Stronzi.
Mi dicono che sono pazzo, che sono vecchio e stanco e che alla mia età dovrei essere più tranquillo.
Sono sempre pronti ad aiutarmi, a correre ad una mia chiamata, ma sono altrettanto pronti ad un sorriso di compatimento, di pietà, una volta che girano le spalle.
Questa non è la mia vita, non più almeno, ma il tempo, gran bastardo infame, non sente ragioni; proprio adesso che avrei bisogno di lui, proprio adesso che sono debole mi chiude i rubinetti lasciando gocciolare la mia vita piano piano, goccia dopo goccia.
La sua è un amicizia interessata: quando sei giovane ti sorride e ti promette molti anni di successo e di favori, ma poi… ma poi ti trovi su una sedia semovente e ti accorgi che il bastardo è andato e non tornerà più.
Una volta ci scherzavo, dicevo che invecchiando stavo diventando più forte perché riuscivo a piegare l’uccello con la sola forza delle mani, cosa che da giovane non mi riusciva, salvo poi trovarmi una mattina e capire che il primo a morire era stato lui ed oramai non era che una comunissima canna da giardino.
Ed eccomi pronto, alla mattina come tutte le mattine, pronto a che? Ma che cazzo volete voi, lasciatemi vivere in pace, e morire anche in pace; mi dicono che non posso più bere vino, che non posso mangiare quello che voglio o che non mi conviene uscire perché sono deperito, ma che cazzo sono diventato… una specie di pianta grassa, o meglio una specie di reperto da museo: portano i nipotini a vedere il nonno, me li piantano in braccio ed io che non riesco nemmeno a sollevarli quando mi pisciano sopra e così finisce che mi bagno. Ma non mi frega un cazzo perché tanto ero già fradicio del mio di piscio.
E tutti che mi parlano in dialetto, come se l’italiano non lo capissi, e tutti che mi vogliono accompagnare in bagno, come se al cesso dovessero andarci loro, e tutti che mi portano i biscotti, come se a tutti noi vecchi piacessero i biscotti. Mi chiamano tutti nonno e da me pretendono di sapere come si toglie il mal di testa, come si cura il bruciore di stomaco, ma a me il bruciore di culo non me lo toglie nessuno.
La verità è che a nessuno frega nulla di me, pesano i turni per curare il nonno (i turni da nonno-sitter), mi vorrebbero tenere come un cimelio sottospirito, per conservarmi, non importa se vivo e vegeto, vivo, magari solo vegeto, o nessuna delle due.
Guardate che non sono un mobile antico, io non aumento valore invecchiando.
Poi lui, sì ancora il gran bastardo: mi fa scherzi, mi sveglia in piena notte, così solo per ricordarmi che il mio sorriso sta lì, sul comodino, che l’orologio corre più veloce nel sonno e che il pigiama oramai mi si è attaccato addosso come l’odore di vecchio, di naftalina e di muschio.
E adesso vedo il sole sorgere attraverso la finestra come quando da ragazzino mi alzavo per andare al campo, ma soprattutto io vedo il sole tramontare, in continuazione, senza bisogno di guardare con gli occhi dalla finestra.
Ridete, ridete pure, siete riusciti a mettermi via, come un cappotto che prima o poi qualcuno butta via, ma siccome non si sa chi sia il colpevole a nessuno frega nulla. Ogni tanto venite a guardare nell’armadio e mi sorridete, quasi vi stupite che il vecchio cappotto sia ancora lì, anzi ne siete felici.
Basta che non dia troppo fastidio il cappotto, basta che non occupi troppo spazio.
Grido, cazzo se grido, e bestemmio anche, perché altrimenti nessuno si accorgerebbe di quello che dico, di quello che penso: mi ascoltano solo se parlo di tempo e di proverbi.
Adesso basta pensare perché il bastardo si è ricordato ancora di me: e sì, mi sono cagato addosso.
È proprio da stronzi passare una vita intera a cercare di campare per poi finire così.
stronzi testo di bomber