? - Certo. Non ti lascio solo.
I due passarono quasi tutta la notte svegli e molto preoccupati. Al minimo lamento o pianto del bambino correvano immediatamente da lui pronti a offrirgli le massime cure. Poi quando si riaddormentava tiravano un sospiro di sollievo e cercavano di riposare un po'. Dopo essere corsi diverse volte invano erano sfiniti. Il piccolo non sembrava reagire. Avevano trascorso una nottataccia. Oramai avevano perso la speranza. Stremati, senza forze si addormentarono profondamente. Quando Il sole iniziò a spuntare Sergio si svegliò di soprassalto, corse preoccupato dal bambino e lo trovò tra le braccia di Veronika. Tranquillo la febbre è calata! - Che miracolo! Non ci speravo più!
Era spuntata l'alba e dopo una lunga doccia rilassante, in cui la sua mente passò in rassegna i ricordi dei suoi numerosi viaggi, Sergio si sedette a fare colazione. Aveva bisogno di fare chiarezza in tutta questa storia. Prese un foglio e iniziò a compilare una lista di tutte le sue molteplici conquiste. A fatica riuscì a ricordarle tutte, visto che solo con poche di loro era rimasto in contatto. Lui voleva solo divertirsi ma adesso la faccenda era diventata seria. Si sentì soffocare, non poteva ancora crederci. Scese in fretta dirigendosi nel parco pubblico in cerca di libertà. A quell'ora, erano le otto e mezza, non c'era ancora nessuno, era deserto. Regnava la quiete e il silenzio quasi assordante lo rassicurò. Fece due respiri profondi e sembrò calmarsi. Si sedette per un po' su una panchina di fronte alla fontana centrale. Il rumore dell'acqua lo aiutò a rilassarsi definitivamente. Riuscì così a riordinare la sua mente. Era deciso a scoprire la verità a tutti i costi.
D'improvviso due mani delicate gli coprirono gli occhi e subito un profumo di mirtilli rossi divenne così inebriante e intenso. La sensazione fu estremamente dolce e piacevole. Quell'odore era inconfondibile, in un attimo la sua mente fu piena di bei ricordi.
- Chi sono? - disse la ragazza. Ne riconobbe anche la voce. Sei di sicuro quella matta di Barbara! - Indovinato!
L'aveva conosciuta in uno dei suoi viaggi a Roma.
- Ma che ci fai qui? Sei venuta a dirmi qualcosa per caso? - Niente di che! Sono venuta solo a trovare la mia amica Lisa. Ti ricordi lei gestisce un negozio di fiori qui in centro. - Ah! È vero! Adesso ricordo me lo dicesti per telefono la settimana scorsa. - Essendo da queste parti volevo venirti a trovare. Quando ti ho visto nel parco ho pensato di farti una sorpresa! - Ascolta Barbara, dobbiamo assolutamente chiarire cosa è successo tra di noi. È troppo importante e tu devi dirmi la verità. Il nostro legame è stato da subito ricco di passione. Si è creata una bellissima intesa, una forte complicità. - Si, caro! Aspetta ho capito....ti stai innamorando di me e non riesci a starmi lontano, vero?Vuoi che confessi anch'io i miei sentimenti. In effetti la vera ragione per cui sono venuta qui in città era per incontrarti. Lisa è solo una scusa! In realtà anche io non riesco a starti lontana e credo di essermi innamorata di te. Quando sono a casa a cinquecento chilometri di distanza mi manchi da morire. Spesso ripenso a tutto quello che abbiamo fatto insieme e... - Ferma! Calmati! Ecco! È proprio questo che voglio sapere! - Cosa? - Siamo stati sempre attenti, non è vero? - Certo! Tu hai curato ogni particolare sempre in maniera impeccabile! Mi hai soddisfatta appieno! - No! Non è questo! Non hai capito cosa intendo! Dimmi la verità mica sei rimasta incinta e me lo hai nascosto? - Ah! Ah! Ah! - lei scoppiò in una folle risata. No assolutamente! Anche se pensandoci non mi sarebbe dispiaciuto. Comunque perché questa domanda? - Qualcuno mi ha lasciato un bambino fuori il portone. - Cosa? Sei sicuro che era per te? - Si! Sicurissimo! Devo solo scoprire chi è stato! - Di certo non io! Ma ti aiuterò a scoprirlo! Sarà meglio chiedere a Lisa lei conosce tante persone. È sempre aggiornata su ogni avvenimento del quartiere e di certo non le sarà sfuggita una notizia del genere. - Ok! Andiamo!
