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Crisi d’ispirazione
(Da non crederci)
GIUGNO DI TRANQUILLITA’ INSPERATA
Il cielo di un azzurro candido.
Il balcone è ornato di rampicanti e gerani che mia madre coltiva incessantemente da quando sono nato e probabilmente anche da oltre.
Mi ficco in bocca la cannuccia del succo di frutta che sto bevendo e tiro su, scostando la tenda per uscire completamente sul balcone. Fa un caldo da estate ormai.
Mi metto seduto comodo su di una sedia ed allungo le gambe per poggiare i piedi sulla ringhiera del balcone. E’ quasi metà giugno adesso.
Tengo in mano il libro di letteratura del liceo, ogni tanto mi piace sfogliarlo, metterlo alla pagina di Meriggiare pallido e assorto e ripensare all’interrogazione che diedi un giorno insieme a Sarah Moretti, da quando l’ho fatta, quella poesia di Montale mi piace di più.
E’ vero che uno si sbatte per salire sulla vetta e trovare cocci aguzzi di bottiglia, mi sento come Montale perché anch’io li ho trovati alla fine.
Scuoto la testa, penso che tanto adesso fanno molto meno male, è qui che Montale non è arrivato: bisogna abituarsi alle nostre ferite ed aspettare lentamente che trovino la via della cicatrizzazione, non importa per quante notti sanguineranno, non importa quanto male faranno ancora, perché il giusto modo di vederle guarire è quello di aspettare, come diceva Charlie Chaplin: il tempo è il più grande dei registi, trova per ogni storia il finale migliore. E’ la verità, adesso lo so.
Prendo a sfogliare il libro, c’è qualcosa di buono nella letteratura in generale, c’è qualche buon romanzo, qualche buon racconto e qualche buona poesia e le poesie somigliano molto alle canzoni e hanno una musica tutta particolare suonata senza nessuno strumento, mi piacciono. Mi piace qualche bel sonetto d’amore, qualche ballata triste e qualche componimento libero dei decadenti francesi.
Mi piace pensare che nonostante tutto, anche la mia è stata arte, se è stata rivelazione di sentimento.
Mi piace pensare che da qualche parte c’è qualcuno capace di apprezzare la mia musica e mi piace pensare che questo qualcuno potrebbe capirmi a fondo come non ha fatto Sarah e come non sono riuscito a fare neanche io stesso. Perché in effetti non sono mai stato sicuro di quello che cercavo ed ho mischiato la musica all’amore e le note ai pensieri per Sarah e la mia passione per la chitarra alla mia passione per un cuore che non ha ricambiato.
Non ho mai cercato o segnato io stesso una linea di confine tra le due cose e sono stato contemporaneamente Gabriele Barra l’innamorato e Gabriele Barra il protagonista delle sue canzoni, come essere protagonista di una poesia o di un romanzo. Il problema è che spesso i due Gabriele si sono invertiti i ruoli e questo è stato abbastanza disastroso per la mia vita e per la mia arte.
Non sarò mai un vero artista se continuo a confondere me stesso con una persona che non esiste proprio.
Da quando ho smesso di andare a scuola, ho cominciato a leggere parecchio, se vogliamo, ho studiato più di quanto avrei potuto studiare rimanendo relegato in una classe di prima liceo ed anche se ho abbandonato la matematica e tutto il resto, adesso studio quello che mi piace ed ho pure iniziato a prendere in considerazione testi e spartiti per chitarra di musica in generale. Non penso che un giorno sarò un grande cantante, ma mi basta saper tenere in braccio la mia chitarra e sfogarmi con lei tutte le volte che mi torna in petto quel qualcosa che vuole uscire. Mi basta sapere il modo per metterlo fuori ogni volta ed ora so come farlo.
Un giorno di questi ho incontrato Raffaele Coviello, Daniele Tarantino, Cosimo Pastore e Gianni Ieva in giro, avevano disertato tutti insieme e se ne stavano seduti su di una scalinata vicino casa mia.
Passavo di lì con la mia bici e così mi sono fermato a salutarli, prima di riprendere la mia strada.
