amore posseduto

scritto da greacy2000
Scritto 10 anni fa • Pubblicato 10 anni fa • Revisionato 10 anni fa
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Autore del testo greacy2000

Testo: amore posseduto
di greacy2000

TRAMA
Un ragazzo solitario in un dormitorio fatiscente, una graziosa fantasma innamorata, una vicina veramente impicciona e una possessione illegittima creeranno un romanzo mozzafiato.

1° CAPITOLO
Kazuya Yoshizu è uno studente modello, è il primo della classe per quanto riguarda i voti, dal punto di vista estetico è un gran figo, con occhi e capelli neri come le ali di un corvo e di alta statura, il suo unico punto debole è che ama la solitudine. Riguardo la sua famiglia invece, ha dei pessimi rapporti, ed è per questo che ha deciso di trasferirsi nel dormitorio della propria scuola, anche sapendo che sarebbe stato l’unico inquilino, che non aveva una responsabile e che il dormitorio praticamente cadeva a pezzi. Kazuya era un ragazzo molto responsabile per cui non si preoccupò più di tanto, ma non sapeva ancora cosa lo aspettava… Però, come dicevo, quello era un dormitorio veramente fatiscente, non si poteva neanche definire abitabile, infatti non appena ci si trovò davanti pensò immediatamente che fosse una causa persa, il dormitorio era unicamente maschile, ma disabitato, l’ala ovest dell’edificio era crollata mentre l’ala nord sembrava essere stata distrutta da un incendio, per il resto il tetto era pieno di buchi e le assi del pavimento erano marcite, insomma, una vera e propria casa degli orrori! Kazuya controllò ancora una volta l’indirizzo del dormitorio sul foglietto sgualcito e dopo essersi reso conto che era arrivato al posto giusto, prese la chiave di legno della sua camera e cercò sul retro le indicazioni incise per arrivarci, così ci si avviò facendo molta attenzione a non camminare sui punti di legno particolarmente marci. Lo avevano assegnato alla camera n° 215, probabilmente l’unica stanza abitabile in quell’orribile posto, per entrare nella camera non ebbe neanche bisogno di usare la chiave perché non appena toccò la maniglia la porta si scardinò e cadde a terra con uno schianto. E lì, proprio al centro c’era la ragazza più graziosa che avesse mai visto, aveva lunghi capelli ondulati color cioccolato fondente, grandi occhi chiari ambrati e un minuscolo corpo con forme sinuose seminascosto da una lunga camicia da notte azzurro chiaro che le arrivava fino ai piedi, riuscì a malapena a capire cosa stesse succedendo che la ragazzina si lanciò fuori dalla stanza con un urlo, la sua voce era vibrante come l’aria e delicata come la brezza estiva. Non appena si riprese pensò immediatamente che qualcosa non andava, insomma, quello era un dormitorio maschile! Ma comunque essendo ormai disabitato e in rovina qualunque curioso avrebbe potuto penetrarci facilmente, ora che ci rifletteva quella ragazza era molto pallida anche se non sembrava essere malata, anzi, gli era parsa piuttosto vivace e coraggiosa ad entrare in un edificio come quello… Chissà, magari aveva fatto una scommessa con le amiche, ah, ma a lui che importava? Non si era mai interessato alle ragazze, anzi, non si era mai interessato a una persona che non fosse se stesso, era proprio per questo motivo che i genitori l’avevano cacciato di casa e suo fratello non gli parlava da settimane, l’unica persona che gli voleva veramente bene era sua sorella. Ripensando a lei cominciò a chiedersi il motivo per cui lei non lo respingeva, aveva cominciato a stargli attorno subito dopo l’incidente: 3 anni prima lui e la sua famiglia erano andati ad una escursione per le montagne e più o meno a metà percorso si erano fermati a pranzare vicina a un fiume, lui a quel tempo aveva solo 12 anni e la sua sorellina di 5 anni più piccola aveva appena compito i 7. Sua sorella Giselle a quel tempo era molto curiosa, per cui non appena vide un pesce toccare il pelo dell’acqua, si precipitò subito a vedere cosa fosse, si sporse solo quel tanto che bastava a vedere il pesce, ma per sua sfortuna l’argine era molto paludoso e non resse il suo peso, Giselle cadde nel fiume con un sonoro “PLOF”, purtroppo né lei ne i suoi genitori sapevano nuotare e suo fratello Giacomo era troppo lontano per essere di qualche aiuto, così dovette agire lui, non sapeva neanche perché l’aveva salvata, ma quella storia finì con solo una polmonite da parte di entrambi. Da quel giorno non gli dette un attimo di tregua, se si faceva male andava da lui, se non capiva un compito chiedeva a lui, se aveva paura la notte dormiva con lui e se a scuola si sentiva male faceva chiamare sempre e solo Kazuya, in altre parole lei lo adorava; comunque, tornando alla stanza, Kazuya notò che non era neanche messa troppo male. A parte la porta che, se qualcuno la toccava, cadeva a terra, l’armadio anche se aveva qualche strato di muffa in superficie, l’interno era ben protetto e profumato di paraffina, appena ebbe finito di sistemare i vestiti all’interno dell’armadio si buttò sul letto per riposare, ma sentì qualcosa di duro contro al fianco, quando controllò cosa fosse si accorse che era un coltellino svizzero arrugginito con abili intarsi sul manico, subito pensò che se lo fosse dimenticato la ragazzina di prima così cercò un luogo sicuro dove metterlo per poterglielo ridare la prossima volta che si sarebbero visti, se ci fosse stata una prossima volta, così prese una torcia e si chinò sotto al letto per nasconderlo tra le assi ma non appena accese la luce vide un’incisione sul piede del letto, c’era scritto un nome: EMILY. Emily, Kazuya era sicuro di avere già sentito quel nome, molto tempo prima, un nome che gli rammentava la sua infanzia ricoperta da un velo di amnesia, ma cercando di ricordare gli venne un forte mal di testa, per cui decise di non pensarci più e di mettersi a studiare per la verifica del giorno dopo, ma non appena cercò di concentrarsi su storia, ecco che le lettere cominciarono a muoversi, le vide sfocate, poi molto limpide e che si muovevano sulla pagina, Kazuya non riusciva a capire quello che gli stava succedendo, poi tutto d’un tratto finì all’improvviso come era cominciato e sentì un venticello freddo che gli arrivava proprio dietro al collo, come un respiro congelato, poi quella voce, una voce dolce e gelida al tempo stesso che gli fece venire un brivido per tutta la spina dorsale:
-vattene, questo non è il tuo posto, non puoi stare qui, non te lo permetterò. Vattene!-
Kazuya si girò lentamente per vedere con chi aveva a che fare e quando riuscì a guardarla in faccia… Era la ragazzina di prima!
amore posseduto testo di greacy2000
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