Mentre i due si incamminarono squillò il cellulare di Sergio. Era Maurizio tutto agitato. - Devi venire di corsa in agenzia! Dobbiamo parlare! - Ma cos'è successo? - Non posso risponderti per telefono! Vieni subito! - Ok!
Appena arrivati in agenzia Maurizio li fece accomodare subito nel suo ufficio. Lei chi è? - chiese. Barbara! Ti ricordi? Mi sta dando una mano! - Ah! Capisco! Guarda cosa è arrivato qui ieri! Tieni! Gli passò una lettera abbastanza minacciosa.- C'era scritto: "Traveller blogger pensi che la creatura sia tua ora? Ti stanno già alle costole!"
E in basso a destra c'era sempre il quadrifoglio questa volta con il numero ventinove. - Ancora questo simbolo col numero dobbiamo decifrare cosa significa e perché questa minaccia? - Non sei spaventato? Penso che a questo punto dovremmo rivolgerci alla polizia. - disse l'amico. - No! Aspettiamo ancora un giorno ho in mente qualcosa. Ho già iniziato a scremare la mia lista. Tre di loro le escludo perché si sono sposate da poco. Ne rimangono ventisei esclusa Barbara.! - Allora cosa aspettiamo andiamo subito da Lisa potrebbe darci degli indizi utili! - disse la ragazza - Ok! Ci serviranno di sicuro!
Mentre i tre si diressero dalla dolce fioraia Sergio ebbe una sensazione strana. Guardandosi in giro si sentì osservato. Che c'è? - chiese Barbara. Penso che qualcuno ci stia seguendo! Stiamo attenti!
Appena arrivati in negozio Lisa corse dall'amica e l'abbracciò forte tanto da farle perdere il fiato. Finalmente sei arrivata! Ti stavo per chiamare! Poco fa un bambino mi ha consegnato questo pacco! Mi ha detto riferisci al traveller blogger e alla sua amica Barbara che è spacciato! - Perché questa minaccia? E cosa significa sul pacco un quadrifoglio con il numero ventotto? - Fammi vedere! Ancora quest'enigma! E poi nel pacco c'è una rosa nera! Che strano! Dobbiamo assolutamente scoprire che sta succedendo! Lisa devi assolutamente aiutarci! Per caso sei venuta a sapere di un bambino abbandonato? - L'altro giorno una cliente mi ha riferito di aver visto un un uomo incappucciato vestito di nero sulla cui felpa, nella parte di dietro, aveva stampato un quadrifoglio verde che ha lasciato una cesta davanti un portone. Ovviamente adesso capisco che era rivolta a Sergio. Ma perché? - Non lo sappiamo ancora ma lo scopriremo presto! - La faccenda è abbstanza complessa adesso andiamo a pranzo. Conosco un posto davvero interessante! Ci vado ogni volta che ho bisogno di riflettere. Proprio qui in centro c'è un piccolo ristorante di cucina coreana.
Sergio amava fermarsi lì tutte le volte che tornava dai suoi lunghi viaggi per rilassarsi un pò. Era un amante del suo ricco barbecue che riteneva molto prelibato.
Che ne dite? Non è molto distante da qui? - propose - Per noi va bene.
Appena terminato il pranzo la cameriera gli consegnò il conto in una busta con una rosa nera stampata sopra. Appena la videro i tre raggelarono e insieme gridarono : Ecco perché la rosa nera!
La busta conteneva un altro messaggio: "Il conto presto verrà saldato! Cerca tra le spine l'oggetto fortunato" - e accanto aveva sempre un quadrifoglio con il numero ventisette.
Tornati in negozio da Lisa i tre si misero a cercare tra le rose finché ne spuntò una nera. Attaccata su di essa con un nastro bianco c'era una piccola chiave color oro e un biglietto con su scritto: "Il tesoro che hai accumulato d'un botto verrà cancellato" - di lato sempre il quadrifoglio con il numero ventisei.
La corsa degli eletti testo di Nagust