Mi hanno raccontato un po’ di cose riguardo alla classe, mi hanno detto che Corona è stato sospeso un’altra volta ed ha ripreso a fare un bordello della madonna da quando me ne sono andato e gli è dispiaciuto molto che io me ne sia andato, anche se non lo dice perché non è il tipo da dire certe cose.
Mi hanno detto che un giorno ha pure fatto una menata a Sarah perché diceva che fosse stata lei la causa per il mio abbandono e tutti quanti sono caduti dalle nuvole perché nessuno si è mai accorto di quello che è successo tra di noi, probabilmente neanche lei stessa. Mi chiedo perfino come abbia fatto a capirlo Corona.
Mi dicono che comunque Sabino Mesaroli (quello che sembrava il ragazzo dei film americani) si è messo con Silvia Di Gaetano ed io ricordo a malapena i due, perché a dire la verità non ho mai avuto a che fare né con l’uno né con l’altro. Mi sembrano due nomi quasi estranei, soprattutto adesso che ne sono lontano e questo un po’ mi dispiace.
Marialucia Del Monte invece si è messa con uno di quinto e se ne va vantandolo in giro e lo nomina sempre e sembra che sia la persona più felice del mondo.
Fortunato (che adesso so che si chiama così di nome e di cognome fa Lombardi) ha abbandonato anche lui la scuola e per lui il motivo erano i due che aveva praticamente in ogni materia escluso fisica, lì era una specie di genio, se vogliamo.
Sarah Moretti invece sta ancora con Omar, ma non se la passa tanto bene. Lui torna spesso a Milano, si dice, e forse lì ha un’altra storia, è venuto a saperlo anche lei, ma non sa se è vero e per questo non può rimproverarglielo.
Loro quattro invece continuano a cavarsela più o meno come hanno sempre fatto, non ci sono problemi gravi, né grandi novità e tutto scorre regolarmente come ci si aspettava.
“E a te come va?” mi chiedono, il più dispiaciuto per me sembra Pastore, lo leggo nei suoi movimenti e nel tono drammatico che ha sempre avuto ma che in questa occasione è più accentuato.
“A me va bene” rispondo “per adesso passo le mattinate in bici ed i pomeriggi a leggere e le serate ad ascoltare la radio e la notte dormo come tutti gli esseri umani. Sto imparando a suonare la chitarra” dico come se l’avessi scoperta da poco, quella passione.
“Ma perché hai abbandonato la scuola?” mi fa Gianni Ieva che è quello più curioso di tutti.
“E’ difficile spiegare” ammetto distogliendo lo sguardo dai loro visi, poi chiedo una sigaretta e Daniele non esita ad offrirmela, “arrivi ad un certo punto che veramente non ce la fai più” ringrazio Raffaele che mi fa accendere “arrivi ad un certo punto che pensi a quello che stai facendo e ti rendi conto di non stare facendo un cazzo proprio, ti rendi conto di stare andando alla deriva senza accorgertene e così finalmente esci le palle ed abbandoni tutto e ti dici che vedrai di fare qualcosa finalmente. Per ora ho solo bisogno di tempo, poi troverò qualcosa di buono da fare”
Mi ascoltano attenti, sembra che la mia scomparsa apparentemente immotivata sia diventata un affare piuttosto importante all’interno della classe.
Poi, come per farmi sentire che non mi hanno dimenticato, mi invitano al pranzo di fine anno che si farà in una casa di campagna di Antonella Cavallaro e si propongono anche di venirmi a prendere con una moto. Senza pensarci, prometto di esserci e che non devono preoccuparsi di venirmi a prendere, ma solo di spiegarmi bene il posto. Loro dicono che non lo sanno ancora di preciso e quindi che mi faranno sapere più in là, quando organizzeranno meglio la cosa.
“Ah,” mi fa ancora Gianni col suo sorriso che ti mette una tranquillità incredibile e che ti inganna costringendoti a dire la verità anche se non vuoi farlo proprio “hai saputo che Sarah Moretti ha un nuovo ammiratore segreto?” ancora uno?
“Non è che me ne importi molto” rispondo, tirando dalla sigaretta.
