La felicità

scritto da Checco97
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Checco97
Autore del testo Checco97
Immagine di Checco97
I ricordi sono l'arma vincente per poter affrontare il futuro... Avevo una grande nostalgia.
- Nota dell'autore Checco97

Testo: La felicità
di Checco97

Ricordo il profumo dell'infanzia, i bei momenti passati a giocare con gli altri fanciulli. Tutti spensierati, la ragione non aveva ancora avvolto del tutto la nostra sensibilità, si rideva, si scherzava, si piangeva. Ricordo la libertà di poter correre nei prati, le lunghe corse in bicicletta, con quel gruppo di amici che da sempre ha avuto un punto d'incontro, il cortile di una scuola. Il tempo scorreva e noi perdevamo la concezione del tempo, tornavamo a casa quando faceva buio. Ricordo i rimproveri delle mamme che ci invitavano a tornare prima che facesse buio, perché erano impaurite che qualcuno di cattivo animo ci potesse fare del male. Ma noi eravamo talmente liberi che non davamo ascolto alle loro preoccupazioni, finendo così a letto senza cena. Non era un buon affare, però eravamo felici e durante la notte eravamo impazienti di vedere la luce, immaginando già un nuovo giorno di felicità. Conoscevamo soltanto quella, non potevamo pensare che la vita ci avrebbe riservato anche la tristezza e l'infelicità, troppo innocenti per capire come funzionava il flusso vitale. Non facevamo caso ai battiti forti del giovane cuore dopo una rincorsa a nascondino, non facevamo caso neanche al ginocchio che di tanto in tanto subiva traumi con profonde ferite, troppo felici per pensare al dolore. E la sera, al calar della notte ci investiva un vuoto, forse di nostalgia perché non amavamo molto il momento dei saluti, ma ogni sera era una promessa, una certezza, che ci saremmo rivisti l'indomani. Ricordo il sapore della sete, che era sempre molta in quei momenti, e alla prima fonte si beveva con le mani sporche di terra, senza pensare molto ai batteri che avremmo ingerito. Dopo aver bevuto era d'obbligo la gara di chi riusciva a bagnare l'altro, e quante volte si tornava a casa inzuppatti d'acqua, dovendo subire anche qualche "carezza" della mamma, che doveva, con la sua pazienza fare un gran lavoro per starci dietro. Che bei momenti, ricordo il profumo di fritto che d'estate echeggiava in qualsiasi via del paese, e la piazza era un teatro, in cui la gente andava a chiacchierare e ad ascoltare i problemi di tutti. Dov'è finita tutta questa felicità? Possibile che sia svanita così in fretta? Dov'è il bambino che è in noi?
Davvero non sarà più possibile avvertire queste sensazioni?
Che ricordo potranno avere i bambini del presente, che trascorrono le giornate rincorrendo personaggi dietro uno schermo, anziché uscire e darsi quel famoso appuntamento nel cortile di una scuola?


La felicità testo di Checco97
3