Ombra cannibale...

scritto da Giullare della morte
Scritto Ieri • Pubblicato 21 ore fa • Revisionato 21 ore fa
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Autore del testo Giullare della morte

Testo: Ombra cannibale...
di Giullare della morte

— Ieri, l'ombra mi ha completamente inghiottito.
Ha letteralmente cannibalizzato ogni mio lembo di carne e ossa.
Il mio guscio di pelle, che segrega i miei sacri sepolcri, si era tragicamente liquefatto in meno di un secondo; ero diventato una chiazza, una poltiglia nerastra che sapeva di sporcizia.
Pensavo a uno strano e nefasto sortilegio; che la nemesi mi si fosse presentata sotto forma della mia ombra e che l'aldilà non fosse altro che oscurità. La mia fedele e taumaturga ombra si era ribellata.
Eppure, ero cosciente di quella strana metamorfosi: sentivo che ogni funzione neurologica era attiva, i cinque sensi ben allineati al palinsesto dettato dalle voluttuose percezioni esperienziali. L'ippocampo, come al solito, mi trasmetteva il passato.
Il divenire della mia anima non si era mutato in volo di colomba o di corvo, ma in un’entità invisibile, con arti inerti che gironzolavano indipendenti per i fatti loro. Il mio corpo era ormai intabarrato, se non dissolto, in quella incorporea ombra. Tuttavia, la mia anima e la mia ragione erano ancora attive, coscienti e iperproduttive; aleggiavano beatamente in chissà quale cunicolo spazio-temporale. Si era verificato uno sdoppiamento alquanto paranormale.
Ho deciso di lasciarla andare in giro per il paese.
Data la giornata seminuvolosa, con il sole che andava e veniva, nessuno — credo — si accorse di quell'ombra che spazzolava il marciapiede, confondendosi tra tante altre. Le ho ordinato di osservare le mie abitudini giornaliere e di avvicinare le persone che frequento abitualmente, per riferirmi poi dettagliatamente ciò che avesse udito.
Aspettai con fervida trepidazione il ritorno di quella muta chiazza che aveva inghiottito il mio corpo in un sol boccone.
Finalmente tornò, prima della penombra serale; prima che il sole si eclissasse dietro il Circeo per poi scomparire. Temevo di non rivederla più e di perdere così il mio fedele confessore, il mio gemello, unico e silenzioso amico.
Le chiesi cosa avesse sentito sul mio conto:
"Ombra, cosa hai udito? Hanno parlato di me? E se sì, lo hanno fatto in modo benevolo o maligno?"
— Certo che hanno parlato di te.
Hanno parlato così tanto di te che ti restituisco subito il tuo corpo, affinché tu possa tornare a essere qualcosa che non abbia nulla a che fare con il genere umano. Ti hanno insozzato a tal punto che il mio nero, al confronto del loro sporco parlare, sembra quasi luce.
Ombra cannibale... testo di Giullare della morte
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