“Sì! Le ha mandato una poesia che è la fine del mondo e gliel’ha messa nella cassetta della posta. E poi quando lei è scesa la mattina per andare a scuola, l’ha trovata e la stava leggendo proprio mentre tutti quanti passavamo di là, sulla strada della scuola” cazzo, l’ammiratore segreto sarei io, allora.
“Gabrié” si inserisce nella conversazione Daniele, distogliendomi e quasi mi sento scoperto “diglielo a questo qui che non l’ha scritta il fidanzato di Sarah” Sarah Moretti era diventata nell’ultimo periodo, centro d’interesse per quasi tutta la classe. Sia per le improvvisate che Omar faceva, tipo il fatto dei fiori o cose così e sia perché alla fine dell’anno si era fatta più carina e cominciava a piacere quasi a tutti.
“Oh, secondo me, l’ha scritta lui per vedere lei come reagiva” ammette Gianni.
“Dài Già, siamo stati a parlarne una giornata intera in classe e l’ha detto Sarah stessa che secondo lei quello non è capace di scrivere una cosa del genere pure volendolo con tutte le sue forze” adesso è Raffaele a parlare, mentre si alza in piedi per porsi al centro della discussione.
“Secondo me, l’ha scritta qualche ammiratore segreto” Cosimo anche nei suoi discorsi è sempre moderato e vago.
“Per me, l’ha scritta quello lì” ribadisce Gianni Ieva “anche le amiche di Sarah dicono che l’ha scritta lui…”
“Le amiche di Sarah sono tutte innamorate di quel coglione! La poesia è una favola e lui con la faccia di fesso che ha, non credo proprio che sia in grado di scrivere una cosa così”
“Certo che” Gianni mi guarda negli occhi, quasi volesse che io potessi leggerla “ad una ragazza delle frasi come quelle devono farla proprio innamorare, l’hanno detto tutti ed a giudicare da quante volte se la rilegge, ogni giorno, anche Sarah lo pensa. Forse l’ha copiata da qualche parte, che ne so e comunque, se non l’ha scritta lui, chi è così coglione da scrivere in quel modo senza neanche provarci con Sarah?”
“Grazie” sorrido pensando che hanno una bella considerazione di me, i miei amici. Loro continuano ad ignorarmi e sembra che solo Raffaele mi abbia sentito, infatti mi guarda negli occhi e sorride ed ha già capito tutto.
“Ma che cazzo stai a dire?” riprende Daniele col suo faccione rotondo coperto da un velo di barba molto rada “Secondo me l’ha scritta qualcuno che non poteva dirglielo, magari perché era amico del fidanzato e non poteva rubargli la ragazza o provarci almeno”
“Ah, e secondo te le manda una poesia?”
“Se fosse un ammiratore segreto non avrebbe problemi a farlo” ridice la sua Cosimo.
“Non l’ha scritta né il fidanzato di Sarah, né un suo amico e nemmeno un ammiratore segreto” afferma finalmente Raffaele, interrompendo la diatriba “C’è una sola persona capace di scrivere in quel modo e ce l’avevamo in classe fino a poco tempo fa. Non li ricordate, i temi di Gabriele Barra?”
Mi guardo la punta delle scarpe di finto cuoio e tutti zittiscono improvvisamente e sembrano ricollegare tutto di colpo come di colpo hanno smesso di parlare. Ricollegano Corona, i miei temi, la poesia, Sarah Moretti.
“No!” Gianni Ieva ha la bocca spalancata, è quello più tardivo a percepire le cose. Tutti attendono comunque una mia risposta, ma io non dico niente, mi metto in piedi dato che la sigaretta se ne è andata tutta quanta e mi stiro i jeans sulle cosce, vorrei ridere ma credo sia meglio essere serio.
“E’ meglio che vada adesso” dico osservando di nuovo i loro volti e non mi trattengo, lasciandomi sfuggire un sorriso a metà sul lato sinistro delle labbra, il lato dove ho il mio orecchino e la mia basetta lunga, il lato ribelle che non ci sta proprio, sotto i miei comandi ed è quello che mi piace di più.
