Senza fine

scritto da Brandon Megane
Scritto 17 ore fa • Pubblicato 6 ore fa • Revisionato 6 ore fa
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Storie di legami esistenziale comprensibili da pochissimi eletti
- Nota dell'autore Brandon Megane

Testo: Senza fine
di Brandon Megane

"E adesso?", mi chiese.

"Adesso cosa?". Non seppi rispondere altro.

Era il momento più triste, il momento dell'addio e dell'abbandono di ogni progetto fatto insieme. Il momento di lasciarci vincere dalle circostanze e dal destino. E forse anche dalle nostre scelte scellerate.

Pianse. Non avrei mai immaginato che lo avesse fatto. L' abbracciai e subito di scostò da me, quasi a voler allontanare quell'attimo, quasi a non voler accettare, negando quell'abbraccio, la nostra separazione imminente.

"Non possiamo farci niente, piccola", cercai maldestramente di rincuorarla, "Il nostro tempo è finito. Non so chi lo ha deciso, se il fato, io, o tu. Ma è così, dobbiamo accettarlo".

Si allontanò di qualche metro voltandosi di spalle. Il sole picchiava forte e il cielo era azzurro e limpido. Giornata perfetta per un addio. 

In lontananza la nave che l'avrebbe portata via avanzava minacciosa, ingrandendosi sempre di più sulla superficie dell'acqua che rispecchiava perfettamente l'orrore di quella giornata di agosto.

Si voltò di scatto, come preda di una folgorazione: "Andiamo via!", urlò, "Scappiamo insieme!".

Risi. Forte. Più forte di quanto avrei dovuto, ma non riuscii a trattenermi: "Piccola, io sto morendo, dove vuoi che andiamo?".

Gli amori, o almeno quei pochi di essi che sono eterni, sono purtroppo soggetti a ogni genere di prova e tormento, e anche il nostro non era stato da meno. Il concatenarsi causale e in parte casuale delle dinamiche essenziali dei nostri destini aveva fatto in modo che ci incontrassimo in quella sezione spazio/temporale assolutamente impossibile, ma allo stesso modo, beffardamente, avrebbe posto, da li a poco, il termine alla mia patetica e inutile esistenza. 

"Lontano", gridò disperatamente in preda allo sconforto e alla disperazione, "andremo lontano. Lontano dalla morte. Talmente lontano che non riuscirà a raggiungerci". Piangeva disperata.

Tentai di abbracciarla nuovamente e questa volta ci riuscì, anche perché lei me lo permise.

"Non fare così, piccola. È finita. Prendiamone atto. Sali su quella nave e scordati di questo fallito. Cerca un nuovo amore e dedicati completamente a lui. Mi auguro solo che ti ami almeno la metà di quanto ti amo io".

Si liberò dall'abbraccio e dopo avermi fissato per alcuni istanti mi diede un violento schiaffo sulla guancia.

La fissai a mia volta, capendo che era seriamente convinta di quello che aveva detto e che non si sarebbe arresa per nulla al mondo. 

Mi toccai la guancia indolenzita per carpirne il dolore e la sofferenza che stava provando e così mi convinsi ingenuamente che forse aveva ragione e che ci fosse davvero una speranza. Annuii col capo e le dissi: "Ok, andiamo".

Mi prese la mano e cominciò a correre veloce, sempre più veloce. Io la seguivo, non potevo fare altrimenti. L'avrei seguita anche in fondo al mare perché non potevo fare altrimenti. Non avrei mai potuto allontanarmi seriamente da lei.

Superammo rapidamente le metropoli dispersive delle terre abbandonate nelle esistenze vaganti nel cerchio razionale e giungemmo nelle vastità dei deserti di solitudini, isolati dalle combinazioni materialmente involutive e li, lei, fu presa dal panico. La strinsi a me forte, come non l'avevo mai stretta, ma il sentimento sorto nel suo animo cresceva a dismisura e divenne presto fuori controllo. Sparí nel vortice di alienazione individuale che la trascinò lontano da me verso luoghi a cui non mi era permesso accedere. Vagai per diversi millenni tra gli scorpioni gialli delle dune e le oasi immaginarie di acque inquinate da alcolici e sperma secco, obbligandomi a berne solo lo stretto necessario a continuare la fuga, nella speranza di ritrovarla più avanti. E così fu: nella fiducia smarrita tra le palme di capelli cadenti e frutti indecenteme grassi la vidi trasmettermi quel messaggio impressosi indelebile nel cuore, che mi annunciava la parziale evoluzione dei segreti amori contenuti nell'animo umano: "Sono tornata senza possibilità di vederci nel tempo che celere ha scolpito il nuovo viaggio". 

Crollai nella sabbia insicuro del futuro e di quello che sarebbe successo da allora in avanti. 

Disperato, affondati nella prima oasi libera dai ragni stagnanti nelle tele intessute nelle acque e bevvi tutto, fino all'ultima goccia.

Le dimensioni si susseguirono senza soluzione di continuità, logicamente intessute l'una nell'altra, nel buio degli incubi ammaestrati per placare gli animi inquieti. Mi lasciai disperdere dalla sensazione di inesistenza che caratterizzava quel luogo e nel massimo dell'incoscienza la ritrovai, bellissima, come non era mai stata. Ci unimmo in comunione di corpi attraverso un amplesso che durò un istante fuori dal tempo e dalla logica e poi proseguimmo la fuga. Nei silenzi e nei lamenti giungemmo infine ad una spiaggia piena di figure anonime stese e attaccate tra loro come un unico corpo. Il mare, calmo e cristallino faceva da cornice ad una sensazione di bruciore e paura materializzando nelle sue profondità una grossa nave che minacciosa avanzava verso di noi.

"E adesso?", mi chiese.

"Adesso cosa?". Non seppi rispondere altro.

Senza fine testo di Brandon Megane
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