Nel piatto ancora caldo
si raffredda lentamente il giorno,
e dentro quel freddo ostile
abita una lingua che nessuno traduce.
È lì che il tempo si siede prima degli altri,
con mani che ricordano
una presenza senza soglia,
un essere insieme
che non coincide.
E sorridi,
perché si sorride a un treno
che passa senza fermarsi.
Qualcuno chiama,
e tu rispondi subito,
come si risponde a una campana
per essere certi che esista ancora.
Quando la sera chiude le tende,
resti dentro i muri,
ma un poco più lontano
da ogni possibile stanza.