Il profumo della mandragola

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Testo: Il profumo della mandragola
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In un vicolo cieco dove l’acciottolato era sempre umido, viveva Luna. A ventotto anni, era l'unica della sua stirpe a non aver mai acceso un focolare con uno schiocco di dita o previsto il futuro in una tazza di tè. Per la comunità delle streghe, era un "ramo secco". Ma Luna portava la magia nel sangue in un modo diverso: le sue dita conoscevano istintivamente il peso esatto di ogni radice, e il suo olfatto scindeva i componenti di un veleno come se leggesse uno spartito musicale.Julian arrivò alla sua bottega in un martedì di pioggia. Anche lui aveva ventotto anni, ma portava sulle spalle il peso di una vita già scritta da altri. Un matrimonio di convenienza, solido come una prigione di marmo, e un anello d’oro che sembrava pesare più di un’incudine.Non cercava un filtro d'amore — quelli Luna non li preparava mai, li considerava inganni volgari. Julian cercava sollievo per un'insonnia che lo logorava.

?"Non posso darti il sonno se la tua mente non vuole dormire," gli disse lei, pestando bacche di ginepro in un mortaio di pietra.

"Allora dammi qualcosa che mi faccia sentire sveglio, almeno per un’ora," rispose lui, guardandola con un’intensità che nessuna formula chimica avrebbe saputo spiegare.

?Nelle settimane successive, le visite di Julian divennero una consuetudine. Non c’erano incantesimi, solo il vapore delle infusioni e conversazioni che duravano fino all'imbrunire. Si innamorarono nel modo più umano possibile: attraverso le parole e i silenzi. Ma il mondo fuori non era fatto di erbe officinali. Julian era un uomo vincolato, e Luna era una donna che non poteva guarire i cuori spezzati, nemmeno il proprio.

?Una sera, Julian si presentò alla bottega con il volto segnato. "Non posso più restare nel mezzo," sussurrò. "Mia moglie sospetta, la mia famiglia preme. Restare con te significa distruggere tutto ciò che ho costruito, ma lasciarti significa smettere di respirare."

?Luna non pianse. Prese una boccetta di vetro ambrato, senza etichetta.

?"Questo è l'Elisir del Settimo Giorno," disse con voce ferma. "È scritto nel mio DNA, una ricetta che la mia famiglia conserva per i casi disperati. Se lo berrai stasera, domani ti sveglierai e il mio viso sarà solo un’ombra indistinta. Il dolore svanirà, e tornerai a essere l'uomo che eri prima di varcare questa porta."

?Julian guardò la boccetta, poi guardò Selene. Le sue dita tremavano. "E tu? Cosa berrai tu?"

?lei sorrise tristemente. "Io sono la custode delle ricette, Julian. Io non posso dimenticare. È il prezzo della mia conoscenza."

?Julian prese la boccetta e uscì nella notte, lei rimase a pulire il bancone, contando i battiti del proprio cuore che sembravano scandire i secondi di una condanna.

?Il mattino seguente, un garzone bussò alla porta della bottega. Consegnò a Luna un piccolo pacchetto. Dentro non c’erano monete, ma la boccetta d’ambra, ancora sigillata e intatta. Accanto, un breve biglietto con la grafia di Julian:

?"Preferisco morire di sete ricordando il sapore dell'acqua, piuttosto che vivere sazio in un deserto di cui non conosco il nome. Aspettami. Troverò il modo di essere libero, non per magia, ma per scelta."

Luna ripose la boccetta sullo scaffale più alto. Non aveva poteri magici, ma quel giorno, guardando il sole sorgere sul vicolo, sentì che la vita aveva finalmente trovato la sua formula perfetta.

Il profumo della mandragola testo di Raccontostorie
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