“E’ l’ammiratore segreto di Sarah Moretti, questo!” mi fa Gianni Ieva e mi abbraccia sorridendo come per complimentarsi di ciò. E gli altri lo seguono e così ci teniamo uno all’altro in un abbraccio che non ha niente di fraterno, ma tutto da ridere.
“Non è una poesia, è una canzone” faccio loro poi, rimontando sulla mia bici ed alzando la mano in cenno di saluto.
Loro mi salutano ricordandomi l’impegno preso per il pranzo di fine anno e ripeto loro che quel giorno sarò lì e che possono contarci.
Poi andai via in fretta e tenni i miei occhi sulla strada e ciò che era appena accaduto apparve sfocato come un sogno al risveglio, quando non sei ancora sicuro che sia realmente successo oppure sia stato appunto un sogno, quando ti prende quella piccola punta di rimpianto perché cominci a capire che forse è stato proprio un sogno e tu l’hai perso e niente ritornerà più indietro.
Ritorno a sfogliare il libro di letteratura beccando nell’indice la sezione: Il romanzo d’amore.
Leggo un po’ di titoli e due o tre mi attirano per davvero.
Sarah Moretti ha fatto leggere a tutti la canzone.
Il primo racconto è a pagina trecentoventitre.
Chissà perché l’ha fatto dato che deve aver capito che è mia.
Sfoglio le pagine velocemente per trovare pagina trecentoventitre.
Chissà perché in ogni caso ha voluto tenere per sé il fatto che io la amavo, chissà perché mi ha protetto agli occhi degli altri.
Trovo finalmente la mia pagina e prendo a leggere l’introduzione alla storia, risale al Medioevo.
Sarah Moretti se la rilegge un sacco di volte al giorno.
Dice che è il primo esempio di romanzo d’amore della letteratura provenzale, si chiama Romanzo della rosa o qualcosa del genere.
Sarah Moretti è la rosa.
Dice che l’ha scritta una specie di prete medioevale e che poi è stata continuata da un altro o il contrario.
Io sono il prete o forse è meglio l’altro.
Dice che è ricca di figure simboliche e di personaggi astratti che ne fanno una storia inzuppata di mito e realtà cavalleresca.
Le mie canzoni sono le figure simboliche, la nostra è una storia inzuppata di mito e realtà adolescenziale.
Dice che la rosa nel Medioevo era molto usata per rappresentare una donna da virtù quali la verginità, la fedeltà, la dolcezza e cose così.
Sarah Moretti è una donna piena di virtù quali la verginità, la fedeltà, la dolcezza e cose così.
Dice che la metafora della rosa è ripresa da un autore latino di nome Catullo vissuto nella prima metà del primo secolo avanti Cristo.
Sono pure Catullo e sono vissuto nella prima metà del primo secolo avanti Cristo.
Prendo a leggere la storia perché l’introduzione è finita.
Sarah Moretti se la rilegge, sognante, un sacco di volte al giorno e sa per forza che è la mia. È l’unica che può saperlo.
Continuo a vederla come la ragazza dei miei sogni.
Ma adesso è lontana ormai, rimane solo una specie di favola medioevale scritta quasi mille anni fa, se non di più, adesso lentamente, ha trapassato lei stessa il confine tra realtà e poesia ed è poco alla volta diventata semplicemente la protagonista delle mie canzoni, insieme a quel Gabriele Barra che adesso so di non essere io e mi accorgo che non c’è mai stata una storia d’amore tra noi due.
Adesso so che la Sarah Moretti che ho sempre amato era quella che avevo inventato, era una Sarah Moretti che non esiste e non è mai esistita e questo Gabriele Barra invece esiste e non può amare una persona che non c’è, o forse può, ma non può confonderla con una persona reale che invece è diversa da quella che io ricordo nella favola scritta più di mille anni fa.
Non sono mai stato innamorato di Sarah Moretti. Come di tutte le altre ragazze.
Come sempre ho confuso tutto, ho confuso la mia ispirazione con l’amore e le ho rotto le palle per tutto questo tempo credendomi certamente innamorato di lei. Solo per non far cessare l’ispirazione che lei mi aveva offerto.
