734 - A proposito di backup

scritto da ioffa
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A proposito di backup non fatti nei momenti giusti, un piccolo racconto in strofe di 6 versi ciascuna, simmetricamente settenario, quinario, due endecasillabi, quinario e settenario a rime ripetute abCAbc.
- Nota dell'autore ioffa

Testo: 734 - A proposito di backup
di ioffa

Era di primavera,
secolo scorso,
precisamente fu il novantadue;
la vita mia scorreva lusinghiera,
io come un orso
che resta sulle sue

per non farsi distrarre,
studiavo tanto
avendo pure un ottimo profitto
sfuggendo vino carte o anche chitarre:
studio soltanto,
sui libri a capofitto.

Ma nell’appartamento
qualche invitata
di tanto in tanto pure capitava
e capitò così questo tormento:
luce fatata
quel viso mi lanciava.

Sorriso straordinario,
dolci parole,
due coccole colpirono il mio cuore
facendomi cascare in uno svario
che ancora duole…
io zimbello d’Amore!

Era quello il momento
di backupparmi!
Quello il momento in cui finiva tutto,
niente più sogni, solo lo sgomento:
per rovinarmi
quando fece debutto

un’assurda follia,
persecuzione,
una sequenza lunga di deliri
con cui rendeva aberrante la mia
consacrazione
a tutti i suoi sospiri.

Inutili di amici
i tentativi
di togliermi dagli occhi quei salami…
finii pure per farmeli nemici:
«Brutti e cattivi!
Tranquilla, di' che m’ami!»

E pure quando poi
in psichiatria
mi dissero che andava a peggiorare:
«Tranquilla che ci basteremo noi!»
e andavan via
da me persone care

che aveva il vizio assurdo
di tormentare
perché gli amici miei voleva suoi
mentre io la supplicavo pure in curdo
di lasciar stare,
parlar solo tra noi.

Università persa,
mille lavori
da cui cacciavan via in pochi mesi
perché con la sua logica perversa
i miei datori
venivan pure offesi!

Tirato da catene
mi trascinava
in un profondo baratro assai stigio
fin quando i miei compagni, per mio bene¹,
a suon di clava
quand’ero al mio fastigio²,

riuscirono a salvarmi,
valige pronte
e il treno per tornare a casa mia,
dall’incubo veloce allontanarmi
tagliando il ponte
dall’insana follia.

Ma il troppo tempo perso
m’aveva reso
uno sconfitto senza più speranze
senza ragion di star nell’universo
e resto leso
nelle mie vecchie stanze.

Potessi ritornare
in un istante
a quella maledetta primavera
farei la scelta che mi può salvare:
starei distante
dalla folle megera!

Lì, proprio in quel momento
ripristinare
da un bel backup completo in sicurezza
quei giorni in cui studiavo ben contento
senza pensare
a nessuna carezza.

Ma quel backup purtroppo
no, non esiste
e non c’è modo di recuperare
la vita e i sogni persi e quindi schioppo
restando triste
davanti a un freddo mare.


¹: d’appartamento, l’ultimo appartamento in cui mi rifugiai in quella città e lei veniva a dar fastidio anche a loro, ovviamente;
²:
all’acme dell’esasperazione.


ioffa, 23/04/2026

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