Omaggio a Giovanni Falcone 28 anni dalla strage di Capaci
- Nota dell'autore OltreMe A. M.
Testo: Ucciso a Capaci di OltreMe A. M.
Giunse puntuale il pugno nero sull'odiata mano chiamata giustizia. Calo' sulla pece la sua polvere di morte tra l'asfalto fatto di paura. Un uomo gridava la sua parola credeva nella verità e non aveva paura, cercava una vita diversa in una libertà persa. Nelle sue braccia corpi spenti dell'innocenza nei suoi occhi voglia di non voler tremore. Il silenzio e l'inferno, il respiro e il dolore nel vedere ancora un urlo alzato al cielo ad un Dio che non vede. L'odio nelle briciole di pane dove la forza cede e la vita ha smesso di essere. Ma quell' uomo credeva, conosceva, sentiva, soprendendo quel muscolo che batte forte e sempre sorprende. Era ingombrante, per chi mai sazio di denaro ha creato vite ambigue sulla soglia dei tompi. E il tempo s'arretra, il bagaglio si svuota e il gelo avvolge tutto nell'odio che addormenta i figli della verità. Oggi quell'uomo non vede più il sole, ma la sua voce intona e fa rumore. E dice “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine." Giovanni Falcone
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