Avrei dovuto scrivere per lei una volta sola come per tutte le ragazze, sulla mia Yamaha, ed invece sono andato oltre, non so precisamente quanto, ma probabilmente troppo. Avrei dovuto rendermi conto che stavo giocando proprio ad un brutto gioco, avrei dovuto rendermi conto che non mi sarei mai e poi mai innamorato di lei.
Adesso è questo che fa male.
Adesso mi dispiace di non essermi mai innamorato di lei, adesso che forse...
Mentre prima invece, convinto di esserne innamorato, mi aveva sempre fatto male il contrario, quante volte avevo pensato che se quello era l’amore, avrei voluto volentieri farne a meno?
Tiro ancora dalla cannuccia le ultime gocce del succo di frutta e sono immerso nel pieno della storia che sto leggendo. La trovo dolce.
E come tutte le belle storie d’amore, trovo dolce anche quella che attraverso le mie canzoni ho scritto, vorrei che anche Sarah Moretti la conoscesse ed invece, tranne che per quella che lei crede una poesia, ne sarà sempre all’oscuro, come di tutto, delle mie speranze di giovane adolescente insicuro, dei miei sorrisi da solo nella mia stanza e poi delle lacrime, dei miei contrasti interni e della rabbia, della mia rassegnazione e di tutto quello che mi ha fatto male, non saprà mai nulla di questo, potrà forse solo immaginarlo.
I miei capelli cadono in avanti mentre adesso dondolo sulla sedia leggendo veramente di gusto la storia di questo cavaliere qua che adesso sta per vedere finalmente la rosa, me li lego senza smettere di leggere e penso che forse è arrivato il tempo di tagliarli e cambiare ancora ed essere un altro come ogni volta, come ad ogni emozione e ad ogni storia d’amore.
Intanto il cielo resta di un azzurro candido.
Sarah Moretti rilegge la mia canzone.
Non mi importa più di tanto, adesso ho la mia libertà a cui badare.
Crisi d’ispirazione
Strofa 1
Sei lontana dai miei occhi, baby,
e forse pure dal mio cuore,
non ci sei dentro fino al collo
no, davvero, sto dicendo seriamente,
mi volevi serio, no?
Strofa 2
Così avevi detto che sarei stato più
interessante
il problema è che tu non sei mai stata
interessata a me
scusa, ormai è stupido provarci, sai.
Ritornello
Perché adesso non è più tempo, no,
per le corse in bici sotto casa tua
e per le fantasie da sciocchi sotto il tuo balcone,
arriva il giorno in cui dici basta a tutto quanto
e ti rendi conto che forse stai perdendo anche l’unica ispirazione
mi dispiace, ma va così da un po’ di tempo in qua.
Strofa 3
Giocano ancora le stelle,
ma non con le tue labbra e non col tuo sorriso,
adesso giocano da sole
a scomparire e ritornare e non posso farci niente, mi dispiace
se un giorno forse avranno volti nuovi da disegnare.
Ritornello
Perché adesso non è più tempo, no,
per le corse in bici sotto casa tua
e per le fantasie da sciocchi sotto il tuo balcone,
arriva il giorno in cui dici basta a tutto quanto
e ti rendi conto che forse stai perdendo anche l’unica ispirazione
mi dispiace, ma va così da un po’ di tempo in qua.
Finale
Continua a non cercarmi ed andrà tutto bene,
perché ci ho ripensato,
non ho più bisogno del tuo corpo da abbracciare,
mi volevi serio, no?
e allora ascoltami, sto dicendo seriamente:
bye bye, un tempo forse ti amavo, baby.
E’ triste comunque doversi abbandonare, anche se non si è mai stati insieme e se in fondo poi, sappiamo che arrivati a questo punto, è pure meglio così.
Resta in ogni caso, di veramente bello, questo fantastico blues che mi riempie di un orgoglio maggiore di una qualunque pur eccezionale storia d’amore.
Skizzando nel vento 21: Crisi d'ispirazione testo di spaventapasseri