23/03/2026

scritto da L
Scritto 23 ore fa • Pubblicato 20 ore fa • Revisionato 20 ore fa
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Autore del testo

Immagine di L
Autore del testo L
Immagine di L
Tra le guglie di una cattedrale interiore e il fango di una strada nuova, queste righe tracciano il perimetro di un’assenza. Un cammino che attraversa il nero pece per trasformare le urla in voce e il dolore in architettura.
- Nota dell'autore L

Testo: 23/03/2026
di L

Lontano la cerco, spero invano

Un ritorno atteso, a piangere su un divano 

Ti ho cercata un po' ovunque, negli angoli e nelle piazze

Serve guardare dal basso, non dalle alte terrazze 

Mi manchi, non te lo nego

A farmi compagnia ora non so se c'è il mio, il tuo, il nostro ego

Se c'è quel piccolo bambino o un lettore cieco

O sono solo io, preso in giro, in questo teatro greco?

No, non stavolta 

Sto cercando, scappando, se va bene trovo una svolta 

Sei in quelle canzoni, nelle mie cuffie a fare a botte 

Intorno sempre la stessa gente, un po' parla, un po' sfotte

Davvero mi spiace se pensi che non so dare peso alle cose 

Io che di tutti questi drammi, ho trasformato le urla in voce 

Quella notte, in un letto, tomba dei miei sentimenti 

Nelle mie lacrime vedevo tutti i nostri baci spegnersi

Non so se tu ci hai mai pensato 

A quanto stavo male anch'io per il nostro triste fato

Non so, forse per te ero immaturo 

Troppo piccolo, troppo ingenuo per un amore duraturo

Giornate intere passate a pensare, 

A quanto stessi immobile per ricordarmi chi mi sapeva amare

Prima di te ce n'erano altre, 

Se ne sono andate via, prima dell'inizio, tutte quante 

Grazie dio per darmi tutto questo niente 

Oggi il mondo cambia, una notte è nelle ombre del giorno che si sente 

Passeggiando, dimenticando, distraendomi

Riflettendo, ascoltando, addentrandomi

Prendo una strada nuova, voglio scoprire chi resta

In una strada che da vicolo mostra tutta la sua ampiezza

Difronte a te, l' architettura del dolore 

Una discesa progressiva fino allo stop del cuore

È la mia casa, una un po' più brutta di quelle affianco 

A ripensare a quei giorni calpestati da un tango 

Fermo il mondo in un pomeriggio perpetuo, 

A raccontare cosa vivevo in quella casa, il sangue nello scheletro 

Mangio senza troppa fame, parlo a stento

Più le urla a volte, che rimbalzavano sul cemento 

Altri giorni una calma anestetizzante, 

Che forse avevà pietà di quelle stanze

L'ingresso è varcato, anche se un po' frastagliato

Dentro nero pece, niente calma né pace

A schiare blu depressivo, opalescente 

Trasuda sangue da un soffitto opprimente

Colonne a schiera, 

Io sicuro, mi incammino

Da sinistra e destra vengo scrutato da mani lunghe che si avvicinano

Nelle braccia non c'è forza, solo rabbia che basta ad allontanare 

La forza di chi ce la fa' da solo in un mondo difficile da abbandonare 

Banchi in fila, tutti seduti in uno stadio di matti

Coltelli come sorrisi, partono a scatti

Passeggio tra quelle file

Altalenante, tra gli alti e bassi della fine

Santi o demoni, che differenza fa'?

Cambia la prospettiva, il bene e il male non si sposta

Nascondino tra quelle sbarre

Il bambino e la mia ombra

Questa luce entra a spacco, mi dà fastidio... Ingombra 

Mi trovo lì finalmente, al centro dell' incubo

Una falena al centro a fare da spessore incavo

È grande, come te... I tuoi occhi 

Sei stata la prima a dirmi che i miei non erano tra i troppi

Le sue ali, residuo di volontà 

Fragili come il confine labile con l' altrove 

Violente come porte scardinate dal dolore

Piccola farfalla sopravvissuta, 

Perché la tua forza, grazia, fragilità, mi rifiuta?

Sono un piccolo bruco in confronto al tuo volo liberatorio che maturità trasuda?

Che bruco, al massimo un cane bastardo 

Non sono mai stato poetico, né freddo né caldo 

Ho sempre pensato che ciò che è vero fuori, non rispecchia ciò che sei dentro 

Perché non c'è corrispondenza tra il mondo macroscopico e microscopico, a parte l'intento 

Cane che cammini bastonato dal tuo cielo 

Mascherando la bestia che hai dentro, sotto un' ombra a fare da velo

Ribellati, uccidila, mangiala

No, cortocircuito, stacca

Non sono come loro 

Disposti a provare tutto pur di scoprire senza più un ritrovo

Perché ci facciamo la guerra?

Esistono obbiettivi più grandi di un piccolo pezzo di terra?

Quante volte parli di valori, onore.... Sai apprezzare un fiore?

Sono un radicato fungo, che fa' uscire parole dalle sue spore

Guerra universale senza pace individuale 

Sangue cremisi schiarito da globuli opachi del male

"Siamo soldati fra nelle piastrine

È nei globuli e nelle piastrine"

La guerra è un confronto che non genera crescita 

È questo quello che la tua mente esercita?

Ti voglio bene anche ora, 

perché l'amore è tale da quando ti accarezza a come ti lascia e ti sfiora 

E ti chiedo scusa se non ero troppo alto per aver vissuto un po' da bambino...

Ma mi hai guardato da sicurezza ad arroganza, arrivati a lontano, partiti da vicino 

Lontano... Ci sentiremo a breve

Un peso su di me, grosso, grava, greve

Ti dirò che quel cane bastardo, quel bruco immaturo, avevano dentro il dolore, materia prima delle cose 

Io li ho trasformati: da piccoli a grandi, da bestemmie a parole, da poesie a prose

Sono io: la sintesi delle nuove cose 

Ecco cos'è l'evoluzione

Non è solo dolore, è l'arco esponenziale che culmina in aspirazione 

La mi bilancia ora si basa su due cose: quante ne puoi prendere e quante ne puoi trasformare in cose buone 

La mia vendetta è più subdola di questo, è il fischio del vento lasciato da questo piccolo gesto 

Io e tu, soldato

Siamo i sopravvissuti al tempo in questo mondo malato 

Di questa cattedrale conosco ogni labirinto mentale 

Ma tutto cambia se cambi piano, scendi le scale 

La cripta risonante di silenzio 

Al limite due tombe separate da un lume spento 

Una del soldato, pianto dal suo tempo

Scaltro per il coraggio, valore senza senso 

Ti ammiro anch'io per aver dato la tua vita per qualcun altro non sempre fine a sé stesso

L'altra del poeta, senza fiori, murata dal cemento 

Io non ho fame di parole, ho sete di lacrime che cadono su questo testo

Ne scorgo solo uno: un piccolo fiore di ferro 

Come le guglie di questa cattedrale che grattano il cielo, pungendolo

Squarciante dolore, infinito silenzio

23/03/2026 testo di L
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